L’avvicinarsi dell’ultimatum Usa e le trattative in corso non hanno aperto margini di de-escalation in Medio Oriente. Anzi, il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha promesso: «Continueremo con tutte le nostre forze, finché la minaccia non sarà eliminata e tutti gli obiettivi di guerra non saranno raggiunti».
E sul fronte libanese, le Idf hanno eliminato «per errore» pure Pierre Mouawad, ovvero l’esponente del Partito cristiano delle forze libanesi, apertamente contrario a Hezbollah. Le forze militari israeliane hanno ammesso alla Bbc di aver sbagliato. Pare che l’obiettivo fosse una figura chiave della milizia sciita, localizzata in un edificio residenziale a Est di Beirut in cui si trovava anche Mouawad per celebrare la Pasqua in famiglia. Gli attacchi israeliani hanno preso di mira anche Burj Rahal, nel Sud, Mashghara e Kfar Rumman, uccidendo nove persone secondo i media libanesi. Ma Israele deve far fronte anche alle proteste provenienti dalla Chiesa luterana in Terra Santa: uno studente della scuola evangelica di Beit Sahour, in Cisgiordania, è stato arrestato insieme al padre dall’esercito israeliano. Nella nota si afferma che «coloni israeliani stavano illegalmente allestendo un avamposto in un villaggio palestinese vicino a Beit Sahour, molestando i residenti e lanciando gas lacrimogeni contro di loro. Amir Jamal Al-Daraaw e suo padre, il signor Jamal, facevano parte di un gruppo di residenti locali accorsi per difendere le persone attaccate».
Nel principale teatro di guerra, quello iraniano, le forze israeliane hanno invece rivendicato di aver ucciso il comandante dell’intelligence dei pasdaran, Seyed Majid Khademi. La morte, annunciata dagli stessi Guardiani della rivoluzione, è stata poi confermata da Netanyahu e dal ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, che ha avvertito: «Continueremo a dar loro la caccia uno per uno». Khademi era alla guida degli 007 iraniani da neanche un anno: aveva ottenuto l’incarico dopo che il predecessore, Mohammed Kazemi, era stato ucciso durante la guerra dei 12 giorni. Il premier israeliano ha anche celebrato l’uccisione del comandante della sezione 840 della forza Quds, Athar Bakri, considerato il «responsabile di attacchi contro ebrei e israeliani in tutto il mondo». Oltre alle figure chiave del regime, Israele ha sferrato altri attacchi contro l’impianto petrolchimico iraniano di Asaluyeh, che fa parte del giacimento di South Pars. Ma non solo. Stando a quanto riferito dall’agenzia iraniana Fars, è stato colpito un secondo impianto, quello di Marvdasht. Nella notte, sarebbero stati colpiti l’area Est di Teheran e soprattutto la regione centro-orientale del Baharestan, dove si contano almeno 17 vittime. Nel mirino dell’operazione Furia epica sarebbero rientrate anche le strutture energetiche dell’università di Sharif, situata a Nordest della Capitale, e tre aeroporti.
Intanto, continuano a emergere dettagli sul salvataggio del secondo pilota americano dopo l’abbattimento del caccia F-15 nei cieli iraniani. L’ambasciatore americano in Israele, Mike Huckabee, ha riferito che il Mossad ha condiviso le informazioni di intelligence con gli Stati Uniti. Secondo il Jerusalem Post, le Idf, per confondere Teheran, avrebbero lanciato diversi attacchi insieme agli Stati Uniti per allontanare i militari del regime dall’area in cui si trovava il pilota. E pare che le forze israeliane abbiano anche disturbato le ricerche iraniane, «accecando» i sistemi di rilevamento. La Cnn ha poi reso noto che nel blitz sono stati coinvolti centinaia di militari della Delta force dell’esercito e dei Navy seals team six della Marina, oltre agli agenti dell’intelligence.
Chi rimarca il fallimento americano è Teheran: secondo il regime l’amministrazione americana, anziché salvare il pilota, mirava a recuperare l’uranio. Intervenendo in merito, il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei, ha dichiarato che «il luogo in cui l’aereo americano era precipitato» era «a una distanza considerevole» da Isfahan, dove sarebbe stato ritrovato il militare americano. Da qui la considerazione che possa essere stata «un’operazione ingannevole per rubare l’uranio».
Dall’altra parte, con Teheran che continua a lanciare missili, gli allarmi sono scattati soprattutto nel centro di Israele e a Tel Aviv. Ad Haifa è salito a quattro il numero delle vittime all’indomani del raid iraniano contro un edificio residenziale. E Gerusalemme continua ad accusare il regime di aver sganciato bombe a grappolo sui civili. «Questo costituisce un crimine di guerra chiaro e reiterato, commesso con premeditazione», ha reso noto il colonnello Nadav Shoshani, portavoce internazionale delle Idf. I pasdaran hanno poi comunicato di aver colpito una nave portacontainer israeliana, la Sdn7, e una nave d’assalto anfibio americana Lha-7. Quest’ultima sarebbe stata costretta a ritirarsi nell’Oceano indiano meridionale.
E mentre negli Emirati Arabi Uniti e in Kuwait sono scattate le difese aeree per far fronte ai vettori iraniani, nello Stretto di Hormuz è stato segnalato un minimo traffico. Si tratterebbe però di imbarcazioni di Paesi «amici» che avrebbero pagato i pedaggi al regime, stando a quanto riferito da Al Jazeera. Ad aver ottenuto il permesso di attraversare il canale marittimo sarebbero navi francesi, pakistane, indiane e turche.
- No comment di Donald Trump sulle sorti del pilota disperso: «L’evento non intacca i colloqui». Nuove voci sul rimpasto nel governo.
- Usa e Israele distruggono un petrolchimico. Bombe su Gerusalemme. Il «Washinton Posti»: «La Cina aiuta gli ayatollah».
Lo speciale contiene due articoli
All’indomani dell’abbattimento del caccia F-15 americano nei cieli iraniani, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, non ha mostrato ripensamenti sull’ultimatum per la riapertura dello Stretto di Hormuz. «Ricordate quando ho dato all’Iran dieci giorni per fare un accordo o riaprire lo Stretto di Hormuz? Il tempo sta per scadere: 48 ore prima che si scateni l’inferno su di loro. Gloria a Dio!» ha scritto il tycoon su Truth. Che ha già minacciato di colpire le centrali elettriche iraniane. A detta del senatore Lindsey Graham, che ieri ha parlato con Trump, il presidente sarebbe fermo su questa posizione: «Sono assolutamente convinto che userà una forza militare schiacciante contro il regime».
Quel che è certo è che l’amministrazione americana «non permetterà che gli Stati Uniti diventino un rifugio per gli stranieri che sostengono regimi terroristici anti-americani». E per questo sono state arrestate «la nipote e la pronipote del defunto generale di divisione Qasem Soleimani, membro del Corpo delle Guardie rivoluzionarie iraniane», ucciso nel 2020 in un raid americano a Baghdad. Le manette sono scattate dopo che il segretario di Stato, Marco Rubio, ha revocato il «loro status di residenti permanenti legali (Lpr)».
Lo stesso Rubio, annunciando che le due parenti dell’ex comandante della Forza Quds iraniana saranno espulse, ha commentato che «Hamideh Soleimani Afshar e sua figlia erano titolari di una carta verde e vivevano nel lusso negli Stati Uniti». La nipote di Soleimani «è anche una fervente sostenitrice del regime iraniano, che ha celebrato gli attacchi contro gli americani e si è riferita al nostro Paese come al “Grande Satana”». Ma non è tutto. All’inizio del mese, è stato revocato lo status legale anche a Fatemeh Ardeshir-Larijani, figlia dell’ex segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale dell’Iran Ali Larijani, e del marito Seyed Kalantar Motamedi.
Intanto, dopo l’abbattimento dell’F-15 e il salvataggio venerdì del primo pilota, restano sconosciute, nel momento in cui scriviamo, le sorti del secondo militare americano disperso in Iran. Sulle eventuali ripercussioni, Trump non si è sbilanciato troppo. In una breve intervista telefonica rilasciata a Nbc News, ha sottolineato che l’episodio non influenzerà i negoziati con l’Iran. E all’Independent, non ha voluto svelare la risposta statunitense nel caso in cui Teheran catturasse il pilota dell’F-15: «Non posso commentare. Speriamo che ciò non accada».
A detta dell’Iran non sarebbe ancora successo: il regime, che messo una taglia sulla sua cattura, ha smentito di averlo ritrovato. Dall’altra parte, diversi esperti americani si sono espressi sulla difficoltà della missione di recupero del militare da parte dell’aeronautica americana. Alla Cbs, un ex comandante dei Pararescue Jumpers dell’aeronautica militare statunitense ha rivelato che se il pilota si trovasse in una zona impervia per gli elicotteri Blackhawk, interverrebbero i paracadutisti: dopo il lancio, dovranno proseguire la missione a piedi. Allo stesso tempo, inevitabilmente, dovranno eludere i nemici. Il pilota disperso invece, secondo l’analista di sicurezza nazionale per la Cbs News, Aaron MacLean, avrebbe a disposizione un kit di primo soccorso, un localizzatore Gps, un segnalatore di emergenza e una radio criptata.
Nel frattempo, sono emersi ulteriori dettagli sull’F-15 abbattuto: le immagini dei rottami suggeriscono che potrebbe essere partito da una delle basi americane situate nel Regno Unito. Tutto tace a tal riguardo da parte del Comando centrale degli Stati Uniti e del ministero della Difesa britannico. Ma secondo Justin Bronk, ricercatore senior del Royal united services institute, si tratterebbe di un F-15 del 494th Fighter squadron della base Raf di Lakenheath, nell’Est dell’Inghilterra. In tal caso sarebbe confermata una linea più morbida da parte del premier britannico, Keir Starmer, che inizialmente aveva negato l’autorizzazione ad utilizzare le basi, salvo poi fare marcia indietro.
Oltre al fronte mediorientale, il grande grattacapo di Trump è all’interno dei confini americani. Mentre le elezioni di midterm si avvicinano e i cittadini americani sono sempre più scontenti sulla guerra in Iran, si fanno sempre più insistenti le voci su un rimpasto. Dopo aver rimosso l’Attorney general Pam Bondi, diverse fonti hanno rivelato a Reuters che la stessa sorte potrebbe toccare al direttore dell’Intelligence nazionale, Tulsi Gabbard, e al segretario al Commercio, Howard Lutnick. Sulla prima, Trump avrebbe già manifestato il suo disappunto, chiedendo consiglio al suo entourage su eventuali sostituti. Sul secondo, il tycoon starebbe ricevendo pressioni da parte dei suoi alleati alla luce dei rapporti di Lutnick con Jeffrey Epstein. Tra l’altro, il tycoon sarebbe sempre più scontento della copertura mediatica riservata al conflitto in Medio Oriente. E il caso del caccia americano abbattuto non fa altro che aumentare la sua frustrazione.
Raid sugli impianti, però i mullah reagiscono
Dopo pesanti attacchi aerei segnalati venerdì notte nella zona Nord di Teheran, ieri mattina un missile è caduto vicino alla centrale nucleare di Bushehr, nell’Iran occidentale, danneggiando un edificio e provocando la morte di un addetto alla sicurezza. Secondo l’Agenzia iraniana per l’energia atomica (Aeoi), «gli impianti principali non sono stati danneggiati». Però la società statale russa per l’energia nucleare Rosatom annunciava l’evacuazione di 198 dipendenti, avvenuta 20 minuti dopo l’attacco. L’amministratore delegato di Rosatom, Alexey Likhachev, l’ha definita la «fase principale» dell’allontanamento di quanti vi stanno lavorando, in base alla pianificazione di inizio del conflitto.
Il personale ha raggiunto il confine armeno a bordo di autobus. «Non è stato riportato alcun aumento dei livelli di radiazione», ha precisato l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) in un post su X, spiegando di essere stata messa al corrente del raid da Teheran. L’agenzia sottolineava che il direttore generale di Aiea, Rafael Mariano Grossi, «esprime profonda preoccupazione per l’incidente segnalato e sottolinea che i siti delle centrali nucleari o le aree circostanti non devono mai essere attaccate». Nel post si ricordava che «gli edifici ausiliari» di un impianto nucleare «possono avere al loro interno apparecchiature di sicurezza vitali». Grossi ribadisce «l’appello alla massima moderazione militare per evitare il rischio di un incidente nucleare».
In un post pubblicato su X, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha incolpato Stati Uniti e Israele degli attacchi a Bushehr, compiuti «per ben quattro volte» da inizio conflitto, e accusato l’Occidente di aver avuto ben altro atteggiamento quando si era indignato «per le ostilità vicino alla centrale nucleare di Zaporizhzhia in Ucraina». Araghchi ha poi avvertito che qualsiasi ricaduta radioattiva potrebbe «porre fine alla vita nelle capitali dei Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo Persico, non a Teheran».
Da Mosca si è fatta sentire con durezza la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova: «Condanniamo fermamente questo atto malvagio, che ha provocato la perdita di vite umane». Ha aggiunto: «Gli attacchi contro gli impianti nucleari iraniani, compresa la centrale nucleare di Bushehr, devono cessare immediatamente».
Ieri mattina, nel mirino sono finite diverse aziende petrolchimiche della provincia del Khuzestan, nel Sud Ovest dell’Iran, che hanno subìto danni agli impianti. Secondo l’agenzia di stampa statale iraniana Tasnim, aerei da combattimento israeliani e americani hanno colpito il complesso petrolchimico di Bu Ali e quello di Bandar Imam, danneggiando alcune parti degli impianti. Anche la zona petrolchimica Speciale di Mahshahr è stata oggetto di raid.
Si tratta di complessi strategici per l’economia industriale iraniana, dove gas e petrolio vengono convertiti in una vasta gamma di prodotti come plastica, fertilizzanti, fibre sintetiche e i danni economici provocati dal blocco del funzionamento saranno di miliardi di dollari. L’Idf ha confermato i bombardamenti, affermando che gli impianti venivano utilizzati da Teheran per la produzione anche di materiali per missili balistici.
Sul fronte israeliano, per tutta la notte di venerdì sono risuonate le sirene. I missili caduti nella parte centrale e meridionale del Paese non hanno causato vittime. Hezbollah ha fatto sapere di aver attaccato le caserme militari israeliane di Liman, a Nord della città di Nahariya, con uno «squadrone di droni d’attacco». Ieri, l’Iran ha lanciato diverse salve di missili balistici contro una dozzina di siti in Israele causando ingenti danni alle abitazioni e ferendo leggermente sei persone a Tel Aviv e in altre aree del centro. Piccoli ordigni esplosivi dispersi in volo da missili a grappolo iraniani sono caduti vicino alla base di Kirya, quartier generale centrale dell’Idf e del ministero della Difesa, ma non sono stati segnalati danni. Nel tardo pomeriggio, sei esplosioni sono state udite a Gerusalemme dopo che l’esercito israeliano aveva segnalato missili in arrivo dall’Iran.
Ieri il Washington Post ha pubblicato la notizia che aziende cinesi fornirebbero all’Iran informazioni di intelligence utili a spiare le forze statunitensi. Tra queste società private ci sarebbe la MizarVision, che sostiene di aver monitorato il dispiegamento delle forze Usa in Medio Oriente, inclusi gruppi di portaerei e basi aeree in Israele, Arabia Saudita e Qatar, utilizzando immagini satellitari e dati pubblici rielaborati con l’Ia.
Secondo alcuni analisti, le società private offrono a Pechino un vantaggio strategico ideale: la possibilità di sostenere indirettamente partner come l’Iran mantenendosi al contempo ufficialmente distanti dal conflitto.
A dispetto di quanto annunciato da Washington, pare che non sia stata raggiunta la superiorità aerea nei cieli iraniani: per la prima volta, un caccia F-15 americano è stato distrutto dal regime mentre sorvolava il territorio dell’Iran.
Dopo l’annuncio dell’abbattimento da parte dei media iraniani, si sono susseguite notizie contrastanti, a partire dal tipo di jet colpito. Secondo Teheran, si trattava di un F-35, con un solo posto, ma le immagini suggerivano che fosse un F-15, quindi con un equipaggio di due persone. Quest’ultima ipotesi è stata confermata da diversi esperti. Va da sé che inizialmente non fosse chiaro il numero dei militari americani coinvolti. La confusione ha riguardato anche la loro sorte: quando si parlava ancora di un solo pilota, prima il regime ha dato per certa la sua morte, ma poco dopo l’agenzia Tasnim ha rivelato che si sarebbe eiettato, precipitando nel territorio iraniano. Anche il servizio di intelligence dei pasdaran ha condiviso le foto del sedile intatto. Immediate sono state le ricerche di soccorso attivate dagli Stati Uniti, con il supporto di Israele, per localizzare i membri dell’equipaggio, mentre i media iraniani mostravano due elicotteri e un aereo C-130 Hercules americani volare a bassa quota sull’Iran. Peraltro, a detta delle agenzie di stampa iraniane e di Al jazeera, uno dei Black hawk impegnati nella ricerca nel Sudovest dell’Iran, sarebbe stato colpito dal fuoco antiaereo. Nel momento in cui scriviamo Washington non ha rilasciato dichiarazioni in merito né smentito la notizia.
Il regime, comunque, non si è lasciato scappare l’occasione di poter catturare i soldati americani, annunciando una taglia di 64.000 dollari secondo al Jazeera. A dare indicazioni alla popolazione è stata pure la tv locale della provincia di Kohkilouyeh e Boyer-Ahmad, a 500 chilometri a Sud-Ovest di Teheran: alla consegna dei piloti americani sarebbe corrisposto «un premio prezioso». Ma i soccorsi statunitensi sono stati più veloci: un pilota è stato tratto in salvo. Non si hanno, quando il giornale va in stampa, notizie ufficiali sul secondo militare, ma secondo l’agenzia iraniana NourNew, sarebbe stato catturato. Israele intanto ha sospeso i raid per facilitare le operazioni di salvataggio da parte degli States.
E mentre Trump veniva informato dell’abbattimento del caccia, il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha condiviso un’amara riflessione per la Casa Bianca: «Questa geniale guerra senza strategia che hanno scatenato è stata ridimensionata da “cambio di regime” a “Ehi! Qualcuno riesce a trovare i nostri piloti?”». Peraltro, secondo l’intelligence americana, l’Iran avrebbe ancora intatta la metà dei lanciatori di missili e dei droni.
Gli Stati Uniti hanno intanto distrutto il simbolo di modernizzazione dell’Iran: il ponte B1, che collega Teheran a Karaj. A detta dei funzionari americani, l’infrastruttura, oltre a essere utilizzata per il supporto logistico, era il collegamento per trasportare i missili e i suoi componenti verso i siti di lancio nell’Iran occidentale. I morti sono almeno otto e i feriti 95. Lo stesso Trump ha confermato il raid su Truth, avvertendo che arriverà il turno della distruzione «delle centrali elettriche». A condannare l’attacco, definendolo «un crimine di guerra terroristico in stile Isis» è stato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei.
Baqaei non esclude nemmeno che dietro gli attacchi di Stati Uniti e Israele ci sia la partecipazione di alcuni Paesi del Golfo. La considerazione si riferisce a un drone abbattuto sopra la città di Shiraz. A suo dire «potrebbe essere un’ulteriore prova della partecipazione diretta di alcuni Stati della regione nei crimini di guerra. Il regime ha poi rivendicato un attacco contro un data center di Oracle a Dubai. Raid che è però stato smentito dagli Emirati Arabi Uniti. Quel che è certo, invece, è lo scoppio di un incendio nell’impianto per la produzione di gas ad Habshan, sempre negli Emirati, a seguito di un attacco iraniano. Le attività nel sito, che produce il 60% del gas del Paese, sono state sospese, mentre si conta una vittima egiziana. Nel pomeriggio è stato comunicato che è stata colpita anche la sede della Emirates global aluminium di Al Taweelah. Pure in Kuwait è divampato un incendio nella raffineria di Mina Al-Ahmadi. Ed è stato danneggiato un impianto di desalinizzazione che fornisce la maggior parte dell’acqua ai Paesi del Golfo. Nel frattempo, il Regno Unito ha annunciato che schiererà nel Paese il suo sistema di difesa aerea, Rapid Sentry. I pasdaran hanno anche comunicato di aver preso di mira la portaerei statunitense Abraham Lincoln, nell’Oceano Indiano settentrionale, con quattro missili da crociera.
A inserirsi nell’attività diplomatica è la Russia: dopo che il presidente russo, Vladimir Putin, e il suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan, hanno chiesto un «immediato cessate il fuoco», è stato anche reso noto che Mosca ha proposto un piano di sicurezza collettiva per il Golfo, che prevede «un confronto paritario, senza prescrizioni imposte dall’Occidente».





