In Francia, il sacramento della confessione ha rischiato di essere soppresso da una proposta di legge presentata dai deputati di Ensemble pour la République, il partito fondato dal presidente Emmanuel Macron.
Il testo, volto a «proteggere i bambini e contrastare le violenze in ambito scolastico», conteneva infatti una disposizione che avrebbe abolito il segreto della confessione.
La proposta nasceva dalle conclusioni della Commissione parlamentare istituita dopo lo scoppio dello scandalo dell’istituto scolastico cattolico Notre-Dame de Bétharram dove, tra il 1950 e il 2010, sarebbero stati commessi abusi fisici, psicologici e sessuali su minori. Dal 2023 a oggi, sono state presentate circa 200 denunce e aperte diverse inchieste. La Commissione parlamentare ha sostenuto nelle sue conclusioni, presentate l’anno scorso, che lo Stato francese fosse stato «inadempiente» nei controlli e ha denunciato una «mancanza d’azione» da parte dell’ex premier François Bayrou che, negli anni Novanta, era ministro dell’Educazione nazionale.
L’articolo 9 del progetto di legge prevedeva che «i ministri di culto sono soggetti all’obbligo di denunciare i fatti di violenza sui minori, anche quando ne siano venuti a conoscenza nell’esercizio delle loro funzioni: nessun “segreto della confessione” può essere opposto a tale obbligo». Tuttavia, durante l’esame parlamentare, questo passaggio è stato soppresso e il testo finale è stato approvato all’unanimità poco prima della mezzanotte di lunedì. Ora il testo passerà al Senato.
Pur riconoscendo l’urgenza nel fare piena luce sugli abusi e di rafforzare la tutela dei minori, molti osservatori hanno visto in questa disposizione un attacco, neanche tanto velato, a uno dei pilastri della fede cattolica: il perdono. La Conferenza episcopale francese (Cef), in una nota citata da Le Figaro, ha espresso il proprio sostegno alla necessità di «prevenire e combattere le violenze in ambito scolastico» così come il «progetto di legge per la protezione dell’infanzia promosso dal governo». Allo stesso tempo però, i vescovi transalpini hanno criticato alcuni aspetti del testo che, a loro giudizio, mettevano in discussione «diverse libertà fondamentali, come la libertà di coscienza, il segreto professionale, la libertà d’insegnamento o la libertà di culto».
Tra i sostenitori della soppressione del segreto della confessione vi è stato anche Louis Sarkozy, figlio dell’ex presidente francese. Intervenendo lunedì ai microfoni di radio Rmc, ha affermato di rispettare «tutte le credenze religiose e, in particolare, il cattolicesimo», ricordando che esso «ha plasmato la Francia per 15 secoli» e che «non si può cancellare la nostra storia a colpi di legge» perché «fa parte di noi, fa parte di me». Tuttavia, il giovane Sarkozy ha poi sostenuto apertamente la necessità di «spezzare un sacramento vecchio di mille anni».
Resta indiscutibile e sacrosanta la necessità di perseguire e punire tutti i responsabili di abusi sui minori, dentro e fuori la Chiesa. Tuttavia, secondo i critici della proposta, gli errori commessi da alcuni non possono giustificare l’abolizione di un principio considerato essenziale per la libertà religiosa. Di fronte a questa vicenda, qualcuno, nelle curie e le sagrestie francesi, potrebbe aver fatto un mea culpa ripensando al sostegno accordato, da certi membri del clero e da tanti cattolici nella campagna per le elezioni parlamentari del 2024, al cosiddetto fronte repubblicano anti Rassemblement national (Rn) di Marine Le Pen. E pazienza se questo fronte fosse composto anche da partiti favorevoli all’aborto e all’eutanasia (come alcuni parlamentari Rn) palesemente in contrasto con le posizioni della Chiesa cattolica.
I conti pubblici francesi non tornano più e c’è chi pensa di mettere le mani nelle tasche dei contribuenti d’Oltralpe per ripianare i debiti. L’idea è venuta alla Corte dei Conti di Parigi per recuperare il miliardo e mezzo rappresentato da certe prestazioni sanitarie non pagate dagli utenti dell’Assurance maladie, il sistema pubblico di assicurazione sanitaria francese.
In effetti, una parte delle spese mediche (visite, esami, medicinali, eccetera) resta a carico degli utenti. Si tratta di franchigie che, in generale, ammontano a pochi euro e che sono comunque anticipate dal sistema sanitario, ma non sempre rimborsate da chi ne ha beneficiato. E così, 1 euro di qua, 10 euro di là, si è formato un buco da 1,5 miliardi di euro che zavorra il bilancio della Sécu, la previdenza sociale francese. Della legge di bilancio della Sécu si discuterà in Parlamento solo in autunno ma, ieri, la Corte dei Conti ha già proposto alcune misure per recuperare almeno 500 milioni di euro.
Come riportato da Le Figaro, la Corte dei Conti consiglia di realizzare una «procedura di prelievo sul conto corrente bancario (dei beneficiari di prestazioni sanitarie, ndr) e l’estensione a questi dispositivi della procedura di recupero coattivo, già esistente per gli importi indebitamente percepiti». Certo, come ricorda il quotidiano, tra il 2020 e il 2024, solo il 78% delle franchigie sanitarie è stato rimborsato. Ed è anche vero che i giudici contabili auspicano anche una semplificazione del meccanismo delle franchigie.
Tuttavia non si può non constatare che, in Francia, non tutti pagano questi piccoli contributi. Come si legge sul sito dell’Assurance maladie, ameli.fr, «tutte le persone sono soggette alla franchigia, tranne: i bambini e i giovani di età inferiore ai 18 anni; i beneficiari della Complémentaire santé solidaire (Css) o dell’assistenza medica statale (Ame); le donne incinte [...]; le minorenni per la contraccezione e la contraccezione d’emergenza senza il consenso dei genitori; le vittime di un atto terroristico, per le spese sanitarie legate a tale evento». Poco dopo, si legge anche questa precisazione, «i titolari di una pensione militare d’invalidità [...] e delle vittime di guerra sono esentati dal pagamento della franchigia, ma soltanto per le cure fornite gratuitamente dallo Stato e rese necessarie dalle infermità che danno diritto alla pensione. Per le altre cure, cioè quelle non legate a malattie, invalidità o ferite di guerra, essi sono esonerati dal ticket moderatore ma non dalla franchigia».
In estrema sintesi, stranieri irregolari beneficiari dell’Ame, curati in modo gratuito, oppure una ragazzina che scopre di essere incinta e vuole abortire, non dovranno spendere nemmeno 1 euro, per ricevere le prestazioni previste dal sistema sanitario. Invece un francese che non ha un reddito abbastanza basso per essere considerato «povero» o un militare tornato mutilato da un’operazione, tipo in Afghanistan, che deve magari farsi otturare un dente, dovrà pagare la franchigia. Questo anche se il primo paga i contributi e il secondo ha rischiato la vita per il suo Paese. Le Figaro ricorda anche che i residenti dell’isola di Mayotte, il dipartimento francese d’Oltremare situato tra il Mozambico e il Madagascar, sono compresi tra i 18 milioni di assistiti esenti dalle franchigie sanitarie.
È interessante ricordare che la Corte dei Conti transalpina è guidata dallo scorso febbraio da Amélie de Montchalin, macronista di ferro e che, fino a quella data, era ministro dei Conti pubblici. È lo stesso Emmanuel Macron che l’ha nominata, come previsto dalla legge francese.
Ma nonostante il fatto che sia sempre più difficile riempire le casse statali transalpine e che il Paese non attraversi un bel periodo, la priorità sembra essere una sola: la dolce morte. Il presidente dell’Assemblea nazionale, la macronista Yaël Braun-Pivet, vorrebbe arrivare all’approvazione della legge sul fine vita prima del 14 luglio. Il Senato ha già respinto precedenti versioni del testo. Serviranno quindi altri passaggi nelle due Camere e un voto in quella bassa, che avrà l’ultima parola. Qui il premier, Sebastien Lecornu, potrà giocare un ruolo importante a favore o contro la legge. Anche per questo il collettivo Soins de vie, composto da sanitari contrari a eutanasia e suicidio assistitito hanno chiesto un’«udienza urgente» a Lecornu.
Se la dolce morte venisse legalizzata Oltralpe, qualcuno potrebbe arrivare anche a proporre che eutanasie e suicidi assistiti siano rimborsati al 100% dall’Assurance maladie come già avviene con gli aborti. E magari anche la Gpa, l’utero in affitto. D’altra parte, l’ex premier macronista, Gabriel Attal, che ha ufficializzato recentemente la sua candidatura all’Eliseo, su Le Parisien si è detto favorevole alla riapertura del dibattito su questa pratica.
Chissà, magari, in un futuro distopico, la sanità francese ritroverà un equilibrio finanziario pescando direttamente nei conti correnti dei contribuenti invece di smettere di rimborsare la morte legalizzata dei più vulnerabili.
Chi protegge dagli abusi di potenziali pedofili i bambini delle scuole primarie parigine? È questa la terribile domanda che si pongono molti genitori della Ville Lumière, dove cresce il numero di denunce per presunti abusi sessuali su minori iscritti alle attività extrascolastiche, il cosiddetto «périscolaire».
La questione cova da tempo ma, solo durante la recente campagna municipale, ha ottenuto una certa attenzione dai media mainstream. Ieri ci sono stati numerosi arresti, ma per capire la gravità della situazione bisogna fare qualche passo indietro.
Domenica c’è stata una vera svolta quando, il procuratore di Parigi Laure Beccuau, ha rivelato cifre da brividi. «Si indaga su un certo numero di animatori» del périscolaire, ha dichiarato il giudice su Rtl, Le Figaro e Public Sénat. «Attualmente abbiamo inchieste su 84 scuole materne, una ventina di scuole primarie e una decina di nidi». Beccuau ha inoltre confermato che da gennaio sono state aperte tre inchieste giudiziarie. Ad oggi sarebbero stati sospesi 78 membri del personale scolastico parigino e su 31 di essi peserebbe il sospetto di abusi sessuali su minori.
Ad esempio, secondo Le Parisien, un animatore ventiduenne sospettato di aggressioni sessuali su tre bambini era già stato denunciato nel 2024, quando lavorava in una scuola pubblica del X arrondissement. Nonostante ciò ha continuato a lavorare con bambini in un altro istituto pubblico fino all’ottobre 2025, quando è stato sospeso. Nel febbraio scorso vari media, tra cui HuffPost e Afp, hanno rivelato che l’uomo era sotto controllo giudiziario per «aggressione sessuale su minori», «esibizione sessuale» e «corruzione di minore». Bfm tv aveva riferito che il sospettato è stato arrestato lo scorso 30 aprile. «Mia figlia avrebbe potuto essere risparmiata», ha dichiarato a Le Parisien il padre di una piccola vittima citato anonimamente. Un altro genitore, Eric, intervistato da radio Rmc, ha criticato il «comportamento scorretto da parte del comune di Parigi e di una delle sue amministrazioni, quella responsabile delle attività extrascolastiche».
Ma perché la maggioranza di sinistra, che governa Parigi dal 2001, non ha reagito prima? Va dato atto al socialista Emmanuel Grégoire che, da quando è stato eletto sindaco lo scorso marzo, ha moltiplicato gli incontri con i genitori e gli interventi sui media. Il 14 aprile scorso, durante la prima seduta del nuovo consiglio municipale, ha annunciato un «piano di azione» contro le violenze sui bambini, per un investimento di circa 20 milioni di euro. Il piano dovrebbe semplificare le procedure di segnalazione e finanziare una migliore formazione del personale. Lunedì, invece, si è tenuta la prima riunione della «Convenzione cittadina» municipale dedicata alla «protezione e ai tempi (scolastici, ndr) dei bambini nelle scuole». Il sindaco ha rivolto ai genitori questo messaggio: «Devono avere fiducia nelle scuole» di Parigi. Ma vista la portata dell’inchiesta, l’invito rischia di cadere nel vuoto.
Il 12 maggio, nella riunione con i genitori della scuola pubblica Sainte Dominique, Grégoire avrebbe ammesso che «la città di Parigi ha indiscutibilmente delle responsabilità». Lo ha scritto Le Figaro, citando alcuni presenti secondo i quali il sindaco avrebbe anche detto che «ci sono stati gravi malfunzionamenti».
Poi, ieri, si è appreso dell’arresto di 16 persone in servizio proprio alla scuola pubblica Saint Dominique. Sempre Le Figaro scrive che «l’identità delle persone fermate non è stata resa nota. Secondo le nostre informazioni, si tratterebbe esclusivamente di dipendenti del Comune di Parigi. Il personale scolastico, quindi, non sarebbe coinvolto».
Sempre ieri, Grégoire è tornato a parlare della riassunzione del ventiduenne sospettato di abusi su minori. «Me ne scuso» ha detto il sindaco nella trasmissione del mattino di France 2, ammettendo anche che «non sia più possibile» continuare con questa situazione e che farà di tutto perché non si ripeta.
Parole sacrosante che, tuttavia, non cancellano il fatto che Grégoire sia stato assessore tra il 2014 e il 2017 e poi primo vicesindaco di Anne Hidalgo dal 2018 al 2024. Da tempo, in consiglio comunale, le opposizioni ricordano le responsabilità della vecchia amministrazione. «Per anni il comune ha vissuto in una forma di diniego arrivata fino alla menzogna, con una totale opacità sui malfunzionamenti», ha denunciato recentemente Florence Berthout, sindaco del V arrondissement.
Sul fondo resta anche l’aggressività della maggioranza parigina di sinistra nei confronti delle scuole cattoliche della capitale. Come scritto a più riprese da La Verità, negli ultimi anni la giunta Hidalgo ha attaccato Stanislas, uno dei più noti istituti cattolici parigini. Nel 2024, Médiapart aveva pubblicato un rapporto ispettivo del 2023 in cui si parlava, tra l’altro, di «clima propizio all’omofobia» e contestava il «carattere obbligatorio della catechesi» a Stanislas. A fine 2025 Patrick Bloche, allora vicesindaco, aveva annunciato l’intenzione di sospendere il contributo pubblico annuale di 1,3 milioni di euro destinato all’istituto. La leader dell’opposizione Rachida Dati, aveva lamentato che Bloche «non ha nemmeno menzionato i malfunzionamenti [...] nelle attività extrascolastiche».
Vista la portata dell’inchiesta sulle attività extrascolastiche nelle scuole parigine, una domanda resta aperta: perché la maggioranza socialista è stata così rapida nell’indagare sulle accuse rivolte a Stanislas, mentre solo ora promette una vera reazione contro gli abusi nelle attività extrascolastiche? Qui ci sono di mezzo dei bambini e chi ne abusa, nel mondo cattolico o altrove, deve essere punito. Punto.





