famiglia bosco

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Dopo Natale, Trevallion divisi pure a Pasqua
La casa dei Trevallion (Ansa). Nel riquadro, la famiglia al completo
Inizierà il 23 gennaio l’indagine della psichiatra incaricata dal Tribunale dei minorenni dell’Aquila che dovrà vivisezionare i genitori della «famiglia nel bosco» per valutare se sono idonei a crescere i figli. Ma il parere dell’esperta potrebbe arrivare solo a maggio.

Non solo a Natale, ma nemmeno per Pasqua potranno tornare a casa i bambini della cosiddetta famiglia del bosco. Considerati i tempi della giustizia italiana, Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, in verità, non sanno proprio quando potranno ricongiungersi con i tre figli. È stato fissato il giorno, il prossimo 23 gennaio, di avvio indagine sui genitori da parte della psichiatra Simona Ceccoli, consulente tecnico d’ufficio (Ctu) nominata dal Tribunale dei minorenni dell’Aquila e prima di 120 giorni difficilmente l’esperta consegnerà la perizia.

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«Un trauma per i bimbi Trevallion. Bisogna ripensare tutto il sistema»
Ansa
Lo psichiatra (stimato da papa Francesco) scelto dalla «famiglia nel bosco»: «Abbiamo bisogno di regole più flessibili, che siano in grado di tenere conto di madri, padri e figli. L’istruzione parentale sia fatta bene».

Tonino Cantelmi è uno psichiatra di grande esperienza e autorevolezza. Professore associato all’Istituto di Psicologia dell’Università Gregoriana, componente del Comitato nazionale per la bioetica presso la presidenza del Consiglio dei ministri, nel 2020 fu nominato da papa Francesco consultore del dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale. Gli avvocati dei Trevallion, la cosiddetta famiglia nel bosco, lo hanno nominato consulente di parte, in vista della valutazione a cui saranno sottoposti nei prossimi giorni per volontà del tribunale dei minori dell’Aquila.

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Il «selvaggio» piace solo in film e favole. Se scegli il vero bosco ti trattano da matto
La famiglia Trevallion (Ansa)
La natura di «Avatar» è un prodotto artificiale dei progressisti: quella reale è aspra e feroce. Infatti allo Stato madre non va bene.

Da quando è uscito, il 17 dicembre scorso, il terzo film della serie Avatar, intitolato Fuoco e cenere, è stato visto in Italia da diverse decine di migliaia di spettatori incassando oltre 15 milioni di euro. Ovviamente il successo è globale: negli Stati Uniti ha raggiunto i 218 milioni di dollari di incassi, che diventano 760 e passa milioni di dollari a livello mondiale. Non stupisce, dopo tutto Avatar è un franchise che si adatta perfettamente allo spirito del tempo, anzi si può dire che abbia largamente contribuito a plasmarlo. Non c’è dubbio che anche il nuovo capitolo sia godibile e visivamente straordinario: è un fantasy classico, in fondo, che mette in scena l’antica lotta fra le forze del bene e quelle del male, semplicemente con qualche sfumatura woke. Ci sono i colonizzatori bianchi occidentali, per lo più maschi, che invadono il pacifico mondo dei Na’vi, popolazione umanoide di colore blu molto simile ai nativi americani, insomma siamo a Balla coi lupi fra le stelle. Hollywood cerca ancora di fare i conti con il genocidio degli indiani risarcendoli tramite la produzione di immaginario: i buonissimi selvaggi si trovano per l’ennesima volta a fronteggiare gli spietati visi pallidi, una trama che dagli anni Settanta in poi abbiamo visto ripetersi con una certa frequenza.

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La madre nel bosco: «Mia figlia si morde...»
Uno scatto della famiglia anglo-australiana, che viveva nel bosco di Palmoli, in provincia di Chieti, pubblicato sul sito web della mamma, Caterine Louise Birmingham (Ansa)
Nuova istanza dei Trevallion contro la sospensione della responsabilità genitoriale e il brutale allontanamento dei tre pargoli. Catherine preoccupata per la loro salute: «Nella casa famiglia non dormono e sono sempre in ansia». Salvini: «Metodo sovietico».

Dopo quanto concesso a Natale, con papà Nathan che ha potuto passare non più di due ore con la moglie Catherine e i tre bimbi, dalle 10.30 alle 12.30 senza nemmeno poter mangiare insieme, la famiglia nel bosco ha deciso di presentare una nuova istanza contro l’ordinanza con cui il tribunale per i minorenni dell’Aquila ha sospeso la responsabilità genitoriale sui tre figli. Due gemelli di 6 anni e una di bambina di 8.

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Blitz della tutrice: bimbi del bosco a scuola
Maria Luisa Palladino, la tutrice nominata dal tribunale per i Minorenni dell'Aquila per i bimbi nel bosco (Ansa)
Malgrado la famiglia sia contraria, la curatrice dei Trevallion e il Tribunale dei minori spingono per iscrivere i piccoli all’istituto di Palmoli, chiedendo pure l’intervento del sindaco. A papà Nathan negato persino il pranzo di Natale insieme a moglie e figli.

La storia della famiglia nel bosco sta assumendo i connotati di una serie tv di genere fantasy. Ma qui non siamo su Netflix, questa è vita reale. La fiaba di Natale a Palmoli (Chieti) dove, fino a un mese fa, Catherine Birmingham e Nathan Trevallion vivevano con i loro tre bambini, una di 8 anni e due gemelli di 6, in una una casa priva di acqua, luce, rete fognaria e servizi igienici, si spezza il 20 novembre, quando gli assistenti sociali e i carabinieri eseguono un’ordinanza del Tribunale dei minori di Chieti allontanando i bambini dai genitori. Sospesa la «responsabilità genitoriale». Il trauma della famiglia del bosco diventa pubblico. E l’Italia si spacca. Chi sta con la scelta neorurale dei genitori, chi la contesta. Chi chiede un immediato ricongiungimento, chi chiede il rispetto delle decisioni della magistratura minorile.

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