unione europea

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Fiumi di soldi per la grancassa pro Europa
Ursula von der Leyen (Ansa). Nel riquadro, la copertina del libro di Thomas Fazi, «La macchina della propaganda europea. Il lato oscuro di Ong, media e università»
Nel suo libro, Thomas Fazi elenca dettagliatamente come vengono spesi i proventi delle nostre tasse. Una montagna di denaro finisce nelle tasche di Ong, editori, università e media compiacenti. In cambio? Predicare a senso unico quanto è bella l’Unione.

Si parla tanto di Europa. Anzi, non c’è giorno che non si dibatta del suo presente e del suo passato, che non se ne rilanci l’azione o se ne individuino le debolezze strutturali. Insomma, tutte cose che da queste parti ben conosciamo essendo tra coloro che, dell’Unione europea, vediamo le ombre e le insufficienze croniche e le raccontiamo quanto meno per bilanciare la retorica europeista che abbonda nel dibattito politico e mediatico.

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Speriamo che la Bce non imiti la Ue
Christine Lagarde
A parte una certa capacità di intervento finanziario con debito comune, l’Unione europea balbetta. E anche la Christine Lagarde, che vuole alzare i tassi, contribuisce alla catastrofe.

L’Ue mostra capacità insufficienti di gestione delle emergenze che abbiano un’origine geopolitica, tema di attenzione urgente per gli effetti economici della crisi nel Golfo. La prova è che la Commissione abbia comunicato un piano preventivo di riduzione dei consumi energetici - atto razionale, ma di gestione passiva - invece di attivare misure d’emergenza.

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Soltanto Mattarella crede che la Ue abbia ancora senso
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante la cerimonia di consegna dell'onorificenza accademica di Dottore Honoris Causa conferita dall'Università di Salamanca (Ansa)
A Salamanca Mattarella invita l’Europa a opporsi alla fine del multilateralismo. E se la prende con i sovranismi, dimenticando come è nato il diritto internazionale.

Non poteva dirlo, ma Sergio Mattarella deve averlo pensato. Ah, se a Roma ci fosse Pedro Sánchez invece che Giorgia Meloni! In un passaggio della sua lectio magistralis per il conferimento della laurea ad honorem in filologia ieri, all’università di Salamanca, ha scandito: «Senza Spagna e Italia non si può comprendere l’Europa».

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Manfred Weber, capo del Ppe, torna a invocare l’eliminazione dell’unanimità. Romano Prodi non va per il sottile: senza manco cambiare i Trattati, li vuole aggirare. Ciò significa che la presunta cura per l’Ue, in realtà, è il suo funerale.

L’Unione europea non funziona. Vero. Ma se cambiarla equivale, di fatto, a smontarla, tanto vale raccontarsi la verità e compiere un passetto in più. Abolendola. Da fronti diversi, ma con scopi simili, prima Romano Prodi sulla Stampa e poi, ieri, Manfred Weber sul Corriere della Sera, hanno ripreso l’assedio al principio dell’unanimità.

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È sempre la solita Ue. Una vagonata di soldi per combattere (quasi) tutti i razzismi
Il palazzo della Commissione europea (iStock). Nel riquadro, La copertina del piano strategico antirazzista Ue
L’Europa lancia l’ennesima stretta alle libertà spacciata per lotta alle discriminazioni. Ma si scorda dei bianchi e cristiani vessati.

È piacevole e rassicurante avere delle certezze. E se oggi abbiamo una certezza granitica è che - a prescindere da quanto accade nel mondo, dagli orientamenti politici delle nazioni e dalle sensibilità dei cittadini - l’Unione europea continuerà ad agire come un organismo promotore della distopia a ogni livello.

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