Ferrovie nel mirino degli antagonisti. Un fronte di rabbia contro lo Stato con gli anarchici che, dopo aver rivendicato i sabotaggi alle linee dei treni degli scorsi giorni, ora minacciano di farne altri.
I numeri rivelati dal ministero dell’Interno sono preoccupanti. Solo nel 2025 i sabotaggi alle linee ferroviarie sono stati 49. Contro i 9 del 2024 e nessun caso registratosi invece nel 2023. Un’escalation che dà la misura di una strategia. Di un disegno preciso. Quello di colpire lo Stato e i cittadini, prendendo di mira i treni. Addirittura invocando la costituzione delle «Brigate ferroviarie» e inneggiando al 1977, quando l’estremismo di sinistra abbandonò le forme tradizionali di lotta per passare alla violenza diretta contro l’ordine pubblico.
È questo il quadro che emerge sul numero di attentati alla sicurezza dei trasporti come previsto dall’art. 432 del codice penale. Una ricerca fatta ad hoc dopo i sabotaggi di sabato scorso quando sulla linea Pesaro-Bologna sono stati piazzati ordigni incendiari che hanno mandato in tilt i treni causando pesanti ritardi e cancellazioni con conseguenti disagi per migliaia di viaggiatori e lavoratori. Il tutto «orgogliosamente» rivendicato dagli anarchici per esprimere la propria rabbia sociale che questa volta prende di mira le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, simbolo a loro dire, dell’asservimento degli Stati alle logiche del capitalismo e delle grandi industrie.
«Quest’azione mira a rendere visibili le contraddizioni che si porta con sé lo “spettacolo” delle Olimpiadi», nel caso specifico quelle invernali, come si legge sul blog anarchico La nemesi, che ha rivendicato la firma dell’incendio alla cabina per la movimentazione all’altezza di Pesaro. Nel mirino vi sarebbero grandi aziende come Leonardo, Eni, Gruppo Fs, partner ufficiali dei Giochi, «colpevoli» di collaborare e speculare «su guerre e devastazione della terra, in nome del feroce progresso capitalista».
Poco importa se colpendo i treni si colpiscono migliaia di lavoratori, le presunte vittime del capitalismo che gli anarchici dichiarano di voler combattere. Rigorosamente a danno dei contribuenti. «Libertà per tutt* * ribelli in gabbia», ribadiscono sui blog con tanto di asterischi woke che ben poco sanno di proletariato.
Non si è fatta attendere la reazione del ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, che al Tg1 ha accusato la sinistra di «sottostimare questi danni gravissimi»: «I dati del Viminale sui sabotaggi alle linee ferroviarie sono inquietanti e confermano le preoccupazioni già manifestate nei mesi scorsi. I 49 casi del 2025 rispetto ai 9 dell’anno precedente sono un attacco all’Italia che non resterà impunito», così il vicepremier, che ha promesso che lo Stato non starà fermo a subire ma agirà chiedendo il conto. «Oltre al carcere chiederemo risarcimenti milionari, a tutela dei passeggeri danneggiati», ha dichiarato il leader della Lega.
Dichiarazioni cui fanno eco quelle di Paolo Borchia, capodelegazione della Lega al Parlamento Ue e dell’eurodeputata della Lega, Anna Maria Cisint. Entrambi membri della commissione Trasporti all’Eurocamera in nota congiunta chiedono si proceda per reati di terrorismo, oltre che per interruzione di servizio pubblico. «Il nostro Paese, attraverso l’utilizzo di fondi del Pnrr, negli ultimi anni ha messo in cantiere e realizzato numerose opere per il completamento e l’ammodernamento della rete infrastrutturale dei Trasporti. Con il pretesto delle Olimpiadi, questi signori attaccano le ferrovie per il piacere di creare caos e insicurezza. Ormai non ci sono più dubbi, l’Italia è sotto attacco da parte di collettivi di anarchici, coordinati e organizzati». Una risposta ferma sembra quanto mai necessaria a fronte di uno scontro sociale che pare del tutto intenzionato ad alzare il livello.
Proprio nella notte di ieri si è registrato un altro sabotaggio. Questa volta sulla linea ferroviaria Lecco-Tirano che porta in Valtellina e permette di proseguire con collegamenti su gomma verso Bormio e Livigno, le sedi di gara delle Olimpiadi di Milano-Cortina. Sette cavi di una centralina di scambio sono andati a fuoco mentre 64 centimetri sono stati danneggiati. Dai primi accertamenti effettuati dagli agenti della polizia ferroviaria e della questura di Lecco, si tratterebbe di un episodio doloso, anche se non ci sono stati feriti e conseguenze per il traffico ferroviario.
Fascicoli aperti per associazione con finalità di terrorismo, oltre che per attentato alla sicurezza dei trasporti, sono oggi anche sui tavoli delle Procure di Ancona e Bologna. Mentre, dopo gli episodi di sabato, proseguono le indagini sull’ordigno trovato inesploso a Castel Maggiore, sulla direttrice ferroviaria che da Bologna conduce fino a Venezia. Una bottiglia di plastica riempita di liquido infiammabile e collegata a un timer. Al vaglio possibili tracce biologiche sulle impronte papillari e sui materiali utilizzati. Anche tramite il confronto con altri episodi precedenti sebbene al momento sarebbero da escludersi similarità con altri casi rilevati avvenuti nel Bolognese negli anni recenti. La speranza è di poter rintracciare elementi utili per poter risalire agli autori. E consegnarli alla giustizia. Si spera.
È un’onda di rabbia e violenza che non si vuole fermare quella generata dagli scontri di Torino. Che ora ha un nuovo obiettivo: le Olimpiadi. Basta cambiare città, cambiare simbolo, sostituire all’edificio di Askatasuna il villaggio olimpico e la lotta «kontro» continua. Contro Leonardo, Eni, Gruppo Fs, partner ufficiali dei giochi e colpevoli di «speculare su guerre e devastazione della terra in nome del feroce progresso capitalista». Tripudio di asterischi «per tutt* i lavorator* che si ribellano allo sfruttamento dei padroni» in un tam tam tra blog sovversivi. Che esprimono soddisfazione per il sabotaggio delle linee ferroviarie Pesaro-Bologna che sabato ha mandato in tilt l’Italia, dopo il piazzamento di due ordigni incendiari rudimentali accanto ai binari.
Chi se ne frega se a rimetterci sono cittadini e soldi dello stato, per Sottobosko contano solo i popoli in Lotta. Idem per Lanemesi, altra piattaforma di anarchici che rivendicano il sabotaggio. Non manca il Nuovo Pci che mette nel mirino anche Lucia Musti, la procuratrice generale che aveva puntato il dito contro «l’area grigia della borghesia colta che giustifica i violenti» di Askatasuna. «Le forme di ribellione sono tanto più giuste quanto più sono efficaci per eliminare l’ordine sociale che ci opprime», così il movimento fondato da Giuseppe Maj e vicino alle Carc, in un comunicato dove il nemico numero uno è in primis il governo Meloni, bollato come «il governo più reazionario (contro le masse popolari) e più autoritario di quelli che lo hanno preceduto». La Musti viene, invece, etichettata come la nuova esponente della «mafia del Tav» insieme all’amministrazione di Torino e «al loro codazzo di questurini». Nessuna pietà per le botte al poliziotto Alessandro Calista la cui aggressione in gruppo viene liquidata come «una gran caciara sulle martellate ricevute dal celerino», per non parlare della «canea mediatica volta a colpevolizzare mettendo nero su bianco volta a mettere nero su bianco volti, nomi e cognomi di alcuni presunti partecipanti alla manifestazione». Eh già, tutti bravi ragazzi.
Come quelli del corteo «Insostenibili Olimpiadi» dello scorso sabato a Milano. Per il quale la Procura di Milano ha aperto un fascicolo. Tra le ipotesi di reato manifestazione non autorizzata, travisamento e resistenza a pubblico ufficiale. Sei gli indagati al momento, ossia le persone identificate e denunciate dalla Digos della polizia per le violenze che si sono verificate in zona Corvetto al termine del corteo contro le Olimpiadi. Uno scenario di guerriglia urbana con petardi, pietre e bottiglie scagliati verso le forze dell’ordine nel tentativo di «sfondare» lo schieramento. Un arsenale dove non manca un blocco di cemento rubato da un cantiere. Gli antagonisti sono almeno un centinaio vestiti di nero, indossano caschi, mascherine da verniciatori, passamontagna, scaldacolli alzati, maschere antigas. Vogliono occupare la Tangenziale Est. Poi il caos. Scontro duro con gli agenti. Tra gli antagonisti vengono fermati in sette. Uno viene identificato e rilasciato. Gli altri sei, tutti i italiani, finiscono in questura. Tra loro una donna di 52 anni, già denunciata, e cinque giovani tra cui uno torinese legato al centro sociale Askatasuna.
L’inchiesta, assegnata al pm Alessandro Gobbis, potrebbe vedere l’elenco degli indagati allungarsi man mano che proseguono le analisi della polizia sulle immagini di telecamere e video per identificare altre persone e le precise responsabilità in capo a chi ha lanciato petardi e oggetti contundenti contro le forze dell’ordine. Costati 30 giorni di prognosi a un agente raggiunto a un braccio da un grosso sasso. Violenze per le quali è arrivata la condanna del sindaco di Milano Beppe Sala. Non senza i «ma» e i «però». Perché «c’è un clima nel mondo e nel nostro Paese, in America, per cui ogni forma di dissenso viene bollata come contro la nazione». «Meglio non strumentalizzare», ha aggiunto. E il riferimento, ha precisato, è al presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che sugli scontri di sabato ha detto che chi manifesta contro i Giochi è nemico dell’Italia. Una frase ritenuta «colpevole» di fare di tutta l’erba un fascio, mescolando 5.000 manifestanti pacifici al gruppo di antagonisti che hanno scatenato le tensioni. Secondo Sala, «un chiaro tentativo di voler strumentalizzare un po’ il clima di tensione che c’è nel mondo». E il riferimento è planetario perché anche l’America di Trump è stata chiamata in causa pur di dare argomenti alla piazza «kontro». Non solo lotta alle speculazioni, al cemento, ai «favori ai soliti ricchi» e a chi fa la «guerra ai poveri e ai diritti». In piazza è finita persino l’Ice americana, l’agenzia federale che controlla l’immigrazione, paragonata alle Ss, di cui si chiede a gran voce la cacciata «from Minneapolis to Milan».
Intanto, mentre sul Web gli anarchici esultano, i senatori della Lega in commissione Trasporti chiedono che chi commette danni paghi: «Niente sconti per i violenti che assaltano le linee ferroviarie con l’obiettivo di sabotare le Olimpiadi, attraverso atti di terrorismo vero e proprio. Le rivendicazioni della galassia anarchica non lasciano a interpretazioni e meritano un intervento serio da parte della giustizia. Simili condotte non possono restare impunite e fa bene il Mit a voler fare piena chiarezza su questi atti criminosi, chiedendo adeguati risarcimenti. Fino all’ultimo centesimo. Com’è giusto che sia».
Una nuova manifestazione contro il governo. Appuntamento il 28 marzo, stavolta a Roma. Perché a detta di Askatasuna la questione va «complessificata». Parola degli autonomi. Dunque pazienza se lo scorso 31 gennaio la città di Torino è stata messa a ferro e fuoco, se decine di negozi sono stati distrutti e le vetrine sfondate. Pazienza per i 103 feriti oltre al poliziotto Alessandro Calista colpito con il martello. Chi ha innalzato il livello dello scontro, dichiara una portavoce del centro sociale a margine di un incontro con i media, «è chi ha ordinato lo sgombero. Un governo nemico del popolo».
Una decisione, quella di sgomberare lo storico edificio in corso Regina Margherita, che Askatasuna stigmatizza alla stregua «di un attacco al centro e un attacco alla città». E se di offensiva si tratta, stando alla logica, è giusto rispondere. Anche con la violenza. Perché anche se qualcuno ad Askatasuna ci prova a prendere le distanze dall’uso della forza, poi contestualizzando e complessificando alla fine si finisce sempre per giustificarla. «Aggredire un agente è grave ma voi ignorate la rabbia sociale», ha ammesso Andrea Bonadonna, storico leader e fondatore del centro sociale a La Stampa. Rabbia sociale contro il governo Meloni e chi mette a repentaglio gli spazi sociali. Parlando con i media, ieri i portavoce di Askatasuna hanno ribadito che l’obiettivo è ridare lo stabile a tutte le realtà che l’hanno sempre attraversato dal basso resistendo alle logiche del terzo settore o di pubblico-privato che lo andrebbero a snaturare. «Lo stabile deve continuare ad essere a disposizione dei cittadini con spazi mantenuti gratuiti a libero accesso». Tema, quello degli spazi sociali, di cui si potrebbe anche discutere. L’immagine presentabile a favore di telecamere fa però a pugni con quella sempre troppo pronta a strizzare l’occhio alla violenza. Lo lascia intendere Bonadonna. «Adesso credo che il governo ci penserà tre volte prima di sgombrare un altro centro sociale». Come a dire che alla fine gli scontri hanno fatto gioco agli autonomi. Altro che black block infiltrati. Con buona pace delle teorie cospirative secondo cui gli scontri sarebbero stati un assist al governo.
Ne sa qualcosa uno degli assalitori del poliziotto, come riportato ieri da La Verità. Tale Leonardo, di vent’anni e immortalato nel video che ha scosso il Paese intero con l’immagine del poliziotto Calista accerchiato e salvato dal collega Lorenzo Virgulti cui proprio ieri è stata riconosciuta la benemerenza civica dall’amministrazione di Ascoli Piceno. «Se vai a manifestare per lo sgombero di Askatasuna ovviamente un minimo di lotta la devi fare» ha dichiarato il picchiatore. «I compagni vogliono una rivolta seria, non vogliono fare la passeggiata del sabato». Arrestato dopo gli scontri è già stato rilasciato. Libero di tornare «a combattere» contro lo Stato, contro i poliziotti e di dare man forte ai militanti che ora Askatasuna chiama nuovamente a raccolta. Prima una due giorni a Livorno «per un confronto sulle modalità di lotta» e poi il 28 marzo a Roma. Nel tentativo di non disperdere l’opposizione sociale che a suo dire si sarebbe consolidata con «il grande successo» del 31 gennaio e 50.000 manifestanti. Ci sono fatti gravi ma Torino non è mai stata avulsa dai conflitti sociali, ripetono quelli del centro sociale. «Voi guardate il dito e non la luna». Insomma, questione di prospettive. E di capacità interpretative, visto che Askatasuna motiva l’appuntamento nella capitale con l’esigenza «di costruire un confronto a partire dalle modalità che si sono date, ossia quelle del blocchiamo tutto». Strano modo di cercare un dialogo.
In vista di Roma, Askatasuna continua con gli ammiccamenti alla linea dura conditi da un po’ di diplomazia. Equilibrismi che sembrano andare a nozze con quell’area grigia di supporter di matrice colta e borghese evocata dal Procuratore generale di Torino Lucia Musti. Una linea sottile tra legalità e illegalità dove gli ossimori non si escludono. Come nel solito refrain già proposto a Torino. «Continueremo a portare in piazza l’opposizione sociale al governo e contro le guerre». Strano modo di chiedere la pace
Tutto questo proprio mentre nelle scorse ore, gli atti di sabotaggio sulle linee ferroviarie di Bologna e Pesaro di sabato scorso vengono rivendicati dai movimenti anarchici. Con un documento che alza ancora di più il livello dello scontro. «Pare necessario armarsi degli strumenti della clandestinità, della decentralizzazione del conflitto e la moltiplicazione dei suoi fronti, dell’autodifesa e del sabotaggio per sopravvivere ai tempi cui andiamo incontro». E poi «fuoco alla Olimpiadi e a chi le produce», con tanto di collegamento con quanto accaduto due anni fa quando prima dei Gioghi di Parigi vennero vandalizzate cinque infrastrutture attorno alla capitale francese. Dura la reazione del ministro dei Trasporti Matteo Salvini che promette di «inseguire e stanare questi delinquenti ovunque si nascondano».





