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Pure Mr. Ferrari scende dalla Ferrari di Jaki
Piero Ferrari (Getty)
Cambia il patto di sindacato: ora il figlio del fondatore della Rossa può cedere metà del suo 10% senza l’ok del primo azionista Exor (Elkann). Colpo all’immagine del Cavallino già in crisi per i risultati sportivi. Titolo giù del 2% (-30% in 12 mesi). Alfa e Fiat via dagli Usa.

Ci sono notizie che ruggiscono più di un motore a dodici cilindri lanciato a pieno regime e altre che, purtroppo, somigliano ad un pit stop infinito. Tra queste ultime, una brilla più di altre: Piero Ferrari, figlio del mitico Enzo, ha deciso di scendere dalla Ferrari guidata da Jaki Elkann. Niente paura, non ha venduto la gran turismo di famiglia, ma ora può cedere metà del suo 10% senza dover bussare alla porta del primo azionista Exor. Un po’ come avere il permesso di sorseggiare il vino in cantina senza dover chiedere il permesso al vignaiolo.

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Unicredit si tira fuori dal risiko: «Montepaschi non ci interessa»
Unicredit (Imagoeconomica)
Smentita la trattativa da cinque miliardi con Delfin per il 17,5% del gruppo senese.

Unicredit mette un punto fermo. Nega ogni interesse sulla partecipazione del 17,5% che Delfin, la cassaforte degli eredi Del Vecchio possiede in Mps. Definisce le indiscrezioni «pura invenzione». Piazza Affari risponde con quello che sa fare meglio: separa, pesa, giudica. Con un verdetto immediato. Il titolo di piazza Gae Aulenti sale dell’1,4% a 72,4 euro, quello di Montepaschi scivola dell’1,3% a 9,2 euro.

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Unicredit mette sul tavolo 5 miliardi per un bel pezzo di Montepaschi
Andrea Orcel (Ansa)
Orcel, storicamente vicino alla galassia Del Vecchio, tratta per rilevare il 17,5% di Delfin nella banca senese, che ha scalato Mediobanca. Intanto su Bpm prende quota l’ipotesi di un accordo con Credit Agricole per il cda.

Cinque miliardi sul tavolo fanno sempre scena. Non perché risolvano tutto, ma perché obbligano tutti a guardare. Il tavolo è quello di Monte dei Paschi di Siena, dove Unicredit osserva le carte e l’amministratore delegato, Andrea Orcel, studia il mazzo. Secondo le indiscrezioni, i contatti con Delfin ci sono stati eccome, per valutare un possibile acquisto della quota del 17,5% circa che la cassaforte degli eredi Del Vecchio detiene in Mps. Sarebbe il primo passo di una manovra a più ampio respiro che potrebbe portare il gruppo di Piazza Gae Aulenti a prendere il controllo della banca senese. Un’operazione su cui comunque Orcel dovrebbe riflettere: cinque anni fa il governo Draghi gli offriva Mps completo di una dote che, nel complesso, era stata valutata intorno ai 7 miliardi. Oggi, per arrivare allo stesso obiettivo, dovrà tirarne fuori almeno 5 e convincere soci piuttosto rocciosi come Francesco Gaetano Caltagirone e il Mef.

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