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Follia Ue: ci chiede di consumare meno gas
(IStock)
Bruxelles ci ha sempre esortato ad aumentare le scorte per ridurre i costi, ma adesso consiglia il contrario: meno stoccaggi. E invita imprese e famiglie a limitare i consumi: un buon modo per avere più disoccupazione.

L’Europa se n’è inventata un’altra. Seguite il ragionamento perché è talmente sottile, arguto e fino da rasentare pericolosamente il nulla assoluto. Poiché con la guerra ci può essere un problema di approvvigionamento del gas (ma va’?, ci era sfuggito), e ora già costa troppo (menomale che ce l’hanno detto, sennò avremmo pensato che qualcuno ci stesse rubando i soldi nel portafoglio), mettetene da parte un po’ meno e, soprattutto, consumatene di meno perché se aumenta troppo il numero di coloro che ne comprano tanto (la domanda) poi aumenta il prezzo e cresce l’inflazione.

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Ets e dl Bollette, Von der Leyen apre a Meloni
Ursula von der Leyen e Giorgia Meloni (Ansa)
  • Ursula: «Collaboriamo con Roma. Ogni Stato necessita di misure ad hoc». Disponibilità della presidente tedesca anche a revisione dei crediti per le emissioni. Giorgia: «Meccanismo perverso. Confido nel via libera dell’Ue». Foti e Urso: «Ascoltato il governo».
  • Orbán blocca gli aiuti a Kiev, ira dei leader. Merz: «Sleale». Vance a Budapest a inizio aprile, a ridosso delle elezioni.

Lo speciale contiene due articoli.

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«Serve un'Europa unita nel settore energetico». Lo ha detto il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, dalla sede della delegazione di Confindustria a Bruxelles.

A febbraio, i Paesi Ue hanno comprato il 100% del gas liquido prodotto nella penisola Jamal. E nonostante la stretta, continua ad arrivare anche il greggio. Tanto vale agire allo scoperto e tamponare l’emergenza.

Non abbiamo grosse alternative: o tappiamo le falle causate della crisi di Hormuz con le forniture russe, approfittando della sospensione delle sanzioni Usa sulle petroliere già in mare, o rischiamo il crollo dell’economia. In fondo, il passo da compiere sarebbe più formale che sostanziale: il Vecchio continente, infatti, continua a ricevere energia da Mosca. Nonostante i proclami dei dirigenti dell’Ue.

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«Non è un referendum contro la magistratura. Se fosse contro, noi avvocati saremmo contrari: non limita l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati perché per noi sono valori di democrazia. Questa riforma, invece, libera il giudice dalla pressione che viene fatta dall’ufficio del pubblico ministero che sottomette l’avvocatura rispetto alle altre due parti del processo».

Così Francesco Greco, presidente del Consiglio Nazionale Forense, a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 a Roma.

«È una riforma di libertà, è una riforma che serve a mettere alla pari l’Italia agli altri Paesi europei a democrazia avanzata, dove le carriere sono separate da sempre — aggiunge —. Soltanto Turchia, Bulgaria e Romania hanno le carriere così come in Italia. L’Italia non ha come fiore all’occhiello la giustizia, quindi dobbiamo fare questo passaggio per far sì che l’Italia sia come tutti gli altri Stati europei».

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