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2025-11-16
Scintille fra i Maga: Trump scarica la pasionaria degli isolazionisti
Donald Trump (Ansa)
«Il presidente Trump mi ha appena attaccato e ha mentito sul mio conto», ha replicato la diretta interessata, secondo cui l’inquilino della Casa Bianca si sarebbe adirato perché lei è tra i repubblicani che si sono espressi a favore della pubblicazione dei file di Jeffrey Epstein. «Ho sostenuto il presidente Trump con troppo del mio prezioso tempo, troppo del mio denaro, e ho lottato più duramente per lui anche quando quasi tutti gli altri repubblicani gli hanno voltato le spalle. Ma non venero né sono al servizio di Donald Trump. Adoro Dio, Gesù è il mio salvatore e servo il mio distretto in Georgia e il popolo americano», ha aggiunto. «C’è bisogno di una nuova via da seguire», ha anche detto ieri, puntando il dito contro quello che ha definito il «complesso politico-industriale».
Salvo ripensamenti, la frattura tra Trump e la Greene sembra difficilmente sanabile. Il che è tanto più eclatante alla luce del fatto che, come accennato, la deputata è una storica sostenitrice dell’attuale presidente americano. Nel gennaio 2021, fu, per esempio, tra i parlamentari che votarono contro la certificazione della vittoria elettorale di Joe Biden. Tuttavia, da quando Trump è tornato alla Casa Bianca, il rapporto tra i due si è man mano deteriorato.
A giugno, la deputata ha criticato il presidente per aver ordinato gli attacchi ai siti nucleari iraniani. Il mese successivo, ha bollato come «genocidio» la crisi di Gaza. A inizio novembre, ha inoltre apertamente contestato Trump, dopo che quest’ultimo aveva dichiarato che i prezzi dei generi alimentari erano scesi. La tensione è riesplosa lunedì scorso, quando la Greene ha biasimato l’inquilino della Casa Bianca per la distensione da lui promossa con il presidente siriano, Ahmad Al Sharaa. In quell’occasione, si è lamentata anche del fatto che, a suo dire, Trump sarebbe troppo concentrato sulle questioni internazionali e non abbastanza sui problemi interni. Un altro punto di scontro ha riguardato gli immigrati altamente specializzati: se il presidente è aperto a incrementarli, la Greene si è mostrata fortemente ostile. Infine, come detto, si registrano fibrillazioni anche sui file di Epstein.
Tuttavia, al di là delle questioni contingenti, il tema è strutturale. La lite di Trump con la Greene è in un certo senso speculare a quella che il presidente americano ebbe, alcuni mesi fa, con Elon Musk. Il Ceo di Tesla e la deputata della Georgia rappresentano infatti i due poli opposti del mondo Maga. Il primo incarna l’ala più vicina alle grandi imprese e agli apparati governativi (non dimentichiamo gli importanti appalti che SpaceX vanta con la Nasa e con il Pentagono); la seconda incarna invece l’anima più isolazionista, antisistema e attenta alla working class. Non è un caso che la Greene non apprezzasse l’apertura di Musk nei confronti degli immigrati altamente specializzati. È dunque chiaro come Trump si stia barcamenando tra questi due poli antitetici, rispetto a cui non gli è sempre facile elaborare una sintesi.
E qui veniamo a due aspetti interessanti. Il primo è che, come spesso accaduto negli ultimi dodici mesi, il dibattito pubblico americano continua quasi interamente a svolgersi all’interno del mondo Maga, mentre il Partito democratico resta fondamentalmente marginale, oltreché perso nelle sue beghe intestine. In secondo luogo, è probabile che tale dialettica tra le galassie trumpiste, per quanto significativa, non esploderà in modo virulento nel breve termine: come ha fatto con Musk, Trump, almeno in teoria, potrebbe riappacificarsi anche con la Greene. Soprattutto dopo l’attentato di Butler, il presidente americano può infatti contare sul carisma della sua leadership: un elemento, questo, che lo aiuta a scongiurare fratture insanabili in seno al mondo Maga. Di contro, tale dialettica si acuirà prevedibilmente nel corso delle primarie presidenziali repubblicane del 2028, quando si dovrà decidere il successore dell’attuale inquilino della Casa Bianca. A quel punto, le due anime dell’universo Maga potrebbero arrivare a uno scontro veramente duro: uno scontro che inizia già lontanamente a delinearsi non soltanto nei rapporti altalenanti di Trump con Musk e la Greene ma anche nella nascente rivalità tra JD Vance e Marco Rubio in vista del 2028.
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Il presidente Usa prende pubblicamente le distanze dalla deputata anti sistema Marjorie Taylor Greene. Per ora si tratta di frizioni sotto controllo, ma in vista delle primarie del 2028 la lotta si annuncia feroce.Terremoto nel mondo Maga. Venerdì, Donald Trump ha platealmente revocato il proprio endorsement a colei che, un tempo, era uno dei suoi più ferrei alleati: la deputata repubblicana Marjorie Taylor Greene. «Ritiro il mio sostegno e il mio endorsement alla “deputata” Marjorie Taylor Greene, del Grande Stato della Georgia», ha dichiarato il presidente americano su Truth. «Tutto ciò che vedo fare alla stravagante Marjorie è lamentarsi, lamentarsi, lamentarsi!», ha proseguito, sostenendo che la Greene si sarebbe offesa per non riuscire più a parlare al telefono con lui. «Non posso rispondere ogni giorno alla chiamata di una pazza che si lamenta», ha continuato il presidente, che ha anche accusato la deputata di essersi spostata su posizioni di «estrema sinistra».«Il presidente Trump mi ha appena attaccato e ha mentito sul mio conto», ha replicato la diretta interessata, secondo cui l’inquilino della Casa Bianca si sarebbe adirato perché lei è tra i repubblicani che si sono espressi a favore della pubblicazione dei file di Jeffrey Epstein. «Ho sostenuto il presidente Trump con troppo del mio prezioso tempo, troppo del mio denaro, e ho lottato più duramente per lui anche quando quasi tutti gli altri repubblicani gli hanno voltato le spalle. Ma non venero né sono al servizio di Donald Trump. Adoro Dio, Gesù è il mio salvatore e servo il mio distretto in Georgia e il popolo americano», ha aggiunto. «C’è bisogno di una nuova via da seguire», ha anche detto ieri, puntando il dito contro quello che ha definito il «complesso politico-industriale».Salvo ripensamenti, la frattura tra Trump e la Greene sembra difficilmente sanabile. Il che è tanto più eclatante alla luce del fatto che, come accennato, la deputata è una storica sostenitrice dell’attuale presidente americano. Nel gennaio 2021, fu, per esempio, tra i parlamentari che votarono contro la certificazione della vittoria elettorale di Joe Biden. Tuttavia, da quando Trump è tornato alla Casa Bianca, il rapporto tra i due si è man mano deteriorato.A giugno, la deputata ha criticato il presidente per aver ordinato gli attacchi ai siti nucleari iraniani. Il mese successivo, ha bollato come «genocidio» la crisi di Gaza. A inizio novembre, ha inoltre apertamente contestato Trump, dopo che quest’ultimo aveva dichiarato che i prezzi dei generi alimentari erano scesi. La tensione è riesplosa lunedì scorso, quando la Greene ha biasimato l’inquilino della Casa Bianca per la distensione da lui promossa con il presidente siriano, Ahmad Al Sharaa. In quell’occasione, si è lamentata anche del fatto che, a suo dire, Trump sarebbe troppo concentrato sulle questioni internazionali e non abbastanza sui problemi interni. Un altro punto di scontro ha riguardato gli immigrati altamente specializzati: se il presidente è aperto a incrementarli, la Greene si è mostrata fortemente ostile. Infine, come detto, si registrano fibrillazioni anche sui file di Epstein.Tuttavia, al di là delle questioni contingenti, il tema è strutturale. La lite di Trump con la Greene è in un certo senso speculare a quella che il presidente americano ebbe, alcuni mesi fa, con Elon Musk. Il Ceo di Tesla e la deputata della Georgia rappresentano infatti i due poli opposti del mondo Maga. Il primo incarna l’ala più vicina alle grandi imprese e agli apparati governativi (non dimentichiamo gli importanti appalti che SpaceX vanta con la Nasa e con il Pentagono); la seconda incarna invece l’anima più isolazionista, antisistema e attenta alla working class. Non è un caso che la Greene non apprezzasse l’apertura di Musk nei confronti degli immigrati altamente specializzati. È dunque chiaro come Trump si stia barcamenando tra questi due poli antitetici, rispetto a cui non gli è sempre facile elaborare una sintesi.E qui veniamo a due aspetti interessanti. Il primo è che, come spesso accaduto negli ultimi dodici mesi, il dibattito pubblico americano continua quasi interamente a svolgersi all’interno del mondo Maga, mentre il Partito democratico resta fondamentalmente marginale, oltreché perso nelle sue beghe intestine. In secondo luogo, è probabile che tale dialettica tra le galassie trumpiste, per quanto significativa, non esploderà in modo virulento nel breve termine: come ha fatto con Musk, Trump, almeno in teoria, potrebbe riappacificarsi anche con la Greene. Soprattutto dopo l’attentato di Butler, il presidente americano può infatti contare sul carisma della sua leadership: un elemento, questo, che lo aiuta a scongiurare fratture insanabili in seno al mondo Maga. Di contro, tale dialettica si acuirà prevedibilmente nel corso delle primarie presidenziali repubblicane del 2028, quando si dovrà decidere il successore dell’attuale inquilino della Casa Bianca. A quel punto, le due anime dell’universo Maga potrebbero arrivare a uno scontro veramente duro: uno scontro che inizia già lontanamente a delinearsi non soltanto nei rapporti altalenanti di Trump con Musk e la Greene ma anche nella nascente rivalità tra JD Vance e Marco Rubio in vista del 2028.
Ecco il risultato del lavoro della Repubblica dei Giudici: Alberto Stasi è in prigione da 16 anni per un delitto che potrebbe non aver commesso e gli indizi ora vedrebbero come colpevole Andrea Sempio. Prove ignorate, perizie ribaltate e l’anomalia della Cassazione. Il sospetto di un errore giudiziario si fa sempre più pesante.
Nicole Minetti (Ansa)
Secondo il procuratore Francesca Nanni e il sostituto Gaetano Brusa l’ulteriore approfondimento non sarebbe necessario dopo le ricostruzioni ritenute «poco attendibili» fatte da Mabel De Los Santos Torres a mezzo stampa.
«Per ora il parere sulla grazia è confermato». A indurre i magistrati milanesi a prendere questa posizione sarebbero tre novità: l’arrivo di un primo fascicolo dell’Interpol, che non comprova il racconto impressionista della donna; il riscontro negativo dei colleghi di Montevideo che hanno negato l’esistenza di fascicoli aperti per reati contro la morale a carico dell’ex igienista dentale; le smentite della stessa testimone (con ritrattazioni e «non ricordo») durante conversazioni con le televisioni uruguaiane. Un passo avanti che consente anche ai corazzieri del Quirinale di dormire sonni tranquilli.
Qualche giorno fa la signora Torres aveva riaperto i dubbi sull’opportunità di concedere il massimo atto di clemenza, firmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con un’intervista al Fatto Quotidiano nella quale sosteneva che Minetti non aveva mai cambiato vita e aveva continuato a fare ciò per cui era stata condannata in Italia: il favoreggiamento della prostituzione. La massaggiatrice aveva parlato di «festini con escort di imprenditori e politici anche italiani». E aveva aggiunto - lei che per 20 anni aveva lavorato nella proprietà - che ragazze pure minorenni reclutate in Argentina, Brasile, Italia e Uruguay facevano passerella nella riedizione «gaucha» delle cene eleganti di vecchia memoria.
«Ho cominciato a lavorare per Cipriani a 23 anni», ha detto Mabel De Los Santos Torres. «Facevo massaggi anche a casa sua. All’inizio era un ambiente diverso: feste, modelle, gente ricca. Poi, col tempo, tutto è diventato altro. Prima c’erano le presentazioni, gli imprenditori, il jet set argentino, brasiliano ed europeo. Poi restavano gli amici di casa. E lì iniziavano alcool, droga e sesso». Ha anche avanzato accuse di molestie: «Giuseppe pretendeva massaggi sempre più intimi. Quando mi rifiutai iniziarono i problemi e smisero di chiamarmi». Secondo la sua narrazione, Nicole Minetti «viveva lì per lunghi periodi ed era lei a scegliere le ragazze. Al figlio invece (sempre secondo il racconto della donna, ndr) badava la tata uruguaiana».
Una ricostruzione shock non confermata da nessuna indagine, anzi smentita dagli approfondimenti giudiziari. La massaggiatrice in un primo tempo si era detta disponibile a testimoniare davanti ai pm milanesi «a condizione di essere protetta perché ho paura». I legali di Minetti-Cipriani, Emanuele Fisicaro e Antonella Calcaterra avevano replicato così alle nuove accuse: «Sono falsità. I giornalisti, invece di prendere atto della realtà, rilanciano diffondendo ulteriori notizie che nulla hanno a che vedere con la verità. Si tratta di circostanze del tutto inveritiere, anche queste facilmente smentibili documenti alla mano. Procederemo in sede giudiziaria nei confronti dei responsabili di questa violenta campagna mediatica».
Ora la Procura generale ha fatto un passo ufficiale. Aveva ricevuto il nullaosta dal ministero della Giustizia per concretizzare la rogatoria ma ha ritenuto di non dover proseguire nelle verifiche per «l’inattendibilità della teste» in una ricostruzione «priva di fondamento». Il nodo di tutto è il cambiamento dello stile di vita di Minetti, alla base del recepimento della domanda di grazia da parte degli uffici del Quirinale. Nel caso che non fosse confermato, l’architrave comincerebbe a scricchiolare. Non sembra così.
Sulla liceità dell’adozione del bambino affetto da grave patologia le certezze sono ormai granitiche: l’iter è stato formalmente validato da una sentenza del tribunale di Maldonado e riconosciuto anche dal Tribunale dei minori di Venezia. Un altro punto riguarda le cure mediche del minore. Nella richiesta di grazia, Minetti aveva riferito di avere consultato in via informale medici italiani - tra cui specialisti dell’ospedale San Raffaele e di una struttura di Padova - prima di decidere di portare il bambino a Boston, dove opera un centro all’avanguardia per quella specifica malattia. L’iter era stato autorizzato dall’Inau (istituto uruguaiano per i minori) poiché il bimbo era ancora in regime di pre-adozione.
In ogni caso la vicenda non si conclude qui. La Procura generale di Milano è alla ricerca di nuove testimonianze e attende per i primi di giugno un nuovo dossier dall’Interpol per completare l’istruttoria. Ci sarebbe anche l’inchiesta di Sigfrido Ranucci, ma da quel fronte nessuna novità. Sta ancora verificando.
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