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«Dobbiamo prepararci alla dissoluzione dell’Unione europea»
L'economista Gabriele Guzzi. Nel riquadro il suo libro «Eurosuicidio»
L’economista Gabriele Guzzi: «Il declino subito dall’Italia dopo Maastricht non ha eguali nella storia. Un suicidio che va ben oltre l’analisi politica».

Economista con uno sguardo filosofico e umanistico (si è dottorato con una tesi sul rapporto tra Heidegger e Marx nella genealogia metafisica della teoria del valore e ha pubblicato una silloge poetica di successo), Gabriele Guzzi è stato anche consulente economico a Palazzo Chigi. Di recente con Fazi ha pubblicato Eurosuicidio. Come l’Unione europea ha soffocato l’Italia e come possiamo salvarci, un libro che documenta e riapre un dibattito serio sulla crisi dell’Ue.

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Parigi esulta: i salari non crescono. È grazie all’euro, ma la sinistra tace
Emmanuel Macron (Ansa)
In Francia nessuno vuole intestarsi un’austerità molto più mite di quella imposta a noi.

Da quando il governo Meloni si è insediato, il presidente della Repubblica e tutta l’allegra compagnia della sinistra nostrana si sono accorti che in Italia esiste un problema salari. Ironia della sorte: con la maggioranza di centrodestra gli stipendi sono tornati a crescere, benché non ancora a sufficienza, più dell’inflazione. Al di là le Alpi, invece, qualcuno esulta per il motivo opposto. «La bassa inflazione rafforza la competitività della Francia», titola un articolo del principale quotidiano economico francese, Les Echos, di proprietà di Bernard Arnault, patron di Lvmh nonché l’uomo più ricco di Francia.

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Il Cts voleva tenere le scuole aperte. Fu Speranza a ordinare le chiusure
Roberto Speranza (Ansa)
Miozzo, coordinatore del Comitato: «La didattica a distanza e l’abbandono dei ragazzi mi terrorizzavano». Poi ammette: «Subissati da richieste che di sanitario avevano poco. Da noi solo pareri, decideva il governo».

«Io sono sempre stato un assiduo e feroce sostenitore della riapertura delle scuole, perché l’idea della didattica a distanza e dell’abbandono dei ragazzi nel loro contesto individuale e familiare mi terrorizzava. Credo di essere stato un buon profeta o forse un cattivo profeta, ahimè, perché il prezzo di quel lungo periodo di didattica a distanza l’abbiamo pagato, lo vediamo ancora adesso e lo vedremo nel prossimo futuro». La desecretazione dell’audizione in commissione Covid di Agostino Miozzo, già coordinatore del Comitato tecnico scientifico, offre l’ennesima occasione per rivangare l’ovvio (almeno per questo giornale e i suoi lettori): le misure di contrasto alla pandemia, benché rivestite di tecno-retorica, erano il frutto di una volontà squisitamente politica. Che dentro al Cts la chiusura delle scuole trovasse pareri tutt’altro che positivi, d’altra parte, era cosa ben nota. Non solo per i contenuti dei verbali trapelati già all’epoca, ma anche grazie alle carte dell’inchiesta di Bergamo.

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