
Mi hanno sempre spaventata i politici che usano i social per rincorrere la società. Che si limitano a studiare di cosa si stia parlando per poi pubblicare post con le esatte parole che vanno per la maggiore in quel momento. È un approccio che confonde la necessità per la politica di comunicare con qualcosa che è molto distante dalla politica: inseguire gli umori, invece di indicare la rotta. Ci si adegua, in sostanza, al vento che soffia più forte, con l’obiettivo di ottenere qualche applauso effimero o un titolo di giornale. Non è il mio approccio, e non lo sarà mai. Perché credo che chi ha l’onore e l’onere di guidare non debba inseguire, ma tracciare una direzione.
Naturalmente, questo non significa sottovalutare l’importanza dei social media. Oggi rappresentano certamente uno dei principali strumenti di comunicazione tra un politico e le persone, perché hanno abbattuto filtri, gerarchie e distanze che un tempo sembravano insuperabili. Consentono di arrivare in presa diretta a milioni di cittadini, di rispondere senza intermediazioni, di raccontare con immediatezza. Ma proprio per questo vanno maneggiati con cura: non devono trasformarsi in un palcoscenico artificiale, bensì in un canale di verità, di coerenza, di rapporto diretto. Per riuscirci, non basta aprire un profilo o scrivere un post: serve qualcuno che conosca le dinamiche e il funzionamento di questi strumenti, che sappia leggere oltre i numeri e non confondere mai la viralità con il consenso.
Poter contare su un professionista capace, che abbia visione e metodo, fa la differenza. Tommaso Longobardi, con la squadra di ragazzi affiatati che ormai mi accompagna da anni, ha questa competenza. Ma non solo. Non parliamo soltanto di tecnica digitale. Le ragioni per le quali lavoro bene con Tommaso vanno oltre la professionalità e hanno a che fare con le qualità umane e personali che considero decisive in chi mi affianca. Innanzitutto, Tommaso è un perfezionista, come me. Se può farlo meglio, prova a farlo meglio. Non si accontenta, non si adagia, non aspetta soltanto che qualcuno gli dica cosa deve fare. È propositivo, si mette in discussione, si interroga continuamente su come migliorare. Questa è una delle doti che apprezzo di più nei miei collaboratori, perché significa non accontentarsi mai del «buono», ma cercare sempre il «meglio».
In secondo luogo, Tommaso non è uno yes man. Quando non è d’accordo, lo dice. Argomenta il suo punto di vista, prova a convincerti, non si limita ad annuire. In politica - e ancora di più nella comunicazione politica - questo atteggiamento è fondamentale. Perché il consenso si costruisce con idee vive e autentiche, non con il conformismo. Certo, dopo tanti anni si è creata un’amicizia tra noi, ma il nostro rapporto è sempre stato fondato sulla schiettezza, e questo fa la differenza. In ultimo, Tommaso ha uno straordinario senso comune. Sa capire le persone, intuirne lo stato d’animo, coglierne il punto di vista. È in sintonia con la gente comune. Io non ho mai rinunciato a dire quello che penso, anche quando so che la mia posizione non è la più popolare. Ma poter contare su qualcuno che abbia questa sensibilità aiuta a trasmettere il messaggio nel modo migliore, pur senza snaturarlo. Fedeli alla sostanza del messaggio, ma il più possibile vicini al linguaggio di chi ascolta.
Credo che questo libro rifletta bene questo spirito: non solo numeri, non solo tecnicismi, ma il racconto di un percorso fatto di idee e di umanità. Un percorso che parte da lontano e che, attraverso la comunicazione digitale, ha contribuito a rafforzare un legame sempre più diretto con milioni di italiani. Perché la politica non è fatta di algoritmi o slogan passeggeri, ma di persone. E in questi anni, grazie anche al lavoro raccontato in queste pagine, si è costruita una vera community: viva, partecipe, capace di condividere valori, idee e speranze, ma anche critiche e obiezioni. È questo che la rende reale e non artificiale: una comunità che cresce, discute, a volte si divide, ma resta legata da un filo comune di verità. Ed è questo, alla fine, il senso più profondo di ciò che troverete in queste pagine: la dimostrazione che il risultato più grande non è stato costruire numeri, ma riuscire a comunicare chi si è davvero, con le proprie idee e i propri valori. Perché anche sui social la forza non sta nell’inseguire mode o nascondersi dietro maschere, ma nel mostrarsi per quello in cui si crede e per ciò che si rappresenta. Da lì nasce la fiducia. E la fiducia, una volta conquistata, diventa la vera forza che tiene insieme una comunità e che la spinge a credere nel futuro.






