Negli ultimi giorni, complice l’allarme per alcuni casi di Hantavirus difficili da monitorare, l’infettivologo Matteo Bassetti è in grande spolvero sui social. Come ai tempi del Covid, la punta di diamante di quelle che all’epoca furono definite virostar è tornata a esternare con post come: «Mi raccomando continuate a seguire il delitto di Garlasco e la salute della famiglia del bosco, mentre il mondo evoluto si interroga su come rintracciare tutti i passeggeri che hanno avuto contatti con i casi di #hantavirus della nave Hondius. Sono 23, i passeggeri che erano sulla nave e sono scesi il 22 aprile. Questi hanno viaggiato tra stazioni e aeroporti e chissà quante persone hanno incontrato».
Ma a dare un dispiacere a Bassetti è arrivata la decisione del gip del Tribunale di Genova, Martina Tosetti, che ha archiviato una querela per diffamazione presentata dall’infettivologo ligure contro il Codacons e contro Assourt.
La disputa legale era stata scatenata dalla mossa delle due associazioni che durante la pandemia Covid avevano inviato un’istanza a Rai e Mediaset con la quale raccomandavano di evitare le apparizioni televisive di professionisti sanitari sovvenzionati dalle industrie farmaceutiche, onde evitare possibili conflitti di interesse e condizionamenti di pensiero. Bassetti si sente diffamato e querela. Ma la Procura non trova l’istanza delle due associazioni diffamatoria e chiede l’archiviazione della querela presentata da Bassetti. L’infettivologo non ci sta e presenta opposizione alla richiesta del pm. Come detto, però, il gip archivia, confermando non solo la correttezza dell’operato di Codacons e Assourt, difesi dagli avvocati Claudio Coratella e Vincenzo Rienzi, ma anche il flusso di finanziamenti da parte delle case farmaceutiche in favore dell’infettivologo.
Nell’ordinanza del gip Tosetti si legge infatti: «Nel caso in esame si reputano indubbiamente sussistenti i parametri per il legittimo esercizio del diritto di critica, secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, ovverosia la verità, la pertinenza e la continenza. Nessun dubbio che la persona offesa avesse ricevuto finanziamenti da parte di industrie farmaceutiche: tale dato, a onor del vero, più che apparire lesivo della reputazione di Bassetti, deve essere interpretato come segno di un auspicabile coinvolgimento dei grandi esperti del settore di riferimento nella lotta a una pandemia». E ancora: «Va rilevato anche che la critica, in quanto espressione di personali convincimenti in ordine alla genesi di determinati fatti, è interpretazione e, dunque, elaborazione della realtà, inevitabilmente attraverso il filtro del giudizio di valore che il critico dà di un dato accadimento, secondo la sua personale rappresentazione». Per il gip «sono altresì sussistenti gli ulteriori due requisiti della pertinenza e della continenza, essendo la comunicazione in esame relativa a una materia di evidente interesse pubblico - a fronte del conclamato stato di emergenza pandemico e le conseguenti misure restrittive alla libertà di circolazione - ed esprimendo la medesima un dissenso motivato e, dall’altro, in valutazioni corrette e misurate e non lesive dell’altrui dignità morale e professionale. Al contrario, e conseguentemente, il limite per l’esercizio di tale diritto deve considerarsi travalicato quando l’agente trascenda in attacchi personali diretti a colpire, su di un piano esclusivamente personale, senza alcuna finalità di pubblico interesse, la figura morale del soggetto criticato». Cosa che, evidentemente, sia per la Procura che per il gip, il Codacons e Assourt non hanno fatto.
Il Codacons ha commentato così l’archiviazione: «Desta grande perplessità che un medico finanziato dalle case farmaceutiche, anziché prendere atto di un fatto inequivocabilmente vero, abbia ritenuto di denunciarci per diffamazione, peggiorando ancora di più una situazione che riteniamo già abbastanza delicata. Ora presenteremo una istanza d’accesso a tutte le reti televisive per sapere se siano stati elargiti compensi ai medici per la loro presenza in tv durante l’emergenza Covid, e soprattutto, per conoscere l’entità gli importi eventualmente richiesti dagli stessi medici».
Bassetti invece sembra non averla presa bene, almeno stando a quanto riportato dalla cronaca di Genova di Repubblica: «Mi risulta che la diffamazione sia ancora un reato penale. Ora ci sono voluti 5 anni per sentirsi dire che va bene darmi del prezzolato, lo rispetto ma ho altro a cui pensare». Chissà se tra i suoi pensieri c’è anche quello di dedicarsi meno ai social.
Ordine dei giornalisti in pista dopo la gogna: «Rispettate la privacy dei bimbi del bosco»
Dopo quasi sei mesi che, con cadenza pressoché quotidiana, i giornali e le reti tv raccontano i più disparati dettagli della vicenda dei tre bimbi della cosiddetta «Famiglia del bosco», l’Ordine dei giornalisti nazionale e quello dell’Abruzzo hanno preso posizione contro l’eco mediatica data agli ultimi sviluppi della vicenda.
«Le recenti pubblicazioni che hanno dato conto delle reazioni dei bambini», si legge nella nota congiunta, «al nuovo contesto di vita, riprendendo dichiarazioni, stati d’animo e dettagli della loro condizione attuale, impongono una riflessione deontologica sull’opportunità della diffusione senza filtri di tali contenuti». E ancora: «Il Codice deontologico è chiaro: il minore non è mai una fonte di notizia in quanto tale e la sua immagine, la sua voce, la sua storia non possono essere utilizzate quando ciò possa arrecargli danno, anche indiretto. Un discorso particolare merita l’atteggiamento dei colleghi che, pur dichiarando di agire nell’interesse dei minori, producono in realtà contenuti che alimentano la contrapposizione tra chi sostiene le ragioni della famiglia e chi difende le scelte delle istituzioni». Alla fine l’Ordine invita «i colleghi a riconsiderare con la dovuta cautela ogni contenuto relativo a questi minori, astenendosi da qualsiasi pubblicazione che non sia strettamente necessaria all’informazione di interesse generale».
Va detto che giorni scorsi, il Garante per l’infanzia della Regione Abruzzo, Alessandra De Febis, aveva definito «inaccettabile e preoccupante» la costante violazione della privacy dei tre minori, invocando il rispetto della Carta di Treviso e la tutela dell’immagine dei bambini. Una presa di posizione che, visto il riferimento alla Carta, era di fatto una sollecitazione a un intervento nei confronti del mondo dell’informazione dagli organismi competenti.
Se da un lato il richiamo da parte dell’Ordine ad abbassare i toni può essere un atto di prudenza e attenzione nei confronti dei piccoli Trevallion, dall’altro stupisce che questa presa di posizione, in parte originata dalla divulgazione di un audio nel quale si sente uno dei bimbi piangere spaventato di notte all’interno della casa famiglia di Vasto, arrivi dopo che per mesi sono stati pubblicati in varie forme i contenuti dei documenti processuali che accusavano i genitori, Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, di tutta una serie di mancanze.
Non più tardi di due mesi fa, il 10 marzo, l’Ordine dei giornalisti dell’Abruzzo aveva preso pubblicamente posizione a difesa della categoria dopo che il tribunale dei minorenni dell’Aquila aveva stigmatizzato i rischi derivanti dall’esposizione mediatica.
Dopo una valutazione preliminare della copertura mediatica della vicenda, il Consiglio regionale ha affermato di «non ravvisare elementi che configurino una violazione sistematica o strutturale delle norme previste dalla Carta di Treviso da parte degli organi di informazione operanti sul territorio». Secondo l’Ordine dell’Abruzzo, infatti, fino a quel momento «la vicenda» era stata «trattata nel quadro di un evidente interesse pubblico».
Un interesse che, sottolineava la nota, era confermato anche dall’intervento del ministero della Giustizia con l’invio di un’ispezione, circostanza che ha contribuito «a far assumere alla vicenda una dimensione che trascende quella locale e familiare, configurandola come una questione di rilievo pubblico generale. In presenza di un interesse pubblico accertato e riconosciuto dallo stesso apparato istituzionale, la copertura giornalistica non solo è legittima, ma doverosa». Sarebbe stato dunque «contraddittorio e deontologicamente insostenibile dire che i giornalisti abbiano violato le norme a tutela dei minori proprio mentre documentavano una vicenda che lo Stato stesso ha ritenuto meritevole di approfondimento».
L’Ordine concludeva poi denunciando che l’attribuire alla copertura mediatica una responsabilità non adeguatamente circostanziata sul piano deontologico rischia di costituire un precedente «metodologicamente preoccupante», potenzialmente in grado di produrre un effetto dissuasivo sulla libertà di informazione in vicende analoghe.
Adesso, nemmeno 60 giorni dopo, la posizione dell’Ordine diventa critica. Contestualmente sono cambiati anche i contenuti delle notizie che filtrano sulla condizione dei bimbi, con nuovi elementi, come l’audio, che confermano i racconti allarmati che da tempo la mamma dei tre bambini sta facendo in tutte le sedi, tra cui la Camera, sulla condizione psicologica dei figli, che come noto sono dal novembre scorso in una casa famiglia di Vasto.
Se da un lato è certamente vero che il prolungarsi della vicenda rischi di amplificare il conflitto tra i Trevallion e le istituzioni, dall’altro non si può non notare che, in casi come questo, eventuali linee guida andrebbero stabilite fin da quando il caso mediatico esplode. Farlo dopo sei mesi di atti processuali e consulenze relativi a tre bambini rischia di sembrare un po’ come chiudere la stalla quando i buoi sono scappati.
Presidi di protesta in tutto il Paese. Alto rischio di scontri ai cortei del 1° maggio
Dal punto di vista della gestione dell’ordine pubblico il lungo weekend del primo maggio che inizia oggi rischia di essere caratterizzato da una imprevista «navigazione a vista». Il blitz della marina israeliana contro le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, avvenuto a in acque internazionali di competenza dell’Ue ha infatti scombinato, già dal pomeriggio di ieri, il calendario delle manifestazioni previste in questi giorni.
Rendendo anche molto più difficili sia l’applicazione delle misure preventive introdotte dal nuovo decreto Sicurezza, sia il monitoraggio da parte degli investigatori delle eventuali infiltrazioni nelle manifestazioni di frange violente della galassia antagonista.
Sta di fatto che l’abbordaggio da parte dei vascelli della marina di Israele alle imbarcazioni della Flotilla rischia di essere la scintilla che potrebbe far detonare una situazione già resa esplosiva non solo dall’escalation dell’attività bellica delle Idf, caratterizzata dalle polemiche per le vittime civili causate dalle operazioni in Iran e per gli scontri a fuoco che hanno visto coinvolti i militari israeliani con il contingente di Caschi blu Onu di stanza nel Libano del sud. A pesare sono anche le provocazioni del governo Netanyahu, come il divieto imposto il 29 marzo dalla polizia israeliana al cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, di accedere alla basilica del Santo Sepolcro per la Domenica delle Palme.
A questo quadro, che aveva già amplificato le tensioni verso Israele da parte sia dell’opinione pubblica che delle frange più estreme della sinistra, due giorni fa si è aggiunto il fermo, seguito da una piena confessione, di Eithan Bondì, 21 anni, esponente della comunità ebraica romana, responsabile dell’agguato del 25 aprile contro due militanti romani dell’Anpi, marito e moglie, feriti dai colpi di una pistola da softair.
Poi, come detto, dopo la notizia arrivata ieri mattina del blitz contro la Flotilla, il già precario equilibrio è saltato definitivamente, con la convocazione in tempo reale per le 18 di ieri di manifestazioni, presidi e sit-in in solidarietà con la Flotilla in tantissime città d’Italia. Una mobilitazione lanciata al grido dello slogan «Insorgiamo, resistiamo, blocchiamo tutto». A Roma il concentramento è stato annunciato nella zona del Colosseo, a Napoli in piazza del Plebiscito, a Milano in corso Monforte, a Venezia in Campo San Bartolomeo. Ma molte città si sono aggregate strada facendo. Tra cui Genova, dove il Collettivo Autonomo Lavoratori portuali di Genova ha indetto sempre per le 18 di ieri un presidio al varco portuale Albertazzi. «Non eravamo pronti, non ci aspettavamo che la Flotilla venisse attaccata così presto», si legge sui social del collettivo. «Basta parole, basta sconcerto di fronte ai social. Vogliamo lo sciopero generale, dobbiamo bloccare di nuovo tutto», conclude la chiamata alle armi. Eppure, nonostante i propositi agguerriti, il presidio ha raccolto subito il sostegno del Pd e di Music for Peace. Alla manifestazione hanno preso parte centinaia di persone. Tra gli interventi anche quello del sindaco di Genova, Silvia Salis che ha detto: «Dobbiamo continuare a stupirci per queste azioni di Israele che va contro quelli che sono i principi di diritto internazionale». Poi la Salis ha aggiunto: «Per loro sono cose naturali, ma non lo sono, per cui siamo qua per manifestare il nostro sconcerto».
Affollato anche il presidio davanti al Colosseo, a Roma, dove spiccavano le bandiere palestinesi, di organizzazioni studentesche (Osa e Cambiare rotta), sindacati e movimenti politici, che si sono radunati intorno allo striscione con su scritto: «Israele stato terrorista, blocchiamo tutto».
Circa un migliaio le persone scese in piazza a Milano, con in testa al corteo uno striscione con la scritta «Insorgiamo, blocchiamo tutto». Alla manifestazione hanno aderito tra gli altri le associazioni palestinesi, Emergency, Amnesty, Arci, i centri sociali, i collettivi studenteschi. I pro Pal sono scesi in piazza anche a Torino e Firenze. Al momento di andare in stampa, nonostante la tensione, non si erano registrati incidenti o scontri tra manifestanti e forze dell’ordine.
Alle manifestazioni di ieri seguiranno poi in queste ore i presidi e i cortei già annunciati nei giorni scorsi. Come ad esempio a Torino, dove è prevista una manifestazione degli esponenti del centro sociale Askatasuna e dalle sigle affini come il Cua (Collettivo universitario autonomo), la rete Torino per Gaza, Intifada Studentesca.
A Milano, invece un corteo organizzato di diverse sigle della galassia antagonista partirà alle 14 di oggi da via Padova , per andare a ricongiungersi con quello in partenza alle 14.30 da piazzale Loreto organizzato dai movimenti contro le Olimpiadi di Milano-Cortina e da altre sigle dell’associazionismo militante. Manifestazioni che si annunciano ad alta tensione, ma il vero rischio, difficile da controllare vista la situazione in continua evoluzione, è che frange estreme in cerca di visibilità si possano infiltrare nelle manifestazioni istituzionali.





