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Il pappagallo Bindi dice No e becca il Colle

Il pappagallo Bindi dice No e becca il Colle
Rosy Bindi (Imagoeconomica)
Nonostante l’invito del Quirinale ad abbassare i toni, la pasionaria diccì ripete i concetti di Gratteri sui massoni. E rilancia falsità sull’allarme democratico.

«Gratteri usa toni forti, non c’è dubbio. Però nel merito è difficile attaccare chi sostiene che questa riforma indebolisce la magistratura, che è una riforma che piace ai mafiosi e ai massoni deviati perché rende più debole la magistratura che ha combattuto la mafia e il terrorismo». Dopo aver fatto la doverosa premessa che bene ha fatto il presidente Sergio Mattarella a invitare tutti ad abbassare i toni della campagna referendaria, Rosy Bindi - in una intervista alla Repubblica - riesce in poche righe a smentire sé stessa e a infilare una serie di falsità da non crederci.

Ma come? O stai con Mattarella o con Gratteri: dare contemporaneamente ragione a tutti e due è cosa certamente da democristiana, quale è l’ex pasionaria oggi volto del comitato del No, ma soprattutto è prendere per i fondelli gli italiani.

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Per l’Istituto Tecnè i cittadini favorevoli alla riforma sono in netto vantaggio (54-56% contro 44-46%). Ghisleri conferma oltre 4 punti di distacco. Mentre Youtrend ribalta le tendenze giocando sulla partecipazione.

«In questo mondo non c’è nulla di sicuro tranne la morte e le tasse», diceva Benjamin Franklin. Aggiungiamo: e la battaglia sui sondaggi in vista di una competizione elettorale. Manco a dirlo, ecco che il dibattito referendario ora si infiamma anche intorno alle previsioni dei sondaggisti, che «sondano», per l’appunto, l’umore degli italiani sulla riforma della Giustizia. Se fossimo in un Paese normale, la sintesi sarebbe: il Sì è in vantaggio ma la partita non è chiusa. Invece no: ora dobbiamo fare i conti anche con una nuova forma di sondaggio, quello a geometria variabile, che cambia la previsione finale a seconda dell’affluenza.

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Oggi a Lione la marcia per Quentin. Ma i nazionalisti temono infiltrazioni
Ansa
Il ministro dell’Interno ammette il corteo in memoria dello studente di destra picchiato a morte dagli antifa. Bardella (Rn) invita i suoi a restare a casa per evitare accuse in caso di tensioni: «Organizzazione incerta».

Lione tornerà a essere, almeno per oggi, la capitale delle Gallie perché è in questa città che, nel pomeriggio, si terrà la marcia in omaggio a Quentin Deranque, il ventitreenne morto il 14 febbraio scorso dopo essere stato linciato da un gruppo di antifa de La Jeune Garde. Nelle ultime 24 ore sui media transalpini non si è quasi parlato d’altro.

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Dal San Paolo al King’s College: la scalata di Di Maio continua
Luigi Di Maio (Imagoeconomica)
L’ex ministro diventa professore onorario del prestigioso ateneo di Londra.

L’avevano pensato bene, il King’s College. Fondato da Giorgio IV e dal Duca di Wellington nel 1829 come risposta confessionale anglicana alla laicissima University College London, il King’s College ha un motto impegnativo: «Sancte et Sapienter», due avverbi che significano «in modo sacro e saggio». Ora, visto che il disastro d’immagine del coinvolgimento dell’ex principe Andrea nello scandalo Epstein non era sufficiente, al nobile ateneo londinese hanno deciso di nominare Luigi Di Maio (già rivenditore di bibite al San Paolo di Napoli) professore onorario presso il Dipartimento di studi sulla Difesa. Non male per il trentanovenne ex vicepremier grillino, che in precedenza si era laureato all’università della vita.

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L’agente di Rogoredo conferma: «Ho sparato perché avevo paura»
Ansa
Dubbi dopo la testimonianza dei colleghi. Piantedosi: «Compiaciuto: si fa chiarezza».

Dopo gli interrogatori degli altri quattro agenti coinvolti (a cui sono stati sequestrati tutti i cellulari), l’assistente capo C.C. mantiene ferma la propria versione dei fatti nell’inchiesta sulla morte del pusher marocchino Abderrahim Mansouri, avvenuta il 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo durante un’operazione antidroga. Accusato di omicidio volontario, continua a ribadire ciò che ha detto fin dal primo interrogatorio: «Ho sparato perché avevo paura». Lo ha ripetuto anche nelle ultime ore al suo difensore, l’avvocato Pietro Porciani, dopo che sono emersi nuovi elementi sugli interrogatori dei colleghi presenti quella sera, oggi indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso.

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