L’annunciata rappresaglia russa in risposta al presunto attacco ucraino alla residenza di Vladimir Putin è arrivata: il missile ipersonico Oreshnik è stato sganciato sull’Ucraina occidentale, colpendo la regione di Leopoli.
A lanciare l’allerta, prima del raid, era stato lo stesso presidente ucraino, Volodymyr Zelensky: «Ci sono informazioni che un altro massiccio attacco russo potrebbe verificarsi stanotte». Dall’altra parte, il ministero della Difesa russo ha sostenuto che sono stati colpiti «obiettivi strategici» come reazione «all’attacco terroristico perpetrato dal regime di Kiev» contro la residenza dello zar, sempre smentito dall’Ucraina. Ma oltre alla motivazione ufficiale, sia la tempistica sia il fatto che Leopoli disti solamente un’ora di macchina dal confine polacco lasciano pensare a un messaggio simbolico rivolto tanto alla Nato quanto a Washington.
Zelensky, che ha chiesto «una chiara reazione del mondo, soprattutto degli Stati Uniti», avvertendo che l’uso dell’Oreshnik è stato «dimostrativamente» vicino al confine con l’Ue. Per questo si tratterebbe, per il leader di Kiev, di una sfida lanciata a Paesi come Polonia, Romania e Ungheria. Ma la minaccia arriva anche a stretto giro dal sequestro della petroliera battente bandiera russa e dalla cattura di Nicolás Maduro. E a tal proposito, il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitry Medvedev, ha già messo le mani avanti, sostenendo che dopo l’azione americana in Venezuela, gli Stati Uniti dovrebbero riconoscere «la legittimità» delle operazioni russe in Ucraina.
Nel frattempo, in una dichiarazione congiunta Keir Starmer, Emmanuel Macron e Friedrich Merz hanno definito l’utilizzo dell’Oreshnik come «un’inaccettabile escalation». Sulla stessa linea anche l’Alto rappresentante Ue, Kaja Kallas, che ha anche esortato «i Paesi dell’Ue» ad «attingere maggiormente alle loro scorte di difesa aerea e a fornire aiuti». Le parole di Kallas hanno sollevato la reazione del capo della delegazione negoziale russa, Kirill Dmitriev, il quale ha etichettato l’Alto rappresentante Ue come una persona «non molto brillante né informata», visto che «dovrebbe sapere che non esistono difese aeree contro il missile ipersonico». Effettivamente l’arma viaggia a 3 chilometri al secondo e al momento non può essere intercettata. Pare però, secondo diversi media internazionali, che il missile fosse equipaggiato con testate «fittizie».
Ma oltre all’Oreshnik, sull’Ucraina sono piombati «242 droni e oltre 22 missili da crociera». E a trovarsi in una situazione particolarmente critica è Kiev. La capitale conta almeno quattro morti, 26 feriti e 20 palazzi danneggiati. In assenza di acqua e con «metà dei condomini di Kiev, quasi 6.000», al gelo, il sindaco della capitale, Vitali Klitschko, ha invitato la popolazione ad abbandonare «temporaneamente» Kiev e a spostarsi «in luoghi dove sono disponibili fonti alternative di energia elettrica». L’Ucraina ha poi fatto presente che Mosca ha colpito due navi cargo sul Mar Nero, uccidendo un membro dell’equipaggio di nazionalità siriana. Dall’altra parte della barricata, nella regione russa di Belgorod, a seguito degli attacchi ucraini più di 500.000 persone sono rimaste senza elettricità.
E mentre l’autorità ucraina ha assegnato la gara d’appalto per lo sviluppo di un giacimento di litio a un consorzio legato all’amministrazione Trump, il presidente americano si è espresso sul dopoguerra. Al New York Times, Donald Trump ha rivelato che gli Stati Uniti sarebbero pronti a essere coinvolti nella futura difesa dell’Ucraina, ma solamente perché è «fermamente convinto» che la Russia «non invaderebbe di nuovo». Intanto, dopo che il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha esortato l’Ue a parlare con Mosca, Dmitriev ha accolto positivamente le sue parole, affermando che «un dialogo rispettoso è sempre una buona cosa».
Con i negoziati sulla pace in Ucraina che non hanno segnato ancora una svolta decisiva, ieri la Coalizione dei volenterosi si è riunita a Parigi nel tentativo di dare un nuovo slancio alle garanzie di sicurezza per Kiev e definire la fumosa cornice della forza multinazionale.
Con l’Eliseo che, ancora prima dell’inizio del summit, si era già preso il merito di aver fatto «convergere l’Ucraina, l’Europa e l’America», il leader francese ha accolto oltre 30 capi di Stato e di governo, tra cui il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, il presidente del consiglio, Giorgia Meloni. E visto che l’obiettivo era cercare di finalizzare un accordo sulle garanzie di sicurezza, a prendere parte al vertice sono stati anche l’inviato speciale americano, Steve Witkoff, e il genero del presidente americano, Jared Kushner.
La dichiarazione finale rilasciata dalla Coalizione dei volenterosi al termine dei lavori conferma l’impegno a «un sistema di garanzie politicamente e giuridicamente vincolanti che saranno attivate una volta entrato in vigore il cessate il fuoco, in aggiunta agli accordi bilaterali di sicurezza e in conformità con i rispettivi ordinamenti giuridici e costituzionali». E si parla di cinque componenti: il monitoraggio del cessate il fuoco, il sostegno alle forze armate ucraine, la forza multinazionale, gli impegni per sostenere l’Ucraina in caso di una nuova aggressione russa e l’impegno a «una cooperazione di difesa a lungo termine con l’Ucraina». Riguardo al primo aspetto, è annunciata «la partecipazione a un meccanismo di monitoraggio e verifica del cessate il fuoco guidato dagli Stati Uniti». A tal proposito si prevede «un sistema di monitoraggio del cessate il fuoco continuo e affidabile, che includerà i contributi dei membri della Coalizione dei volenterosi». Tra l’altro la Coalizione sarà anche «rappresentata nella Commissione speciale» che verrà creata «per affrontare eventuali violazioni, attribuire le responsabilità e determinare i rimedi».
In merito al sostegno alle truppe ucraine, la Coalizione «ha concordato di continuare a fornire assistenza militare a lungo termine e armamenti» ai soldati ucraini «per garantirne una capacità sostenibile» visto che «rimarranno la prima linea di difesa e deterrenza». Questo sostegno include «pacchetti di difesa a lungo termine; sostegno al finanziamento per acquistare armi; continua cooperazione con l’Ucraina sul suo bilancio nazionale per finanziare le forze armate; accesso a depositi di difesa che possono fornire un rapido supporto aggiuntivo in caso di un futuro attacco armato; fornitura di supporto pratico e tecnico all’Ucraina nella costruzione di fortificazioni difensive».
Riguardo al cavallo di battaglia di Macron e Starmer, ovvero «la forza di multinazionale per l’Ucraina», nella dichiarazione finale si conferma la base volontaria. Si specifica infatti che sarà creata dai contributi dei Paesi «disponibili nell’ambito della Coalizione» per «sostenere la ricostruzione delle forze armate ucraine e la deterrenza». La Coalizione poi afferma: «È stata condotta una pianificazione militare coordinata per preparare misure di rassicurazione in aria, in mare e a terra e per la rigenerazione delle forze armate ucraine. Abbiamo confermato che queste misure di rassicurazione dovranno essere rigorosamente implementate su richiesta dell’Ucraina una volta ottenuta una credibile cessazione delle ostilità». Si annuncia anche che «questi elementi saranno guidati dall’Europa, con il coinvolgimento anche di membri non europei della Coalizione e il proposto
sostegno degli Stati Uniti».
Nella quarta componente, inerente agli «impegni vincolanti a sostegno dell’Ucraina in caso di un futuro attacco armato da parte della Russia al fine di ripristinare la pace», è stato concordato di «finalizzare gli impegni vincolanti che definiscano il nostro approccio per sostenere l’Ucraina e ripristinare la pace e la sicurezza in caso di un futuro attacco armato da parte della Russia. Tali impegni possono includere l’impiego di capacità militari, supporto logistico e di intelligence, iniziative diplomatiche e l’adozione di sanzioni aggiuntive». Infine, riguardo «all’impegno a una cooperazione di difesa a lungo termine con l’Ucraina», la dichiarazione annuncia: «Abbiamo concordato di continuare a sviluppare e approfondire una cooperazione reciprocamente vantaggiosa in materia di difesa con l’Ucraina, tra cui: addestramento, produzione congiunta industriale della difesa, anche con l’uso di strumenti europei pertinenti, e cooperazione in materia di intelligence».
Il testo si chiude con la decisione di «istituire una cellula di coordinamento tra gli Stati Uniti, l’Ucraina e la Coalizione presso il Quartier generale operativo della Coalizione a Parigi». A dire qualcosa in più a tal proposito è stato Macron durante la conferenza stampa: la cellula di coordinamento «integrerà pienamente tutte le forze armate interessate». Starmer ha poi annunciato che, dopo il cessate il fuoco, «il Regno Unito e la Francia creeranno degli hub militari in Ucraina per sostenere le necessità di difesa degli ucraini».
Per quanto riguarda la posizione italiana, non ci sono stati cambi di programma con il governo che ha ribadito la contrarietà all’invio delle truppe. Nella nota diffusa da Palazzo Chigi si legge: «Nel confermare il sostegno dell’Italia alla sicurezza dell’Ucraina, in coerenza con quanto sempre fatto, il Presidente Meloni ha ribadito alcuni punti fermi della posizione del Governo italiano sul tema delle garanzie, in particolare l’esclusione dell’impiego di truppe italiane sul terreno».
A un ritmo incessante, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky prosegue il rimpasto tra le figure apicali di Kiev nel tentativo di riconquistare un margine di credibilità dopo lo scandalo sulla corruzione. E ieri il leader di Kiev, dopo varie pressioni, ha ottenuto le dimissioni del capo dei Servizi di sicurezza dell’Ucraina (Sbu), Vasyl Malyuk, che guidava l’agenzia dal luglio del 2022. Malyuk continuerà a lavorare nello Sbu senza però ricoprire un ruolo di vertice.
Per sua stessa ammissione, ha annunciato in una dichiarazione che resterà «all’interno del sistema Sbu per implementare operazioni speciali asimmetriche di livello mondiale» per «infliggere il massimo danno» alla Russia. Si vociferava già da giorni che l’ormai ex capo dei servizi segreti sarebbe diventato il prossimo bersaglio di Zelensky. Quest’ultimo per allontanarlo dai Servizi di sicurezza, gli aveva proposto un incarico nel Servizio di intelligence estero o nel Consiglio per la sicurezza nazionale, ma Malyuk aveva rifiutato qualsiasi compromesso. Al suo posto, come capo ad interim, il presidente ucraino ha nominato Yevhen Khmara: già lavora all’interno dei Servizi di sicurezza.
Secondo Rbc Ukraine e Ukrainska Pravda, il casus belli dell’allontanamento di Malyuk si lega a doppio filo agli eventi di luglio e al recente scandalo corruzione, con la conseguente perdita di fiducia da parte del presidente ucraino. Ma soprattutto è il tentativo di Zelensky di allontanarsi, a scoppio ritardato, dalle figure che avevano intralciato il lavoro delle agenzie anticorruzione.
Sette mesi fa, proprio sotto la guida dell’ex capo dei Servizi di sicurezza erano stati arrestati alcuni dipendenti dell’Ufficio Nazionale anticorruzione (Nabu) con l’accusa di avere legami con la Russia. E l’azione aveva sollevato l’indignazione degli attivisti anticorruzione e dei gruppi della società civile. Quindi se Malyuk è visto come colui che ha iniziato la crociata contro gli organi anticorruzione, allora diventa necessario per Zelensky allontanarlo. A ciò si aggiunge l’operazione Mida in cui pare che Malyuk abbia assunto una posizione piuttosto neutrale, scatenando il sospetto in Zelensky di aver perso un alleato. In particolare, secondo Ukrainska Pravda, il team di Malyuk, sostiene che le dimissioni siano il frutto di una vendetta di Andriy Yermak, vista la posizione adottata da Malyuk proprio nell’ambito del cosiddetto Mindichgate e anche a seguito delle perquisizioni condotte nell’ufficio e nella casa dell’ex capo dell’ufficio presidenziale ucraino. L’allontanamento forzato ha già sollevato diverse critiche: pare sia tangibile il malcontento degli alti comandanti militari dato che Malyuk era stato alla guida dell’operazione Spiderweb.
E con la motivazione ufficiale di voler procedere con «una rotazione di tutti» per rafforzare la posizione dell’Ucraina nei negoziati, il presidente ucraino, dopo aver parlato con il ministro degli Esteri, Andrii Sybiha, ha annunciato che «verrà selezionato anche un candidato per la carica di primo viceministro degli Affari esteri». Tra i vari incontri mirati al rimpasto, Zelensky ha visto ieri il neo nominato ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov, per avviare la trasformazione tecnologica del dicastero. Visto che « il livello tecnologico della nostra difesa deve salvare la vita dei nostri soldati», il leader di Kiev ha precisato che contro Mosca si deve «rispondere con un impiego più attivo delle tecnologie, con uno sviluppo più rapido di nuovi tipi di armi e con nuove tattiche».
Ma oltre ai cambiamenti interni all’Esecutivo, l’Ucraina si prepara ad affrontare oggi a Parigi la riunione della Coalizione dei volenterosi, ospitata dal presidente francese, Emmanuel Macron, e dal premier britannico, Keir Starmer. A prendere parte saranno anche il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, il presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Ma non solo: sono attesi nella capitale francese l’inviato speciale americano, Steve Witkoff, e il genero di Donald Trump, Jared Kushner per rappresentare gli Stati Uniti. Tra l’altro la loro partecipazione arriva in un momento di tensione tra la Casa Bianca e Mosca: il presidente americano, che qualche giorno fa aveva dichiarato di «non essere contento di Vladimir Putin», ha riferito di non credere che l’Ucraina abbia organizzato l’attacco contro la residenza dello zar russo nella regione nordoccidentale di Novgorod. Riguardo all’incontro di Parigi, una portavoce della Commissione Ue, spiegando che «l’incontro a livello di leader darà seguito al lavoro dei consiglieri per la sicurezza nazionale svoltosi in Ucraina sabato», ha reso noto che «sono stati compiuti ulteriori passi, in particolare sulle garanzie di sicurezza», tra cui «la prospettiva di adesione dell’Ucraina all’Ue». Tra i bisogni cruciali che i partner devono riconoscere, secondo quanto annunciato da Zelensky, rientrano «la difesa aerea, i finanziamenti per la produzione di droni intercettori e le attrezzature per il settore energetico» che «sono necessari ogni giorno».





