guerra ucraina

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Kallas: «Dopo le minacce di Putin, Usa unici a lasciare Kiev». Ma è falso
Kaja Kallas (Ansa)
Gaffe della estone, che poi ritratta. D’altronde in questi anni le figuracce non si contano.

Si è aggiunta un’altra figuraccia nel curriculum di gaffe imbarazzanti, ormai più lungo dell’esperienza lavorativa, dell’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas.

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Foto choc di soldati ucraini denutriti. Silurati i due ufficiali responsabili
Nei due riquadri le fotografie scioccanti dei soldati ucraini della quattordicesima brigata, al fronte oltre il fiume Oskil, vicino a Kupiansk (Ansa)
La moglie di un fante denuncia: «Mio marito gridava, nessuno lo ascoltava». I militari di stanza nella regione di Kharkiv, lasciati senza viveri, bevevano l’acqua piovana. Zelensky: «Pronti a trilaterale in Azerbaigian».

Lasciati senza cibo e costretti a bere acqua piovana o a sciogliere la neve per sopravvivere: è in queste condizioni che i soldati ucraini si sono ritrovati a combattere vicino alla città di Kupiansk, nella regione di Kharkiv.

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L’Europa sta perdendo il conflitto senza neanche combatterlo
Kaja Kallas (Ansa)
Ci avevano spiegato che dovevamo tagliare il gas russo per non sottostare ai ricatti di Putin. Ma non ci avevano mai spiegato come fronteggiare una crisi energetica grave.
Come se non bastasse l’alta rappresentante per la politica estera della Ue, Kaja Kallas, ha appena ingaggiato un duello verbale con il segretario di Stato americano Marco Rubio sullo scarso impegno Usa nei confronti della Russia, ricordando che un anno fa era stato proprio lui ad assicurare provvedimenti pesanti della Casa Bianca nel caso in cui Mosca avesse ostacolato gli sforzi per terminare la guerra in Ucraina.
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Neanche quella di Kiev è una «nostra» guerra
Ansa
Giusto evitare di impantanarsi in Medio Oriente, ma perché allora stiamo facendo i kamikaze contro Mosca?

«Non è la nostra guerra». Così ha detto - e ha perfettamente ragione - il ministro degli esteri Antonio Tajani a giustificazione del rifiuto opposto, almeno in prima battuta, dall’Italia (come pure da Francia, Germania e perfino Gran Bretagna, nonostante lo storico «rapporto speciale» di quest’ultima con gli Usa) alla richiesta di Donald Trump di inviare navi militari per unirsi a quelle americane ai fini del ripristino della libertà di navigazione nello stretto di Hormuz, bloccato dall’Iran a seguito dell’attacco subito a opera di Israele e degli Usa.

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Orbán e Fico ci risparmiano il ventesimo pacchetto delle inutili sanzioni a Putin
Vitkor Orbán e Robert Fico (Ansa)
  • L’Ucraina ricorda oggi il quarto anniversario dall’inizio delle ostilità: Von der Leyen nella capitale. Ungheria e Slovacchia pretendono il ripristino dell’oleodotto Druzhba.
  • Mosca resta la regina del grano. Uno studio rileva che l’Italia è costretta a produrre meno a causa dei costi elevati e delle folli politiche europee. E finiamo per comprare il cereale russo dalla Turchia.

Lo speciale contiene due articoli.

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