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Silenzio sulla maxi-paga alla Lagarde. Così la Bce perde ogni credibilità
Christine Lagarde (Ansa)
Secondo il «Financial Times» il presidente della Banca Centrale guadagna 726.000 euro, il 56% in più del salario dichiarato. Il giorno dopo zero repliche. Anche perché Francoforte è il regno dell’immunità.

C’è un silenzio che pesa più di mille conferenze stampa. È quello, ovattato e impeccabile come un tailleur di haute couture, della sempre elegantissima presidente della Bce. Christine Lagarde non parla. Non chiarisce, nè smentisce la ricosstruzione del Financial Times sul suo stipendio. O meglio: sulla paga vera, quella che è parecchio più robusta di quanto ufficialmente dichiarato. 726.000 euro l’anno rispetto a 466.000 reso noto dalla Bce. Tradotto in termini comprensibili anche a chi non frequenta Francoforte: circa 2.000 euro al giorno.

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Il Bitcoin fa un balzo immediato. Metalli preziosi verso l’impennata
Getty Images
La cripto che si nutre di caos e incertezza tocca anche +4,89%. Occhio ai titoli della difesa.

C’è un momento, nei mercati finanziari, in cui la geopolitica smette di essere una parola astratta e diventa un rumore secco, metallico. È successo di nuovo. Questa volta dopo il blitz Usa su Maduro, un’azione che ha già generato qualcosa di molto più concreto: movimento, nervosismo e opportunità. In una parola: volatilità. Che è il vero carburante dei mercati, molto più del petrolio. Il primo a scattare sull’attenti, come sempre, è stato il Bitcoin. La criptovaluta che si nutre di caos, incertezza e sfiducia verso le monete tradizionali ha cominciato a correre. Un balzo secco del 4,89%, per poi calare e prender fiato.

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Dal 2022 il patrimonio delle famiglie è salito a 11.000 miliardi. Merito anche della Borsa che dall’elezione della Meloni ha fatto +115%, ai massimi dal 2000. Il potere d’acquisto non ha però recuperato i maxi rincari.

La Borsa, si sa, ha un brutto carattere. Volubile, lunatica, isterica. Però ogni tanto si sveglia allegra, si mette la giacca buona, sistema la cravatta e decide di comportarsi bene. È successo ieri. Piazza Affari ha aperto il cassetto dei ricordi, ha soffiato via la polvere e ha ritrovato una vecchia fotografia: dicembre 2000. Venticinque anni fa. Altro secolo, altro mondo, altro capitalismo. Eppure eccoci qui: il Ftse Mib chiudendo a 45.374 punti ha segnato di nuovo ai massimi di inizio millennio, come chi torna nella casa dell’infanzia e scopre che il divano è lo stesso, ma ora ci si siede con qualche ruga in più e molta più esperienza. E adesso? Adesso si guarda avanti. Anzi, si guarda in alto. Perché dopo i massimi dal 2000 il prossimo numero non può che essere 50.000 punti.

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