L'isola caraibica potrebbe diventare la meta di una nuova spedizione. L’iniziativa Nuestra América, promossa dall’Internazionale Progressista e dai Democratic Socialists of America, è sostenuta dall’attivista svedese e punta a sfidare l’embargo di Washington. Incidente al largo delle acque cubane: la Guardia Costiera di L'Avana ha aperto il fuoco su un'imbarcazione registrata in Florida, uccidendo quattro persone e ferendone altre sei.
Cuba potrebbe diventare la meta di una nuova Flotilla che dovrebbe arrivare nell’isola caraibica il 21 marzo. L’iniziativa, denominata Nuestra América, è stata promossa dall’ organizzazione Internazionale Progressista e dai Democratic Socialists of America, che hanno appoggiato l’elezione di Mamdani a New York, e ha già ricevuto la benedizione dell’eco-attivista Greta Thunberg. Le imbarcazioni vorrebbero portare cibo, medicinali e beni di prima necessità, ma soprattutto «rompere il blocco imposto da Washington».
Nel frattempo, la cronaca delle ultime ore riporta di quanto accaduto al largo delle acque cubane, dove la Guardia Costiera ha aperto il fuoco su un'imbarcazione registrata in Florida, uccidendo quattro persone e ferendone altre sei. Stando a quanto dichiarato dal ministero dell’Interno dell’Avana lo scontro sarebbe avvenuto nelle acque territoriali dell’isola e in una nota gli uomini sull’imbarcazione sono stati definiti come aggressori statunitensi.
Le previsioni di Donald Trump sul crollo del regime cubano sembrano infatti sempre più vicine ad avversarsi. Il tycoon aveva dichiarato che L’Avana era pronta a cadere e che non ci sarebbe stato bisogno di fare nulla, dipendendo totalmente dal petrolio del Venezuela che adesso non avrebbe più ricevuto. Il governo di Cuba ha annunciato alle compagnie aeree internazionali che gli aeroporti cubani non saranno in grado di fare rifornimento agli aerei almeno fino a metà marzo. Una situazione che complica enormemente l’afflusso turistico nell’isola caraibica, costringendo gli aerei a fare degli scali tecnici in Messico o nella Repubblica Dominicana. Air Canada ha già interrotto le tratte, limitandosi a organizzare una serie di voli per riportare a casa i canadesi presenti a Cuba. Per il momento le compagnie aeree spagnole Iberia e Air Europa hanno dichiarato che i loro servizi per l'isola continueranno, ma i voli da Madrid dovranno atterrare nella Repubblica Dominicana per rifornirsi di carburante. Nelle ultime settimane il governo cubano ha tagliato molte tratte di trasporti pubblici, ha accorciato la settimana lavorativa e ha imposto che le lezioni universitarie si tengano online. Il governo ha anche deciso di chiudere alcuni resort turistici per concentrare i visitatori. Il turismo è in grave crisi ormai da anni: nel 2024 sono arrivati poco più di 2 milioni di turisti, la cifra più bassa in due decenni e nel 2025 c’è stato un ulteriore calo del 20 per cento. I blackout sono sempre più frequenti e le code ai distributori infinite, mentre ormai anche i generatori degli ospedali sono quasi esauriti.
Carlos Fernandez de Cossio è il viceministro degli Esteri ed ha lavorato presso le Nazioni Unite. «Abbiamo opzioni molto limitate, dobbiamo cercare un dialogo che si basi sul rispetto delle sovranità nazionale. Siamo aperti al dialogo con gli Stati Uniti, ma non vi sarà né collasso del sistema socialista cubano, né tantomeno una nostra resa». L’esperto uomo politico ha poi fatto la fotografia dell’attuale situazione. «Stiamo adottando una serie di misure che mirano a preservare i servizi essenziali e concentrare le risorse dove sono più necessarie. Siamo pronti ad aprire una trattativa economica, ma non ad un cambio di regime. Tutte le divergenze con Washington possono essere risolte».
Il Messico sta valutando la ripresa delle spedizioni di petrolio, dopo la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha annullato i dazi imposti contro i Paesi esportatori di greggio verso Cuba. Il governo della presidente Claudia Sheinbaum ha inviato 800 tonnellate di aiuti alimentari a bordo di due navi della sua Marina. Anche il Canada ha annunciato che sta lavorando a un pacchetto di aiuti e assistenza. Mosca è intervenuta nella questione dichiarando che la situazione è davvero critica e accusando gli Stati Uniti di aver imposto una stretta alla gola sull’isola. Dichiarazioni di sostegno sono arrivate anche dalla Cina, dal Brasile e dalla Colombia, ma il destino dell’ormai ex isola rivoluzionaria sembra già segnato.
Dopo giorni di scontri e violenze la situazione in Messico sembra essere tornata alla normalità. Il governatore dello stato di Jalisco, Pablo Lemus, patria del cartello Nueva Generación, ha dichiarato che la vita è ricominciata normalmente, comprese tutte le attività economiche e commerciali , dopo la paralisi dovuta all’eliminazione del padrino della droga El Mencho. Le scuole ripartiranno in presenza e anche il trasporto pubblico sarà garantito, mentre sta andando avanti lo sgombero dei veicoli incendiati dai narcos lungo le strade statali, grazie ai 2.500 militari federali arrivati come rinforzo. Anche a Puerto Vallarta, principale località turistica di Jalisco, il governo federale ha dichiarato che tutto è stato riattivato, compresa la zona alberghiera. Lemus ha ringraziato le forze dell’ordine e ha promesso che il turismo sarà difeso e garantito, chiamando la popolazione all’unità e alla solidarietà.
Ma il potente cartello non può dirsi sconfitto dopo l’eliminazione di quello che era probabilmente l’ultimo grande boss della droga messicano. Insieme a El Mencho è stato ucciso anche il suo braccio destro Hugo «H» alias El Tuli, un uomo estremamente influente nel clan che coordinava posti di blocco, incendi di veicoli, attacchi alla Guardia nazionale e agli edifici governativi. El Tuli aveva anche messo una taglia di 20.000 pesos (circa 1.000 euro) per ogni soldato o poliziotto che veniva ucciso. Il cartello Jalisco Nueva Generación, nonostante la perdita dei due uomini più importanti , si sta già riorganizzando scegliendo un nuovo capo da seguire. Due dei figli di El Mencho sono morti tempo fa, mentre un terzo si trova in carcere negli Stati Uniti. Rubén Oseguera González, meglio conosciuto come El Menchito era l’erede designato, ma è stato condannato all’ergastolo più trent’anni per associazione a delinquere finalizzata al traffico di cocaina e metanfetamina negli Usa. Sui giornali messicani sono apparsi ben cinque possibili eredi del pericoloso El Mencho, ma il figlio della moglie del defunto boss appare il grande favorito. Juan Carlos Valencia González, alias El 03, come detto figliastro di Nemesio Oseguera Cervantes, appare come il suo successore naturale. Figlio di un primo matrimonio di Rosalinda González Valencia, conosciuta come La Jefa, che ha sempre avuto molta influenza su El Mencho imponendogli il figlio. Juan Carlos Valencia Gonzalez è nato a Santa Ana in California e ha la cittadinanza statunitense. Negli ultimi anni ha guidato il gruppo «Elite», il braccio armato di Jalisco dimostrandosi sempre molto risoluto e capace di organizzare attacchi e battaglie contro le forze dell’ordine. Lui ha convinto il clan a investire in armamenti sempre più moderni per contrastare l’esercito messicano. Sulla sua testa pende una taglia di 5 milioni da parte della Dea, il Dipartimento antidroga americano. Un altro personaggio da tenere d’occhio potrebbe essere Audias Flores Silva , El Jardinero, responsabile delle operazioni del cartello in diverse entità federali, come Jalisco e Michoacan e dei processi di espansione in altre, come Zacatecas, mentre appare meno probabile una promozione di Gonzalo Mendoza Gaitán, alias El Sapo, responsabile delle operazioni portuali e marittime del cartello in particolare a Manzanillo , il porto più importante del Paese e da cui arrivano la maggior parte dei precursori chimici provenienti da Cina, India e Thailandia. Un ruolo nella nuova organizzazione potrebbe averlo anche la figlia di El Mencho Jessica Johanna Oseguera Gonzalez, detta La Negra, anch’essa con la cittadinanza statunitense. Nel febbraio 2020, è stata arrestata a Washington, mentre si recava all’udienza penale del fratello, ed è stata accusata di cinque capi d’imputazione per transazioni o affari in quanto membro del Cartel de Jalisco Nueva Generacion.
L’eliminazione di Nemesio Osegura Cervantes, meglio conosciuto come El Mencho, il più importante narcotrafficante messicano, ha gettato il paese nel caos. La caccia al cinquantanovenne boss della droga, fondatore e leader del Cartello di Jalisco Nueva Generación (Cjng), è andata avanti per settimane con una vasta operazione dell’esercito messicano, sostenuto anche dall’intelligence statunitense.
El Mencho è stato ucciso in uno scontro a fuoco con le forze di sicurezza locali insieme ai suoi fedelissimi, che hanno scatenato una vera e propria battaglia. Il durissimo scontro si è svolto nella cittadina di Tapalpa, nello stato di Jalisco a circa due ore di distanza dalla capitale statale Guadalajara. L’operazione militare è stata organizzata in grande stile con un attacco esteso a diverse città in otto stati federali e con addirittura il supporto dell’aviazione. Il governo del presidente Claudia Sheinbaum ha chiuso lo spazio aereo sopra queste località per consentire ai caccia di operare liberamente. L’esercito dei narcos ha combattuto strada per strada, arrivando ad interrompere il traffico sull’interstatale incendiando decine di auto con quelli che vengono chiamati «narcobloqueos». Alla morte di El Mencho, avvenuta per le gravi ferite riportate nella battaglia sull’aereo che lo stava portando a Città del Messico, i suoi uomini hanno reagito in maniera estremamente violenta. Secondo le autorità messicane hanno già provocato almeno 58 morti, compresa una giovane donna incinta. In una decina di attacchi in zone diverse, organizzati dai membri del cartello, hanno perso la vita 25 agenti della guardia nazionale, che non è ancora riuscita a riprendere il controllo della situazione. Diverse compagnie aeree, tra cui Air Canada, Delta, American Airlines e United hanno sospeso i voli negli aeroporti di Guadalajara e Puerto Valllarta, le due principali città dello stato di Jalisco. Centinaia di passeggeri hanno affermato di essere rimasti bloccati nei velivoli atterrati o in partenza, ma le autorità hanno garantito che presto tutto tornerà alla normalità. In tutta Jalisco scuole ed uffici pubblici sono stati chiusi e tutti gli eventi pubblici sono stati annullati per sicurezza. Il presidente messicana Sheinbaum ha cercato di rassicurare la popolazione dicendo che le forze dell’ordine stanno riprendendo il controllo del territorio ed ha ringraziato l’esercito per l’operazione che ha eliminato uno dei più potenti e pericolosi criminali della nazione centroamericana. Sheinbaum ha anche sottolineato che l’eliminazione di El Mencho è stata opera delle forze messicane e che non c’è stata partecipazione diretta delle forze degli Stati Uniti, ma semplicemente una collaborazione a livello di informazioni e intelligence. La leader messicana ha annunciato che le forze di polizia hanno già arrestato 27 persone, 11 per gli episodi di violenza e 14 per i saccheggi ai danni di attività commerciali e istituti di credito. In molti hanno approfittato del caos, appiccando il fuoco e attaccando i civili che restano barricati in casa. Il sottosegretario di Stato statunitense, Christopher Landau, ha dichiarato che questo è un grande sviluppo per il Messico, gli Usa, l’America Latina e tutto il mondo «che oggi è un posto migliore. Oggi i buoni sono più forti dei cattivi». Il ministero della Difesa di Città del Messico ha rivelato altri particolari, come il fatto che il temibile boss sarebbe stato individuato e ucciso grazie a un infiltrato nella cerchia di conoscenti della sua amante, che è stata stata pedinata per settimane. Con la morte di El Mencho, con un passato da agente di polizia, viene eliminato l’ultimo grande padrino del narcotraffico messicano. Prima di lui erano stati arrestati i leader del cartello di Sinaloa, Joaquín «El Chapo» Guzman e Ismael «El Mayo» Zambada, entrambi poi estradati negli Stati Uniti.
L’amministrazione di Donald Trump aveva messo una taglia di 15 milioni di dollari sulla testa di El Mencho ed aveva accusato più volte il Messico di non fare abbastanza per combattere il narcotraffico, offrendo truppe in sostegno alle forze di sicurezza messicane. Nonostante le rassicurazioni della presidenza messicana, la cittadinanza rimane chiusa in casa e anche il ministero degli Esteri italiano ha diramato un comunicato: evitare tutti gli spostamenti non essenziali e di fare attenzione nelle principali città di Jalisco e in altri sette stati messicani, dove la violenza si sta propagando. Guadalajara è inoltre una delle tre città scelte dal Messico come sede dei mondiali organizzati con Canada e Stati Uniti che inizieranno fra circa tre mesi. Nello specifico, nella capitale di Jalisco sono previsti quattro match delle fase a gironi ed anche la nazionale messicana e quella spagnola scenderanno in campo qui. Donald Trump ha già affrontato pubblicamente il problema della sicurezza in vista della Coppa del Mondo cercando di rafforzare le misure negli Stati Uniti, ma la situazione messicana appare incontrollabile. Se a Jalisco, sede del cartello della droga di El Mencho, le forze di sicurezza stanno facendo molta fatica a respingere l’esercito dei narcos, in almeno altri otto stati il governo centrale e la polizia sono quotidianamente sotto attacco della criminalità organizzata. Il Messico negli ultimi anni ha avuto una costante crescita economica, ma molto spesso è mancata la stabilità e la sicurezza per i cittadini che vivono sotto la costante minaccia dei cartelli della droga, un’entità parallela allo stato e molto spesso più forte ed organizzata.





