america

{{ subpage.title }}

La sorella del terrorista anti Trump: «Voleva risolvere i problemi così...»
(Getty Images). Nel riquadro, Cole Tomas Allen
La cena con i corrispondenti della Casa Bianca non aveva ricevuto la più alta classificazione di sicurezza. L’aspirante killer, attivista di sinistra, aveva partecipato a una manifestazione «No Kings» contro il tycoon.

Sono ore frenetiche negli Stati Uniti: dopo gli spari alla cena annuale dei corrispondenti della Casa Bianca, la priorità è far luce sulle motivazioni dell’attentatore, ma anche valutare i protocolli di sicurezza. Cole Tomas Allen, l’autore della sparatoria all’hotel Hilton di Washington, è comparso ieri davanti al giudice federale Matthew Sharbaugh per la prima udienza sulle accuse penali. E non è escluso l’ergastolo: Sharbaugh ha annunciato che l’uomo è accusato di aver tentato di assassinare il presidente degli Stati Uniti. Allen è poi incriminato per i reati legati al possesso di armi.

Continua a leggereRiduci
Di chi è la colpa se sparano a Trump? Ovvio, di Trump
Donald Trump (Getty Images)
Fioccano pareri di esperti sui frutti dell’odio seminato dai Maga In alternativa, diventano buone persino le teorie complottiste.

Anche questa volta la versione più diffusa è che «se l’è andata a cercare». Tesi, appunto, non certo inedita che però si tinge ora di una sfumatura particolare. Più o meno i maestri del pensiero sono d’accordo sul fatto che Donald Trump sia la causa dell’ennesimo attentato ai suoi danni. Tuttavia qualcuno ritiene che il presidente abbia armato la mano (aspirante) assassina di Cole Tomas Allen alimentando l’odio e la divisione fra gli americani.

Continua a leggereRiduci
Quel legame con gli Usa non tornerà
Ursula von der Leyen con Donald Trump (Getty Images)
Secondo l'esperto di intelligence Mark William Lowe, Donald Trump o no, Washington non considera più le alleanze come immutabili, nemmeno quella con il Vecchio continente. Il futuro è incerto, e sarà così anche con governi dem.

La minaccia più seria per l’Europa oggi non è esterna, né proviene dai suoi confini o da teatri di instabilità lontani. Risiede piuttosto in una crescente incertezza a Washington, un’incertezza che ha iniziato a erodere le fondamenta della relazione transatlantica in modo progressivo ma ormai evidente.

Continua a leggereRiduci
Il presidente inizia a trattare quando gli interessi sul debito americano, giunto a 39 trilioni di dollari, arrivano al 4,5%. È successo un anno fa sui dazi. A farne le spese pure i nostri Btp, cresciuti oltre il 4% prima delle aperture all’Iran, con lo spread in zona 100.

Quattro virgola cinquanta per cento. Questa percentuale è quella chiave per capire le mosse di Donald Trump e quindi dei mercati. Questa famoso 4,5% è l’interesse pagato dal Tesoro americano sulla montagna di debito su cui siedono gli Stati Uniti. Sopra questa soglia, il mercato giudica insostenibile la gestione del rosso federale.

Continua a leggereRiduci
Dimmi La Verità | Stefano Graziosi: «Ecco cosa pensano gli americani della guerra in Iran»

Ecco #DimmiLaVerità del 12 marzo 2026. Il nostro Stefano Graziosi ci spiega come sta reagendo il popolo americano alla guerra in Iran.

Le Firme

Scopri La Verità

Registrati per leggere gratuitamente per 30 minuti i nostri contenuti.
Leggi gratis per 30 minuti
Nuove storie
Preferenze Privacy