Addio pure al capo degli 007 di Kiev. Zelensky molla tutti pur di salvarsi

A un ritmo incessante, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky prosegue il rimpasto tra le figure apicali di Kiev nel tentativo di riconquistare un margine di credibilità dopo lo scandalo sulla corruzione. E ieri il leader di Kiev, dopo varie pressioni, ha ottenuto le dimissioni del capo dei Servizi di sicurezza dell’Ucraina (Sbu), Vasyl Malyuk, che guidava l’agenzia dal luglio del 2022. Malyuk continuerà a lavorare nello Sbu senza però ricoprire un ruolo di vertice.
Per sua stessa ammissione, ha annunciato in una dichiarazione che resterà «all’interno del sistema Sbu per implementare operazioni speciali asimmetriche di livello mondiale» per «infliggere il massimo danno» alla Russia. Si vociferava già da giorni che l’ormai ex capo dei servizi segreti sarebbe diventato il prossimo bersaglio di Zelensky. Quest’ultimo per allontanarlo dai Servizi di sicurezza, gli aveva proposto un incarico nel Servizio di intelligence estero o nel Consiglio per la sicurezza nazionale, ma Malyuk aveva rifiutato qualsiasi compromesso. Al suo posto, come capo ad interim, il presidente ucraino ha nominato Yevhen Khmara: già lavora all’interno dei Servizi di sicurezza.
Secondo Rbc Ukraine e Ukrainska Pravda, il casus belli dell’allontanamento di Malyuk si lega a doppio filo agli eventi di luglio e al recente scandalo corruzione, con la conseguente perdita di fiducia da parte del presidente ucraino. Ma soprattutto è il tentativo di Zelensky di allontanarsi, a scoppio ritardato, dalle figure che avevano intralciato il lavoro delle agenzie anticorruzione.
Sette mesi fa, proprio sotto la guida dell’ex capo dei Servizi di sicurezza erano stati arrestati alcuni dipendenti dell’Ufficio Nazionale anticorruzione (Nabu) con l’accusa di avere legami con la Russia. E l’azione aveva sollevato l’indignazione degli attivisti anticorruzione e dei gruppi della società civile. Quindi se Malyuk è visto come colui che ha iniziato la crociata contro gli organi anticorruzione, allora diventa necessario per Zelensky allontanarlo. A ciò si aggiunge l’operazione Mida in cui pare che Malyuk abbia assunto una posizione piuttosto neutrale, scatenando il sospetto in Zelensky di aver perso un alleato. In particolare, secondo Ukrainska Pravda, il team di Malyuk, sostiene che le dimissioni siano il frutto di una vendetta di Andriy Yermak, vista la posizione adottata da Malyuk proprio nell’ambito del cosiddetto Mindichgate e anche a seguito delle perquisizioni condotte nell’ufficio e nella casa dell’ex capo dell’ufficio presidenziale ucraino. L’allontanamento forzato ha già sollevato diverse critiche: pare sia tangibile il malcontento degli alti comandanti militari dato che Malyuk era stato alla guida dell’operazione Spiderweb.
E con la motivazione ufficiale di voler procedere con «una rotazione di tutti» per rafforzare la posizione dell’Ucraina nei negoziati, il presidente ucraino, dopo aver parlato con il ministro degli Esteri, Andrii Sybiha, ha annunciato che «verrà selezionato anche un candidato per la carica di primo viceministro degli Affari esteri». Tra i vari incontri mirati al rimpasto, Zelensky ha visto ieri il neo nominato ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov, per avviare la trasformazione tecnologica del dicastero. Visto che « il livello tecnologico della nostra difesa deve salvare la vita dei nostri soldati», il leader di Kiev ha precisato che contro Mosca si deve «rispondere con un impiego più attivo delle tecnologie, con uno sviluppo più rapido di nuovi tipi di armi e con nuove tattiche».
Ma oltre ai cambiamenti interni all’Esecutivo, l’Ucraina si prepara ad affrontare oggi a Parigi la riunione della Coalizione dei volenterosi, ospitata dal presidente francese, Emmanuel Macron, e dal premier britannico, Keir Starmer. A prendere parte saranno anche il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, il presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Ma non solo: sono attesi nella capitale francese l’inviato speciale americano, Steve Witkoff, e il genero di Donald Trump, Jared Kushner per rappresentare gli Stati Uniti. Tra l’altro la loro partecipazione arriva in un momento di tensione tra la Casa Bianca e Mosca: il presidente americano, che qualche giorno fa aveva dichiarato di «non essere contento di Vladimir Putin», ha riferito di non credere che l’Ucraina abbia organizzato l’attacco contro la residenza dello zar russo nella regione nordoccidentale di Novgorod. Riguardo all’incontro di Parigi, una portavoce della Commissione Ue, spiegando che «l’incontro a livello di leader darà seguito al lavoro dei consiglieri per la sicurezza nazionale svoltosi in Ucraina sabato», ha reso noto che «sono stati compiuti ulteriori passi, in particolare sulle garanzie di sicurezza», tra cui «la prospettiva di adesione dell’Ucraina all’Ue». Tra i bisogni cruciali che i partner devono riconoscere, secondo quanto annunciato da Zelensky, rientrano «la difesa aerea, i finanziamenti per la produzione di droni intercettori e le attrezzature per il settore energetico» che «sono necessari ogni giorno».






