Nella saga di Harry Potter, l’Oscuro Signore riesce a sottrarsi alla morte frammentando la propria anima e nascondendola in oggetti malefici, gli Horcrux. Questa immagine letteraria può essere evocata, in senso metaforico, per riflettere su alcune dinamiche della storia contemporanea.
Secondo l’interpretazione dello storico Alain Besançon, il comunismo non può essere ridotto a semplice alleato contingente del nazismo, ma ne rappresenta piuttosto una sorta di «gemello eterozigote»: due sistemi diversi nelle forme e nelle giustificazioni ideologiche, ma accomunati da una radice totalitaria e da una simile concezione del potere assoluto. Come gli Horcrux custodiscono frammenti di un’anima corrotta, così alcune ideologie del Novecento hanno disseminato nel tempo e nello spazio elementi persistenti di violenza, repressione e negazione dell’individuo e antisemitismo camuffato da compassione selettiva. Anche quando una di queste forme storiche è crollata, i suoi presupposti o le sue conseguenze hanno continuato a riemergere in contesti diversi, trasformandosi e adattandosi.
L’analogia non va presa alla lettera, ma aiuta a visualizzare la capacità di certe strutture ideologiche di sopravvivere alla propria apparente sconfitta. In questa prospettiva, il rapporto tra nazismo e comunismo non è solo quello di due finti nemici storici, ma di due veri alleati: i due sistemi che si sono spartiti la Polonia come un panino, che hanno condannato a morte tutti gli ebrei che erano scappati in Unione Sovietica, che hanno permesso al Terzo Reich le guerre lampo grazie alle forniture di materie prime che arrivavano sottocosto da Stalin. Pur contrapponendosi, hanno condiviso tratti profondi: il controllo totale della società, la soppressione del dissenso, l’uso sistematico della paura. Definirli «gemelli» significa riconoscere che entrambi hanno incarnato, in modi diversi, una stessa deriva del pensiero politico moderno. Così, come nel mondo narrativo gli Horcrux rendono difficile la sconfitta definitiva del male, nella storia reale certe idee e pratiche continuano a lasciare tracce, richiedendo uno sforzo costante di comprensione critica e vigilanza per impedirne il ritorno sotto nuove forme.
Una delle forme di ritorno del nazifascismo è l’antifascismo. La liberazione celebrata il 25 aprile fu un’occupazione militare in conseguenza a una guerra persa. La guerra la fece, la cominciò, la dichiarò l’Italia che con poche eccezioni era entusiasticamente fascista. Il fascismo permetteva di dividere tra noi, buoni, e loro, cattivi. Permetteva di insultare, permetteva di disprezzare. Era pura e gratuita arroganza. Permetteva di uccidere impunemente, per esempio Matteotti. Il 25 aprile pomeriggio tutti furono antifascisti. L’antifascismo era semplicemente arroganza, divideva tra noi e loro, noi e buoni e loro cattivi, permetteva impunemente di uccidere, per esempio il filosofo Gentile. Il fascismo fu un fenomeno ripugnante. L’antifascismo ha ancora una dignità o è ormai un fenomeno ripugnante? I conti mai fatti con il sangue dei vinti, l’incapacità a condannare il comunismo, firmatario del patto Ribbentrop-Molotov, dittatura atroce e senza giustificazioni, le distanze mai prese dal terrorismo rosso, l’affetto mai rinnegato per il terrorismo palestinese rendono l’antifascismo uno dei contenitori grazie al quale l’anima frammentata del mostro traversa i decenni, speriamo non i secoli. Che i morti seppelliscano i morti. I sette fratelli Govoni massacrati nella seconda strage di Cento possono seppellire i sette fratelli Cervi?
La Costituzione nata con l’antifascismo non è anticomunista. Non ha evitato scempi come per esempio via Lenin, via Che Guevara, via Mao. La Costituzione nata con l’antifascismo non ha alcuna capacità di protezione delle libertà elementari dell’individuo, come si è visto nella dittatura pandemica, durante la quale sono stati violati anche i trattati di Norimberga, Helsinki e Oviedo. La nostra Corte costituzionale ha evidenziato come la Costituzione non sia stata violata in queste imposizioni gravissime: la nostra Costituzione è deficitaria, non protegge nemmeno la libertà dell’individuo a non essere costretto ad ammalarsi per fare da cavia e da fornitore di denaro alle grandi case farmaceutiche. La Costituzione è nata con l’antifascismo non ha alcuna capacità nella protezione del rispetto della fede religiosa dell’individuo, costringendo persone credenti o semplicemente etiche, a pagare con le loro tasse, l’aborto volontario, imposizione che queste persone, io per prima, trovano ripugnante. La nostra Costituzione permette che tre cittadini al giorno vengano incarcerati innocenti perché la loro innocenza sia forse riconosciuta dopo mesi, se non dopo anni, e che nessuno paghi per questi errori tragici. Questa è un’eredità diretta dal fascismo. Il momento è venuto di liberarci del fascismo e di tutti i suoi retaggi.
Egregio presidente Sergio Mattarella,
mi permetto di rivolgermi a Lei con rispetto e senso delle istituzioni per esprimerLe una profonda perplessità riguardo ai finanziamenti destinati all’Associazione nazionale partigiani d’Italia.
Per l’ennesima volta, in occasione del 25 aprile, abbiamo assistito a una ricorrenza che, anziché essere dedicata al ricordo della vittoria contro il nazifascismo, sembra trasformarsi in un contenitore ideologico in cui si affrontano temi che spaziano dal Vietnam a Gaza, a seconda dei decenni, lasciando in secondo piano il sentimento di gratitudine verso coloro che contribuirono in modo decisivo alla liberazione dell’Italia. Tra questi, gli angloamericani che sbarcarono in Sicilia, anche grazie alla preziosa collaborazione di Suo padre, Bernardo Mattarella. Che Dio lo abbia in gloria. Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà. Dopo ottant’anni, forse è giunto il tempo che i morti seppelliscano i morti e che si possa finalmente giungere a una stagione di pace e compassione. In questo contesto, l’Anpi appare, sotto il profilo anagrafico, sempre più distante dalla realtà contemporanea, e, sotto quello etico, da sempre oggetto di interrogativi. La sua presenza tende a oscurare una verità storica complessa: in Italia vi furono due resistenze, una che contribuì alla liberazione dal nazifascismo, resa possibile anche dall’intervento determinante degli eserciti alleati, e un’altra che operò con l’obiettivo di instaurare una dittatura stalinista, ancor più oppressiva di quella fascista. Ci si domanda allora: chi rappresenta realmente l’Associazione nazionale partigiani d’Italia? Rappresenta la gloriosa brigata Osoppo o coloro che la massacrarono? Non può rappresentare entrambi.
L’Anpi non è un’associazione di ex combattenti. È un’associazione comunista che ha è sempre ha avuto il compito di combattere le battaglie del comunismo e i criminalizzare i nemici del comunismo sovietico, principalmente gli Stati Uniti d’America, principalmente Israele. L’Italia però è stata liberata dagli angloamericani con l’aiuto della brigata ebraica. Grazie all’Anpi la liberazione diventa la festa dei nazifascisti e antisemiti, con criminalizzazione dei loro nemici, statunitensi e israeliani, e beatificazione dei loro alleati, principalmente palestinesi, nella figura del Gran Mufti di Gerusalemme, alleato d’acciaio di Hitler. La liberazione dell’Italia è avvenuta anche grazie all’eroica partecipazione della Brigata ebraica. Le bandiere palestinesi che sventolano puntualmente il 25 aprile sono anche un insulto a tutte le vittime italiane del terrorismo palestinese. Noi non abbiamo mai torto un capello ai palestinesi. Loro sono venuti sulla nostra terra hanno fatto un totale di 48 morti in due diversi attentati a Fiumicino, hanno sparato sui bambini davanti alla sinagoga di Roma, uccidendo il piccolo Stefano Taché, hanno sequestrato l’Achille Lauro, uccidendo un anziano turista. Ricordo che secondo l’ex presidente della Repubblica Cossiga i palestinesi erano coinvolti nella strage di Bologna e ricordo che secondo il generale Laporta i palestinesi erano coinvolti nella strage di via Fani. È giunto il momento che questa data possa essere restituita a un significato più alto e condiviso. Il fascismo è morto ottant’anni fa con il suo fondatore. Chi finge che sia ancora vivo appare, oggi, come chi necessita di una guerra permanente per colmare una mancanza di idee e, soprattutto, di coraggio.
La prego di usare la Sua influenza perché siano bloccati i finanziamenti a un’associazione che non è un’associazione che rappresenta l’Italia, ma è un’associazione di parte, una parte che non esita mai a manifestare il suo odio per i veri nemici del nazionalsocialismo e del fascismo. E, posso aggiungere, non smettono mai di manifestare il loro appassionato affetto per nemici dell’Italia, invasori che sono venuti sulla nostra terra a spararci addosso, mettere bombe, rapire navi, sparare sui bambini, mentre noi eravamo in pace. La cifra risparmiata potrebbe essere usata per le vittime del terrorismo palestinese in Italia e per le vittime del terrorismo politico di matrice italiana e i loro discendenti. Molti terroristi girano sereni per le strade, tra una conferenza e la presentazione di un libro, essendo diventati ex terroristi. Peccato che le vittime non siano diventate ex vittime. I morti sono rimasti morti, gli orfani sono rimasti orfani, gli amputati sono rimasti amputati e i paralizzati sono rimasti sulla sedia a rotelle. Confidando nella Sua sensibilità istituzionale e nella Sua attenzione verso i temi dell’unità nazionale e della memoria condivisa, Le porgo i miei più deferenti saluti.
Il femminismo misandrico odia la nascita, la vita, odia la gravidanza, odia le donne e la potenza ancestrale del loro diventare madri, odia il bambino, odia chi lo difende, odia l’amore tra un uomo e una donna, che avvelena con eterno vittimismo e criminalizzazione degli uomini della civiltà occidentale cristiana, l’unica dove la donna possa vivere in pace, salvo poi precipitarsi appena possibile a inondare di affetto stupratori di Hamas e impiccatori di donne della Repubblica islamica dell’Iran. Chiunque cerchi di difendere la vita dei bambini che le donne fanno smembrare da vivi nel loro ventre, a spese della comunità, per il femminismo misandrico è un carnefice non solo della delicata anima della donna che abortisce, ma della delicatissima anima di tutte le donne, angeliche vittime di ogni sopruso. Il sopruso dei soprusi, ben più grave delle lapidazioni iraniane e degli stupri di Hamas, è dichiarare che quello che viene bestialmente assassinato nelle nostre cliniche ostetriche è un bambino, e che questo è un crimine che grida vendetta a Dio secondo il cristianesimo. La colpa è dire alle donne che quello che uccidono è il loro bambino, un bambino che aveva nella madre, anzi nella proprietaria dell’utero, colei che doveva essere il suo primo angelo protettore, e invece ha trovato il suo carnefice, un bambino che doveva trovare schiere di paladini in tutti noi, appartenenti alla civiltà che lo ha ridotto a poltiglia in un aspiratore. E invece ha trovato dei complici che con le loro tasse pagano il suo assassinio.
L’aborto è una pratica violentemente antifisiologica, al punto che è sufficiente che qualcuno preghi davanti alle cliniche dove si uccidono i bimbi per diminuire il numero degli assassinati del 70/80%. Il 70/80% delle proprietarie dell’utero che vogliono svuotare il loro utero, vedendo che qualcuno prega per loro e per il loro piccolo, si risveglia bruscamente dall’eclissi della ragione che è l’aborto, per tornare all’umanità di essere madre. Quindi coloro che pregano, che parlano del bimbetto, che parlano del diventare madri, sono «il nemico» da abbattere. L’odio contro l’associazione Pro vita e famiglia si esplica con sedi vandalizzate, bombe incendiarie, e scritte che augurano che le sedi possano bruciare con gli attivisti dentro. I cartelloni di Pro vita e famiglia sono tolti dai sindaci perché «offendono» la delicata sensibilità e «sono violenti». C’erano fino a 16 uomini della polizia, tre camionette, a proteggere le mie conferenze dalle esagitate fanciulle dell’associazione Non una di meno, che dimostrano il loro affetto alle donne adorando i migranti islamici, gruppo etnico con maggiore percentuali di stupri contro le donne italiane. Gianluca Martone, che distribuisce volantini davanti alle cliniche abortiste, quando li ha distribuiti davanti ai licei è stato fisicamente aggredito e ha dovuto salvarlo la polizia. L’ultimo episodio riguarda l’associazione Ora et Labora in Difesa della vita. Dal maggio 2025, a Bari, si è costituito un gruppo di volontari di Ora et Labora con lo scopo di pregare davanti ai tanti ospedali abortisti di Bari e scuotere le coscienze sui temi della difesa della vita e della famiglia naturale attraverso convegni, conferenze o giornate di ritiro. Recentemente si sono tenuti due momenti di preghiera nei pressi dell’entrata dell’ospedale San Paolo di Bari, il 20 marzo e il 18 aprile, sempre segnalati alla Questura. Una decina di volontari circa hanno partecipato ai singoli momenti di preghiera che consistono nella recita del santo rosario e di preghiere per la vita e in riparazione al delitto dell’aborto. I volontari indossano pettorine con immagini sacre e frasi sulla vita, attraverso le quali vogliono testimoniare la loro contrarietà all’aborto e al suicidio assistito. Dato il freddo, tutti avevano sciarpe e berretti, pur essendo ovviamente a volto scoperto. Una volontaria ha appoggiato un cartello a favore della vita sulla grata della recinzione dell’ospedale rendendo poco leggibile un cartello sulla viabilità. È stato chiesto di spostare il cartello che è stato prontamente spostato. Tutto qui. Questo è stato «il filo d’erba», di cui poi è stata fatta «una montagna». Dopo un altro momento di preghiera del sabato scorso, lunedì 20 aprile veniva pubblicato un articolo della Gazzetta del Mezzogiorno con una foto ambigua che dava l’impressione di un volto coperto nel quale si menzionava la presenza di «donne a volto coperto», falso, che affiggono cartelloni antiabortisti la cui presenza costituisce una «pressione sui sanitari e sulle donne che accedono all’ospedale, temendo per future aggressioni fisiche». Sul cartello era scritto: «Avrà il tuo sguardo… il tuo sorriso… e sarà coraggioso perché tu lo sei stata». In effetti può fare pressione su chi vuole uccidere il proprio bambino.
«Future aggressioni fisiche» è un processo alle non intenzioni. L’assoluta gentilezza è un caposaldo di queste associazioni. I volontari si impegnano ad ascoltare chi avesse dubbi sull’aborto, offrendo alternative con aiuti concreti, indirizzandoli ad altre associazioni a tutela della vita. L’articolo dimostra tutta la desolante pochezza dello scrivente con la geniale operazione di screditamento degli uomini e delle donne che pregano davanti ai luoghi dove vengono macellati i bambini tacciandoli con appellativi come «fanatici oltranzisti» che operano sull’«onda dell’ignoranza». I medici sono in grande maggioranza obiettori perché un aborto è ripugnante, non c’è bisogno di essere fanatici di nessuna religione per trovare mostruosa la boccia dell’aspiratore che si riempie di sangue e pezzi di piccoli corpi, e quale sarebbe l’ignoranza? Queste persone ignorano che la piccola figuretta che nell’ecografia cerca disperatamente di allontanare la sonda che sta per smembrarla deve essere considerato un «ammasso di cellule», perché così lo ha definito seduto alla sua scrivania un qualche imbecille che non ha mai visto un aborto in vita sua e non sa un accidente del feto. In realtà, la maggior parte dei presenti sono professionisti. Gli attivisti sono accusati di mancanza di «empatia», sono indelicati verso chi smembra i bambini senza anestesia. Al contrario: gli abortisti non solo calpestano il diritto alla vita e alla non sofferenza della più indifesa delle creature, ma calpestano il dolore di tutte le donne che soffrono per aver abortito, un aborto involontario o un aborto volontario seguito dal rimpianto.
L’ articolo parla di «un clima pesante»: chi smembra i bambini con l’aspiratore deve poterlo fare serenamente, senza che l’attivista con il suo cartello che ricorda che ha appena ucciso una creatura umana gli rovini la pausa caffè. Ora et Labora in Difesa della Vita ha diffuso un comunicato per smentire con fermezza quanto riportato dall’articolo della Gazzetta del Mezzogiorno, e chiarire che tutto questo non è un caso, fa parte di una strategia per distruggere anche in Italia ogni diritto di critica all’orrore dell’aborto volontario. In altre nazioni gli attivisti che pregano sono arrestati. Perché le loro preghiere funzionano e salvano. Le nostre élite sono neomalthusiane e adorano l’aborto, unico «diritto» riconosciuto alle donne. Un donna non può scegliere di non vaccinare il suo bambino, di allevare i suoi bambini in un bosco. Ma può abortire, sempre, gratis, comodamente, vicino casa. Perché l’aborto è la chiave di tutto: se un bambino può essere assassinato a spese dello Stato, zittendo chi prega per lui, può essere anche venduto, deportato, abusato, smembrato per trasformarlo in linee cellulari di ricerca. Noi vogliamo che l’aborto diventi impensabile. Chi prega davanti alle cliniche è la soluzione, la soluzione perché l’aborto, che è l’eclissi della ragione, dell’etica dell’umanità, scompaia. È scritto nel Vangelo: «In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me». Il fratellino più piccolo è quello che deve ancora nascere.





