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Guerra già vinta dai big della difesa. Ai loro azionisti ora vanno 5 miliardi

Record di dividendi nel 2025 per i colossi del settore nel Vecchio continente (a fronte della frenata americana). Così Ursula, cavalcando lo spauracchio dello zar, spera di evitare la strage di industrie causata dal green.

La guerra tra Russia e Ucraina ha già un vincitore: le grandi aziende della Difesa. Il Financial Times ha stimato che i colossi europei, quest’anno, distribuiranno in dividendi agli azionisti la bellezza di 5 miliardi di dollari, poco meno di 4 miliardi e mezzo di euro.

Il quotidiano britannico ha commissionato il calcolo al Vertical research partners, che ha misurato la crescita delle quote destinate agli investitori a partire dallo scoppio delle ostilità nell’Est. La tendenza che si registra nel Vecchio continente è opposta a quella osservabile Oltreoceano: negli Stati Uniti, i guadagni degli stakeholder hanno raggiunto un picco decennale nel 2023, ma poi sono precipitati insieme agli investimenti.

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Secondo Claudio Descalzi (ad di Eni) se il blocco di Hormuz prosegue, il Vecchio continente sarà sempre più in competizione con l’Asia e il carburante per i voli diventerà merce rara. Ipotizzando di usare solo le scorte, avremmo cherosene per altri sette mesi.

La crisi di Hormuz porta con sé una carenza prospettica di carburante per aerei. Man mano che passano i giorni e lo stretto resta chiuso, si fa sempre più chiaro lo scenario energetico che ci aspetta, se nulla cambia nel frattempo.

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La scomparsa del verde Monguzzi che smascherava le ipocrisie green di Sala
Carlo Monguzzi (Ansa)

Storico ambientalista e voce scomoda di Palazzo Marino, contestò fino all’ultimo il greenwashing della giunta di centrosinistra: da San Siro ad Area B, fino alla cura del verde pubblico. Oggi la maggioranza lo celebra, ma negli ultimi anni lo aveva isolato proprio perché troppo critico.

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La più amata dagli italiani si conferma la carbonara (ma guai a metterci la panna)
(IStock)
Un sondaggio recente la pone ancora al vertice, prima degli spaghetti alle vongole e della pasta al ragù. E ormai il suo «culto» si è diffuso oltre i confini del Belpaese.

Il Carbonara Day, che si celebra il 6 aprile, giorno che quest’anno ha coinciso con la Pasquetta e non ha visto i quotidiani in edicola, ha compiuto 10 anni. Celebrato per la prima volta il 6 aprile del 2016 (vi sveliamo nel boxino di Food Talk come è nato), in un decennio ha seguito e forse guidato questo sentimento di «carbonara pride» e questa «carbonarizzazione» della pasta italiana che ha visto la carbonara diventare oggetto d’amore mangereccio e culto fuori dai confini della capitale, Roma, dove già era tale.

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Sergio Cammariere: «Ho iniziato a improvvisare a 10 anni»
Sergio Cammariere (Ansa)
L’artista: «Durante una marcetta feci il mio primo «solo blues». In Brasile decisi di dedicarmi alla mia musica. A Sanremo sono andato quando non me l’aspettavo più. Sono parente di Rino Gaetano, l’ho scoperto per caso».
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