L’assistente sociale ora va all’attacco e fa causa ai legali dei bambini del bosco
Pensavamo di avere già visto tutto riguardo al caso della famiglia nel bosco quando abbiamo scoperto che a somministrare i test a genitori e figli è una psicologa che li derideva sui social. Ma da qualche giorno assistiamo a uno spettacolo perfino più sconcertante, che è culminato nella denuncia per violenza privata dall’assistente della famiglia Trevallion da cui è partito poi il percorso che ha portato all’allontanamento.
La professionista, a quanto pare, era entrata in conflitto con Catherine, la madre, e sembra proprio che il dissidio non sia finito. Giovedì, quando la garante nazionale dell’infanzia Marina Terragni è scesa a Vasto per visitare i bambini in casa protetta dopo la decisione del Tribunale di allontanare la mamma, la D’Angelo non si è fatta trovare nonostante avesse preso accordi per un colloquio. Non si è resa disponibile nemmeno al telefono. Sappiamo però che nella stessa mattinata, assieme alla garante dell’infanzia abruzzese, ha organizzato un incontro con il padre dei bambini, Nathan. Una chiacchierata da cui è stata esclusa la madre: pare che l’assistente sociale abbia voluto rimarcare la «correttezza» del proprio operato e, stando alle indiscrezioni riportate da Repubblica, avrebbe proposto a papà Trevallion un percorso per sistemare in qualche modo la situazione. Di tutto questo la professionista non ha voluto parlare con la Terragni: sebbene l’incontro con Nathan fosse concluso da un’ora, la D’Angelo ha deciso di non essere presente a Vasto.
In compenso, venerdì l’assistente ha inviato al tribunale una lunga lettera in cui elenca le sue ragioni e, di nuovo, spiega di aver sempre agito per il meglio. Passaggi evidentemente parte di una strategia difensiva che punta a scaricare ogni colpa su mamma Catherine, e a sollevare il servizio sociale da ogni responsabilità. La missiva riporta una versione sorprendente, soprattutto quando descrive la giornata di venerdì e la partenza di Catherine dalla casa protetta. «Venerdi 06/03/2026 i minori hanno dunque trascorso l’intera giornata con i familiari e anche al momento del congedo dalla madre erano tranquilli nel colorare alcuni disegni, nonostante i momenti di tensione venutisi a creare per quanto esposto nella nota allegata», si legge.
«È necessario precisare altresì che la Responsabile della Casa di Accoglienza si è accorta della presenza di un telefono cellulare, probabilmente di proprietà della zia materna, posizionato in verticale e in modalità videoregistrazione sullo stesso tavolo dove erano i bambini. I presenti sono stati invitati pertanto a sospendere le registrazioni. È stato agevolato il momento dei saluti per alcune ore, durante le quali i bambini non hanno pianto. Soltanto la primogenita, che era in braccio alla madre, ha comprensibilmente manifestato le proprie emozioni e dopo alcuni minuti è stata portata dalla madre all’esterno della struttura, a favore di telecamere e giornalisti, nonostante la febbre e gli inviti della scrivente e degli educatori a rientrare. Nel momento in cui le figure adulte di riferimento hanno messo i bambini nella condizione di poter procedere al distacco con serenità, questo si è realizzato con molta tranquillità. Con il padre è stato possibile parlare per brevi istanti, ma non si è mai mostrato oppositivo o aggressivo, ha al contrario agevolato la circostanza».
Dunque secondo l’assistente sociale i bambini erano addirittura sereni dopo avere appreso la notizia della separazione e solo l’atteggiamento negativo della madre avrebbe causato problemi. A noi risultano cose molto diverse, compresi pianti disperati e tensione fra i piccoli che non volevano affatto salutare la mamma. Tutte scene di cui esiste più di un testimone.
Nella lettera un’altra affermazione lascia perplessi. Si scopre che «è stato messo un letto aggiuntivo nella stanza dei bambini, i quali dormono con la presenza costante di un’educatrice al loro fianco». Ma pensa. Quando la madre chiedeva di dormire con loro veniva giudicata riottosa e indisciplinata, ma ora si può consentire che un educatore passi la notte con i piccini. Aspettate, però, perché non è finita. Della strategia autoassolutoria del servizio sociale fa parte anche una comunicazione diffusa ieri dall’avvocato che i servizi hanno assunto giorni fa a spese dei contribuenti per tutelare la propria immagine. «Gli operatori della casa famiglia di Vasto hanno ripristinato buone relazioni con i minori facendo venir meno le ragioni del disposto trasferimento e, pertanto, il Tribunale potrà ora valutare tale nuovo assetto», scrive il legale Maria Pina Benedetti, in rappresentanza dell’Ecad 14 Alto Vastese.
L’avvocato spiega poi che «l’assistente sociale non ha potuto incontrare la Garante perché impegnata, nelle stesse ore, nella delicata gestione del caso. Ha dato seguito nel pomeriggio ad un contatto telefonico». Infine, l’allucinante conclusione: «Dopo l’allontanamento della madre e in attesa di reperire altra struttura, si è verificato che gli operatori della casa famiglia di Vasto hanno ripristinato buone relazioni con i minori facendo venir meno le ragioni del disposto trasferimento e, pertanto, il Tribunale potrà ora valutare tale nuovo assetto». Capito? Mandata via Catherine tutto è tornato tranquillo. Inoltre, l’avvocato invita la Garante Terragni a «una corretta dialettica istituzionale» fondata «su dati oggettivi e sul rispetto dei ruoli». Sempre lo stesso ritornello: a creare problemi sono i giornali, Catherine, e tutti coloro che si immischiano nella faccenda, compresa la Terragni. Con cui, si dice, non è stato possibile incontrarsi per via di impegni professionali (ma, come detto sopra, l’incontro segreto con Nathan era già concluso).
La risposta della garante non si è fatta attendere, ed è durissima. «Apprendiamo con stupore di un comunicato stampa diffuso da Ecad 14 Alto Vastese, gestore del Servizio Sociale dei comuni d’ambito, compreso Palmoli, riguardo alla nostra visita alla casa famiglia che ospita i tre minori Trevallion. Detto comunicato stampa merita ben più di una precisazione», dice Marina Terragni. «Smentisco in modo categorico. L’assistente sociale non si è resa disponibile a un colloquio con me. I servizi sociali non mi hanno nemmeno dato il contatto telefonico, che ho dovuto reperire per altre strade. Non ho mai detto che i bambini stanno bene. Ho detto e scritto che i bambini stanno fisicamente bene, ma la loro notevole agitazione psicomotoria, insieme a un atteggiamento di paura e diffidenza nei confronti degli estranei rivela un disagio evidente che non sorprende, visto i ripetuti traumi a cui sono stati sottoposti. Con le balle non si va da nessuna parte».
Terragni giudica «gravemente lesiva» l’accusa di avere fatto «affermazioni non corrispondenti alla realtà», e spiega che la visita effettuata a Vasto rientra perfettamente nelle sue competenze. «Resta l’amarezza», conclude la garante, «a fronte della perdurante sofferenza di tre minori esposti a ripetuti traumi, di dover constatare il persistere di un atteggiamento non disponibile a qualsivoglia riflessione autocritica che quanto meno problematizzi - come sta avvenendo a livello nazionale - il tema della propria formazione in considerazione del delicatissimo ruolo che i servizi sociali sono chiamati a svolgere».
Ciliegina sulla pessima torta, la denuncia che la D’Angelo ha presentato contro Danila Solinas e Marco Femminella, i legali della famiglia, i quali a suo dire l’avrebbero pesantemente intimidita e le avrebbero impedito di svolgere le sue funzioni di pubblico ufficiale. Che si denuncino degli avvocati è piuttosto raro, con questi toni poi ancora di più. Comunque sia, viene da domandarsi se non si sia giunti a un livello di conflittualità veramente esagerato.
Ecco, questa è la situazione in cui si trovano a vivere i Trevallion. Sono separati e devono fare i conti con istituzioni che dal primo giorno non fanno che mettere nel mirino Catherine accusandola di essere fonte di ogni male. L’assistente sociale, che dovrebbe supportare in ogni modo la famiglia, cerca invece di tutelarsi scrivendo al tribunale e avvalendosi di un avvocato gentilmente offerto da tutti noi, attacca e denuncia, però non si sente in dovere di incontrare la garante nazionale dell’infanzia.
Purtroppo, più che l’interesse dei minori, qui sembra prevalere l’interesse dei singoli.





