Il Re è nudo: con Epstein cade il mito della superiorità morale della sinistra liberal
Per quanto la stampa internazionale si sia affannata a cercare prove di attività illegali commesse dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump insieme con il faccendiere Jeffrey Epstein, i 3,5 milioni di files, 2.000 video e 180.000 foto pubblicati finora dal Dipartimento di Giustizia americano - con il benestare dell’amministrazione Trump, peraltro - segnano soprattutto la fine del mito della superiorità morale della sinistra globale.
Altro che «figli di un Dio minore»: i numerosi esponenti dell’élite progressista che si è accovacciata alla corte di Epstein rappresentano la cifra di un demi-monde politico che - con la complicità dei media internazionali - ha abbindolato cittadini ed elettori sventolando pubblicamente il vessillo del rigore morale (e guai a chi non vi si adeguava) mentre, in privato, perdeva la verginità in cambio di un tozzo di pane o, nel migliore dei casi, un weekend gratis ai Caraibi.
Michele Masneri sul Foglio ha collocato quel grande diario delle élite del secolo che sono gli Epstein files «fra Truman Capote e Fantozzi», mettendo in evidenza l’analfabetismo dei protagonisti («come spesso accade nelle classi alte», ha appuntato con snobismo): «È Fantozzi meets Succession», nota Masneri. In realtà, l’attitudine di ossequiosa rincorsa da parte di personaggi del calibro del principe Andrew duca di York (fratello del re d’Inghilterra) o di rampolli come Eduardo Teodorani Fabbri che lo chiamava «maestro», nei confronti di chi era già tecnicamente un avanzo di galera, figlio pur talentuoso di una collaboratrice scolastica e di un giardiniere, è funesta conseguenza di quell’esecrabile capolavoro di dissonanza cognitiva che è stata la soi-disant cultura woke.
Nel nuovo mondo che si è imposto prima con il Sessantotto e poi a partire dall’11 settembre, le élite globali sono riuscite a dare dignità, rango e accesso ai salotti buoni della finanza perfino a personaggi venuti dal nulla come Epstein, spacciando la sua diabolica intelligenza di self-made man per abilità e ingegnosità su cui poter e dover indulgere. I messaggi di solidarietà inviati dai pezzi grossi del mondo della cultura e della finanza a Epstein a seguito della sua prima condanna per abusi sessuali nel 2008 sono imbarazzanti: «Devi essere incredibilmente resiliente e lottare affinché ti rilascino presto, io starò sempre al tuo fianco», gli scriveva l’ex ambasciatore del Regno Unito negli Usa, il laburista Peter Mandelson. «Vedo in quale orribile maniera vieni trattato da questa orribile stampa e dall’opinione pubblica. È doloroso dirlo, ma penso che il modo migliore per andare avanti sia ignorare tutto», lo consolava il più importante linguista del XX secolo Noam Chomsky, da sempre feroce fustigatore della «corruzione» del Partito repubblicano.
Nel suo saggio Le origini del totalitarismo, Hannah Arendt aveva identificato la genesi della tragedia nazista nell’ipocrisia e nella corruzione della classe dirigente tedesca, che sosteneva di essere la guardiana delle tradizioni occidentali sfoggiando pubblicamente virtù che non solo non possedeva nella vita privata, ma in realtà disprezzava. «Ammettere la crudeltà, il disprezzo dei valori umani e l’amoralità generale sembrava rivoluzionario perché distruggeva la doppiezza su cui la società esistente sembrava poggiare. Hanno elevato la crudeltà a virtù principale perché contrastava l’ipocrisia umanitaria e liberale della società», scriveva Harendt. La storia sembra essersi ripetuta: accanto a Epstein, accolto e coccolato perché proveniente da quel ceto sociale medio-basso che prometteva di demolire le ipocrisie dei conservatori, si è accostata tutta la sinistra mondiale, con buona pace di chi vorrebbe Donald Trump e Matteo Salvini invischiati nello scandalo del secolo alla pari di Clinton o Bill Gates.
A proposito di Clinton: files e testimonianze documenterebbero un’intensa frequentazione dell’ex presidente degli Stati Uniti e di sua moglie Hillary Clinton con il faccendiere. La coppia presidenziale si è però sottratta finora a qualsiasi testimonianza, trincerandosi dietro la scusa del «processo politico». Convocati a ottobre, poi a dicembre e infine il 13 e il 14 gennaio, non si sono mai presentati definendo i mandati di comparizione «legalmente non validi», così hanno scritto in una lettera alla commissione di vigilanza Usa presieduta dal repubblicano James Comer. La commissione ha dovuto minacciare la loro incriminazione per oltraggio al Congresso per riuscire a portarli a testimoniare in aula, dove compariranno il 26 (Hillary) e 27 febbraio (Bill).
Dovrà dir qualcosa degli Epstein files anche Al Gore, vicepresidente degli Stati Uniti con Bill Clinton e scatenato sostenitore della causa green: il politico democratico è elencato tra i contatti di Epstein nei documenti legali desecretati. Gore e la moglie Tipper sono stati menzionati da Virginia Giuffrè, prima accusatrice di Epstein morta suicida nel 2025, che li avrebbe visti ospiti sull’isola privata del faccendiere a Little Saint James, ma sia Epstein che Gore hanno smentito.
È inequivocabilmente simpatizzante dei democratici anche il fondatore di Microsoft Bill Gates, riscopertosi filantropo dopo aver compreso che gli investimenti della sua Fondazione in prodotti farmaceutici rendevano più dei microchip. Collocato stabilmente nell’area progressista e liberal Usa, mentre indirizzava pubblicamente le sue attività verso la «salute globale» e nell’esportazione di farmaci immunizzanti verso i Paesi del terzo mondo, nel tempo libero si faceva spiegare da Epstein come «fare i soldi con i vaccini» e trattare le pandemie come un «modello di business», casualmente poco prima che ne scoppiasse una. I due si sono incontrati per la prima volta nel 2011, tre anni dopo la condanna di Epstein per reati sessuali. Gates ha ammesso di aver partecipato a diverse cene presso la casa di Epstein a New York tra il 2011 e il 2014, ha viaggiato più volte con il jet privato del predatore sessuale; nel 2014 ha fatto generose donazioni su suggerimento dello stesso Epstein, finendo sotto ricatto per una presunta relazione con una giocatrice di bridge russa che gli avrebbe passato una malattia sessualmente trasmissibile. L’email di Epstein, nella quale rivolgendosi a Gates scrive «mi implori di cancellare le email […] sulla descrizione del tuo pene», accende i riflettori sulla patetica vulnerabilità del guru della gauche internazionale. Guru e soprattutto finanziatore: oltre ai 50 milioni di dollari regalati a un’organizzazione a sostegno della democratica Kamala Harris durante la campagna presidenziale del 2024, più del 90% dei contributi finanziari di Gates è stato destinato a candidati democratici. «Non sono mai andato all’isola di Epstein, non ho mai incontrato donne», si è giustificato il fondatore di Microsoft, ma le dichiarazioni della sua ex moglie lo inchiodano più di qualsiasi autodifesa: «Bill deve rispondere del suo comportamento», ha sibilato Melinda French Gates precisando pubblicamente che i legami del marito con Epstein costituiscono uno dei fattori determinanti che hanno portato al loro divorzio nel 2021.
Anche Larry Summers è stato fan sfegatato del faccendiere. Ex rettore di Harvard, ministro delle Finanze di Bill Clinton e direttore del Consiglio economico nazionale Usa con Barack Obama, è stato in regolare contatto con Epstein fino al giorno prima dell’arresto del faccendiere nel 2019 per traffico sessuale di minori. «Mi vergogno profondamente delle mie azioni e riconosco il dolore che hanno causato», ha detto Summers, obbligato a dimettersi da tutti i suoi incarichi pubblici.
Figura di spicco del partito laburista britannico è anche Peter Mandelson, uno degli architetti del «New Labour» di Tony Blair negli anni Novanta, soprannominato «Principe delle Tenebre» per le sue abilità manipolatorie dietro le quinte, emerse negli spregiudicati rapporti d’affari che l’ex ambasciatore britannico negli Usa intratteneva con Epstein: nei file desecretati ci sono le prove che Mandelson nel 2009 ha dato suggerimenti al molestatore sessuale su come la banca d’investimento JPMorgan avrebbe potuto fare pressioni sul governo inglese - di cui lo stesso Mandelson faceva parte - affinché modificasse la legge sulla supertassa sui bonus dei banchieri, «minacciando velatamente» l’allora ministro delle finanze Alistair Darling. Mandelson ha dovuto dimettersi da Lord e dal partito laburista, di cui era eminente rappresentante; Scotland Yard ha aperto un fascicolo su di lui. E’ laburista anche l’attuale premier inglese Keir Starmer che, pur avendo ricevuto un dettagliato resoconto del Cabinet Office sulle «strette relazioni» di Mandelson con il criminale Epstein, è andato avanti con la sua nomina; al suo posto però si è sacrificato il suo capo di gabinetto Morgan McSweeney, che ieri ha dato le dimissioni per salvare il premier.
Tutta la rete delle amicizie di Epstein ruota intorno al milieu democratico e progressista mondiale: in Francia il più noto è il socialista francese Jack Lang, storico portavoce e ministro della Cultura del presidente gauchiste François Mitterrand. Epstein ha ricevuto diverse email dalla segretaria personale di Lang perché l’ex ministro gli chiedeva favori come l’uso di auto e aerei. Sua figlia Caroline Lang, produttrice cinematografica, è andata oltre: con Epstein ha aperto una società offshore nelle isole Vergini senza dichiararla («In effetti non ho mai pensato di doverla dichiarare al fisco perché non produceva redditi e non ne avevo tratto alcun guadagno personale», si è giustificata) e ha scoperto recentemente di essere stata inserita nel testamento di Epstein come beneficiaria di 5 milioni di euro. La Procura francese che si occupa dei reati contro la pubblica amministrazione ha aperto un fascicolo su di lei e su Jack Lang per riciclaggio e frode fiscale aggravata. Altri democratici sono stati nominati in diverse deposizioni relative alla cerchia di Epstein: il defunto ex governatore del New Mexico (ed ex ministro dell’Energia di Clinton) Bill Richardson, e anche il suo predecessore, sempre liberal, Bruce King, da cui Epstein ha acquistato la proprietà vicino a Santa Fe per costruire il suo Zorro Ranch, dove avrebbe fatto seppellire due donne morte per strangolamento «dopo sesso violento e fetish», si legge negli Epstein files. Ed è democratico anche l’intellettuale di sinistra Noam Chomsky: i documenti recentemente pubblicati rivelano che il linguista ha mantenuto contatti regolari con Epstein per anni, somministrandogli anche consigli su come gestire accuse di molestie. Chomsky ha descritto gli incontri come «un’esperienza di valore» basata su discussioni intellettuali. Anche l’ex primo ministro israeliano Ehud Barak dell’Israel Democratic Party è stato fotografato mentre entrava nella residenza di Epstein a Manhattan nel 2016. Barak ha ammesso di aver volato sull’aereo di Epstein, ma ha negato di aver assistito a comportamenti inappropriati. Il suo collega laburista Thorbjorn Jagland, ex primo ministro norvegese, presidente del comitato Nobel e segretario generale del Consiglio d’Europa, aveva, come lui, stretti rapporti con Epstein. Jagland ha chiesto al predatore sessuale un aiuto finanziario per acquistare un appartamento ed è stato suo ospite a Parigi e New York. «Sono stato a Tirana, ragazze straordinarie», scriveva Jagland a Epstein nel maggio 2012. «Non posso andare avanti solo con donne giovani, come sai», gli confidava nel gennaio 2013. La polizia norvegese ha dichiarato giovedì di aver aperto un’indagine per «corruzione aggravata» nei confronti dell’ex primo ministro 75enne; il ministro degli Esteri norvegese Espen Barth Eide ha affermato che chiederà la revoca dell’immunità di cui Jagland gode in quanto ex capo di un’organizzazione internazionale, per facilitare l’indagine.
È imbarazzante anche la posizione di Johanna Rubinstein, presidente del Consiglio di amministrazione dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati in Svezia (Unhcr) e figura di spicco nel panorama delle organizzazioni internazionali e dello sviluppo sostenibile, tanto cari al mondo progressista. La donna è stata tra il 2015 e il 2020 a capo della filiale americana della World Childhood Foundation, fondata dalla regina Silvia, moglie del re Carlo XVI Gustavo di Svezia, ed è stata moralmente indiscussa fino al rilascio delle email segrete che hanno rivelato che nel 2012 ha soggiornato con i figli nell’isola caraibica privata del condannato per molestie sessuali. «Grazie mille. Ai bambini sono piaciute tantissimo le tue storie e, naturalmente, la tua isola. Grazie mille per il pranzo meraviglioso e il pomeriggio in paradiso. È stata una gioia in più per me incontrarvi finalmente di persona», ha scritto Rubinstein a Epstein. Oggi, la sua testa è caduta: Rubinstein si è dimessa dall’Unhcr.
Ciò che balza agli occhi dopo decenni di indagini - la prima incarcerazione di Epstein risale al 2008 - è che nessuno, ex post, sembra mai essersi accorto di nulla. Tutti gli amici di Epstein, una volta colti in flagrante, hanno dichiarato di «non sapere» che il faccendiere fosse coinvolto in traffico di minorenni, abusi sessuali e chissà quant’altro. Eppure, bastava cercare online per saperne di più. Così peraltro lo stesso Epstein suggerì a Caroline Lang, che lo ha raccontato in un’intervista illuminante: «Mi ha detto che se avessi cercato su Google, avrei potuto trovare cose su di lui che non mi sarebbero piaciute», ha raccontato la figlia di Jack Lang, «così ho fatto e mi sono imbattuta in un solo articolo che diceva che era stato 13 mesi in prigione per aver pagato prostitute per massaggi. Ho trovato la cosa orribile e gliene ho parlato. Mi ha confermato tutto e mi ha detto di essersene pentito e di aver pagato, avendo passato 13 mesi in prigione». A quell’epoca però già si parlava di traffico di minorenni, le chiede l’intervistatore, questo non le ha fatto scattare qualcosa, né ha cambiato la natura delle vostre relazioni? «No», ha replicato candidamente Lang, «perché il suo comportamento era del tutto normale. Non ci ha mai provato con me, si è sempre comportato in modo esemplare con le mie figlie».
Risultato: sia la stampa internazionale, orientata politicamente a sinistra pur di essere qualificata come «autorevole», sia le autorità giudiziarie hanno minimizzato per decenni i crimini e le malefatte non soltanto di Epstein ma anche di chi gli ha aperto i salotti della finanza mondiale. Il giornalista Tucker Carlson ha parlato chiaramente di «insabbiamento orchestrato», osservando che quello che è stato presentato dalla stampa come uno «scandalo sessuale» è in realtà molto di più: un sistema di potere che ha cambiato il corso della storia e dell’economia occidentale, in peggio aggiungiamo noi. È per questo motivo che quello stesso sistema non poteva infierire più di tanto sul mostro che aveva generato: è convenuto a tutti passar sopra i tanti misteri tuttora insoluti, così come a qualcuno oggi conviene passar sopra i crimini legati all’immigrazione illegale o alle proteste politiche a colpi di martello contro le forze dell’ordine. Questo è l’insegnamento che ci lasciano decenni di cultura woke, che ha coccolato e poi assolto Epstein e il mondo putrido che ha rappresentato.
- Nei nuovi file desecretati si colgono i passi con cui i magnati costruirono l’infrastruttura che governò le nostre vite dal 2020 in poi: dal «fare i soldi coi vaccini» (2011) ai fondi per svilupparli, dalla preparazione alla pandemia (2015) fino alle simulazioni (2017 e 2019).
- Il consigliere di Tony Blair è indagato per aver passato informazioni riservate al pedofilo.
Lo speciale contiene due articoli
«Ho pensato molto alla domanda che hai fatto a Bill Gates, “come possiamo liberarci di tutti questi poveri” e avrei una risposta per te», scriveva un mittente non identificato a Jeffrey Epstein esattamente 15 anni fa, a febbraio 2011. Con la pubblicazione dei cosiddetti Epstein files da parte del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DoJ), emerge qualcosa che aggiunge ulteriori elementi inquietanti alla già agghiacciante vicenda giudiziaria legata ai crimini sessuali del faccendiere pedofilo, incarcerato per la prima volta nel 2008. I documenti declassificati la scorsa settimana descrivono infatti nei dettagli una struttura integrata, costruita nel corso di anni, che avrebbe plasmato la preparazione, la gestione e persino il finanziamento delle pandemie come un vero e proprio «modello di business» organizzato, a livello finanziario, intorno a figure come Bill Gates e a istituzioni come l’Oms e la banca d’affari JP Morgan.
È nel 2011 che il predatore sessuale, morto suicida in carcere nel 2019, comincia a concentrarsi su ciò che pare interessargli ancor più del sesso: i soldi. In quel periodo, Epstein fa da intermediario tra la Bill & Melinda Gates Foundation e JP Morgan per creare il Global Health Investment Fund. L’obiettivo è fornire agli investitori l’opportunità di finanziare tecnologie sanitarie globali ma Epstein, che all’epoca era un importante cliente di JP Morgan, non ha un ruolo marginale di consulente; di fatto, è il deus ex machina del progetto finanziato da Gates.
In una mail di luglio 2011 indirizzata a James E. Staley, dirigente esecutivo di JPMorgan, il faccendiere scrive: «Sarà la più grande fondazione del mondo, l’obiettivo è fare soldi attraverso un ente di beneficenza». Negli stessi giorni, Epstein invia un’email confidenziale a Staley e a Boris Nikolic, principale consulente scientifico e tecnologico di Bill Gates: «Devi dire a Dick che gli faremo avere una presentazione completa per un Daf (Donor-Advised Fund, conto filantropico gestito da un’organizzazione no profit, che permette di versare fondi ottenendo una detrazione fiscale immediata, ndr), una proposta basata su un silo che farà guadagnare a Bill (Gates, ndr) più fondi per i vaccini». Nessun accenno alla priorità di salvare vite umane: il tema è come fare soldi con i vaccini. Ad agosto 2011, Epstein commenta lo «stato emotivo» di Gates: «Bill è terribilmente frustrato… bisognerebbe specificare nella presentazione che questo progetto consentirebbe ulteriori soldi per i vaccini». Epstein prevede nella stessa mail una struttura offshore con attenzione particolare alle iniezioni. Nei briefing successivi parla di fondi d’investimento focalizzati su farmaci e vaccini con aspettative di ritorni economici nel range del 5-7%.
Sempre nel 2011, un’email di Mary Erdoes, ad di JP Morgan Asset & Wealth Management, a Epstein - con Jes Staley in copia - include una serie di domande tecniche su come strutturare il fondo, chiedendo informazioni specifiche su come la Bill & Melinda Gates Foundation si collochi nel progetto. Più che farmaci per salvare vite umane, i vaccini per Gates e Epstein sono asset permanenti, concepiti per operare indipendentemente da epidemie o pandemie.
Le connessioni tra la Bill & Melinda Gates Foundation, le istituzioni che si occupano di salute globale ed Epstein proseguono proprio negli anni in cui Gates, a differenza di quanto dichiarato in questi giorni, lo frequenta assiduamente. È l’autorevole New York Times, in un articolo del 2019, a elencare i numerosi incontri tra i due, che ufficialmente hanno come oggetto proprio il fondo pandemico. La salute globale come strumento per mobilitare e moltiplicare denaro è il filo conduttore di quegli anni:
Una lettera datata 9 marzo 2015 - inviata da un funzionario della Gates Foundation al presidente dell’International Peace Institute - presenta una proposta per un incontro di esperti su come affrontare le pandemie. I documenti interni desecretati dal Doj mostrano che i collaboratori di Gates e gli altri esponenti delle istituzioni internazionali considerano la pandemia non come un rischio sanitario da affrontare, ma come una categoria strategica di investimento permanente su cui costruire prodotti finanziari, strutture giuridiche e narrative consolidate.
Uno scambio di email del 24 maggio 2017 tra Epstein, Bill Gates e Boris Nikolic menziona la «pandemia» (quasi tre anni prima che il Covid 19 si diffondesse), insieme con l’energia, come campo d’interesse strategico. Altre mail scambiate lo stesso anno con Gates all’indirizzo di posta elettronica del suo laboratorio (bgc3, ndr) hanno come oggetto la preparazione alla pandemia, mentre in altri iMessage partiti dal telefonino di Epstein si tracciano addirittura le opzioni di carriera in ambito pandemico: l’ufficio privato di Gates, il team vaccinale presso la Merck, la società di assicurazioni Swiss Re, il World Economic Forum (Wef) di Klaus Schwab e altre istituzioni globali. La pandemia, insomma, per Epstein e Bill Gates è uno strumento di finanziamento verticale e una bella mucca da mungere. La pandemia figura persino nella lista delle competenze professionali («Pandemie - Ho appena fatto una simulazione pandemica», scrive un collaboratore ad Epstein nel 2017)».
Se a questi elementi si aggiungono altre coincidenze verificatesi pochi mesi dopo la morte di Epstein, il quadro appare ancora più inquietante. Come l’esercitazione pandemica svoltasi a New York il 18 ottobre 2019, sei settimane prima della diffusione del Covid, che ipotizzava proprio una pandemia da Coronavirus. Nota come Event 201 e organizzata dal Johns Hopkins Center for Health Security insieme al World Economic Forum e alla Bill & Melinda Gates Foundation, includeva non soltanto simulazioni epidemiologiche, ma anche gestione dei media, strategia sulla conformità pubblica e coordinamento multinazionale delle risposte. O ancora, il fatto che nel 2015, proprio mentre la «preparazione» alla pandemia diventava di moda, Moderna avviava lo sviluppo della tecnologia a mRna per i vaccini. Decisione che poi portò, il 12 dicembre del 2019 (praticamente alla vigilia del Covid), a candidarne uno appositamente studiato contro il coronavirus per test sugli animali.
Un ecosistema finanziario e politico predisposto, insomma, per trarre profitto dalla catastrofe del secolo.
Perquisita casa di Mandelson, Starmer in bilico
Ieri Scotland Yard ha perquisito due proprietà collegate a Peter Mandelson, ex ambasciatore britannico negli Stati Uniti e figura chiave del New Labour di Tony Blair, nell’ambito dell’indagine sui suoi rapporti con Jeffrey Epstein. Le perquisizioni, autorizzate dalla magistratura, hanno interessato un’abitazione nel Wiltshire e una nell’area londinese di Camden.
Secondo quanto comunicato dalla Metropolitan Police, l’operazione rientra in un’inchiesta su presunti illeciti nell’esercizio di pubbliche funzioni. Al centro dell’indagine ci sarebbero documenti e informazioni governative sensibili che Mandelson avrebbe condiviso con Epstein circa 15 anni fa, quando ricopriva incarichi ministeriali. La polizia sta verificando la natura e la portata di quei materiali, dopo che la pubblicazione negli Stati Uniti di milioni di documenti legati al caso Epstein ha riacceso l’attenzione sui rapporti tra i due.
La perquisizione segna un passaggio decisivo: dal piano politico si entra ufficialmente in quello giudiziario. E l’impatto su Downing Street è immediato. Keir Starmer, che aveva nominato Mandelson ambasciatore nel 2024 nonostante le polemiche, si trova ora a gestire una crisi che si allarga giorno dopo giorno. Il premier ha ammesso di essere stato «ingannato», ha chiesto scusa alle vittime di Epstein e ha annunciato una revisione delle procedure di controllo e sicurezza per le nomine di alto livello.
Nel Partito laburista, però, il danno appare ormai irreparabile. Diversi parlamentari parlano apertamente di una premiership indebolita, mentre cresce il malcontento per la gestione complessiva della vicenda e per il ruolo del capo di gabinetto Morgan McSweeney, considerato da molti una figura divisiva.
Il quadro si complica ulteriormente sul fronte delle possibili alternative. Angela Rayner, ex vicepremier e tra i nomi più citati come possibile sfidante alla leadership, è coinvolta in un’indagine dell’agenzia delle entrate britannica (Hmrc) per una presunta irregolarità fiscale legata al mancato pagamento di un’imposta di bollo da 40.000 sterline su un immobile. Una situazione che, secondo fonti interne al Labour, potrebbe impedirle di lanciare la sua candidatura finché l’inchiesta non sarà conclusa.
Intanto Mandelson è formalmente oggetto di un’indagine penale e le perquisizioni potrebbero portare al sequestro di ulteriore materiale rilevante. Nei prossimi giorni è attesa anche la pubblicazione dei documenti relativi al processo di vetting che precedette la sua nomina, passaggio considerato cruciale per valutare le responsabilità politiche della scelta.
Per il governo britannico si apre ora una fase delicata: un’inchiesta giudiziaria in corso, tensioni interne al partito di maggioranza e un calendario politico fitto, con elezioni locali e suppletive alle porte. Starmer per ora resta al suo posto, ma il caso Mandelson ha scosso ulteriormente la sua figura già in piena crisi.
Non solo faccendiere e predatore sessuale ma anche assassino. Si apre un nuovo, agghiacciante filone d’indagine su Jeffrey Epstein dopo la declassificazione dei cosiddetti «Epstein files» da parte del Dipartimento di Giustizia americano (DoJ) su pressione del partito repubblicano di Donald Trump.
Dalle carte, consultabili online sul sito del Doj, emerge che due ragazze straniere sarebbero morte per strangolamento dopo sesso estremo nel ranch del predatore sessuale in New Messico, per poi essere sepolte su suo ordine nei dintorni della tenuta. In una email, inviata il 21 novembre 2019 da una persona che afferma di aver lavorato per Epstein a un uomo di nome Eddy Aragon, ci sono diversi link che mostrerebbero il defunto pedofilo filmato durante performances sessuali con ragazze minorenni e la confessione di un tentato omicidio di una delle ragazze. Nel testo il mittente scrive che due ragazze sono state sepolte su ordine di Epstein e «Madam G», verosimilmente la complice del faccendiere, Ghislaine Maxwell, tuttora reclusa in un carcere di massima sicurezza in Texas, nella vasta proprietà in New Mexico già nota come parco giochi privato del faccendiere per abusi sessuali e traffico di minori.
«Edward, questa vicenda è delicata, quindi sarà la prima e ultima mail, a seconda della tua discrezione. Puoi scegliere se tenerla o buttarla via, ma questo materiale viene da una persona che è stata lì e ha visto tutto, come ex membro dello staff dello Zorro Ranch. Il materiale che ti allego è stato preso dalla casa di Jeffrey Epstein come mia assicurazione in caso di eventuali contenziosi tra me e lui. Non mi fare domande», chiosa in stampatello l’uomo. «Le cose più terribili su Jeffrey Epstein devono ancora essere scritte. Sapevi che da qualche parte nelle colline fuori dallo Zorro, due ragazze straniere sono state sepolte per ordine di Jeffrey e Madam G? Entrambe sono morte per strangolamento durante sesso violento e fetish», scrive l’uomo. L’email è stata inoltrata all’Fbi tre mesi dopo il decesso di Epstein, ufficialmente morto suicida mentre era detenuto al Metropolitan Correctional Center di New York City.
Il finanziere pedofilo intendeva lasciare il suo Zorro Ranch, acquistato nel 1993 dall’ex governatore democratico del New Mexico Bruce King, alla sua ragazza bielorussa Karyna Shuliak. La tenuta di 13 miglia quadrate in mezzo al deserto vicino a Santa Fe includeva una residenza di circa 2.500 metri quadri. Secondo quanto riferisce il Daily Mail, Epstein usava lo Zorro Ranch per i suoi appuntamenti segreti, dato che gli ospiti potevano andare e venire più discretamente rispetto a quanto potessero fare a Little St James, l’isola caraibica privata di Epstein al largo di St Thomas. Uno degli ospiti più importanti nel ranch degli orrori è, come noto, il principe Andrew d’Inghilterra, duca di York, insieme con sua moglie Sarah Ferguson.
Continuano nel frattempo le reazioni a catena dopo la pubblicazione dei file. Ed è ancora un quotidiano inglese, il Times, a riferire che la poltrona del primo ministro inglese Keir Starmer sarebbe in bilico dopo le rivelazioni sul caso dell’ex ambasciatore Peter Mandelson. Secondo quanto appreso, il premier ha deciso di confermare la sua nomina a rappresentante diplomatico del Regno Unito negli Stati Uniti, avvenuta ad aprile del 2025, nonostante i rapporti tra Mandelson ed Epstein fossero ampiamente noti a Downing Street. Un rapporto del Cabinet Office aveva infatti evidenziato, già prima della nomina, quale fosse la natura delle relazioni tra i due, facendo riferimento a un dossier confidenziale di JP Morgan che diceva che i due uomini avevano rapporti «particolarmente stretti». L’Ufficio del Gabinetto aveva presentato il dossier a Starmer, ma il primo ministro decise di credere «sulla parola» alle rassicurazioni di Mandelson. I funzionari coinvolti nel processo di controllo hanno detto di aver trovato l’approccio di Starmer «sconcertante». «Le informazioni ora disponibili rendono chiaro che le risposte che ha dato Mandelson erano bugie», si è difeso il premier britannico. «Mi ha descritto Epstein come qualcuno che conosceva a malapena. Tale inganno non è compatibile con il servizio pubblico», ha dichiarato il primo ministro inglese. La vicenda però ha aperto un dibattito sulla sua affidabilità: la decisione di credere alle smentite dell’ambasciatore anziché ai documentati dossier su di lui è una scelta che l’opposizione conservatrice e parte del Partito laburista ritengono incompatibile con il ruolo di capo del governo, ma il premier ha chiarito che non intende dimettersi. Il filone rischia comunque di mantenere alta la pressione politica su Downing Street ancora per molto.
Non poteva mancare il tormentone sulle spie venute dal freddo mandate da Vladimir Putin. Questa, perlomeno, è la versione del premier polacco Donald Tusk, secondo il quale il defunto faccendiere pedofilo statunitense avrebbe collaborato con il Cremlino per raccogliere materiale compromettente sulle élite occidentali, usando la trappola della seduzione, la cosiddetta «esca dolce». »La stampa globale ruota intorno al sospetto che questo scandalo di pedofilia senza precedenti sia stato co-organizzato dai servizi segreti russi», ha concluso Donald Tusk e così le autorità polacche hanno aperto un’inchiesta, proprio mentre dall’altra parte dell’emisfero, in America, sono usciti alcuni file che mostrano con chiarezza che Epstein stava lavorando per rovesciare il presidente russo. «Dovremo andare presto in Russia», scriveva infatti Boris Nicolic, consulente e socio di Bill Gates alla Bill and Melinda Gates Foundation, a Epstein, «per incontrare Ilja Ponomarev (imprenditore e ex deputato della Duma, ndr) e la sua ragazza Alyona, che sono i principali organizzatori della rivolta contro Putin. Ho paura per quanto può succedergli», continuava Nicolic, «qualche idea per aiutarlo? Non con Davos», suggerisce l’uomo di Bill Gates a Epstein. «È impossibile studiare i materiali relativi al caso Epstein senza provare nausea», ha commentato la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, paragonando la lettura dei documenti alla visione di film thriller e polizieschi. «Ma tutto ha un limite morale».
I magistrati turchi stanno intanto passando al setaccio decine di migliaia di documenti emersi dai file del finanziere pedofilo, con l’obiettivo di ricostruire un traffico di minori dalla Turchia. A rendere drammatico il quadro ci sono i dati diffusi dall’Istituto Nazionale di statistica turco Tuik), secondo cui tra il 2008 e il 2016 si sono perse le tracce di 104,531 minori. «Bisogna capire se sono stati contattati politici, funzionari o rappresentanti delle istituzioni. Bisogna risalire agli orfanotrofi e centri di accoglienza», ha dichiarato Dogan Bekin, parlamentare del partito conservatore Refah.





