Gli anarchici non mollano le Olimpiadi. Spunta la lista di sponsor da colpire

È un’onda di rabbia e violenza che non si vuole fermare quella generata dagli scontri di Torino. Che ora ha un nuovo obiettivo: le Olimpiadi. Basta cambiare città, cambiare simbolo, sostituire all’edificio di Askatasuna il villaggio olimpico e la lotta «kontro» continua. Contro Leonardo, Eni, Gruppo Fs, partner ufficiali dei giochi e colpevoli di «speculare su guerre e devastazione della terra in nome del feroce progresso capitalista». Tripudio di asterischi «per tutt* i lavorator* che si ribellano allo sfruttamento dei padroni» in un tam tam tra blog sovversivi. Che esprimono soddisfazione per il sabotaggio delle linee ferroviarie Pesaro-Bologna che sabato ha mandato in tilt l’Italia, dopo il piazzamento di due ordigni incendiari rudimentali accanto ai binari.
Chi se ne frega se a rimetterci sono cittadini e soldi dello stato, per Sottobosko contano solo i popoli in Lotta. Idem per Lanemesi, altra piattaforma di anarchici che rivendicano il sabotaggio. Non manca il Nuovo Pci che mette nel mirino anche Lucia Musti, la procuratrice generale che aveva puntato il dito contro «l’area grigia della borghesia colta che giustifica i violenti» di Askatasuna. «Le forme di ribellione sono tanto più giuste quanto più sono efficaci per eliminare l’ordine sociale che ci opprime», così il movimento fondato da Giuseppe Maj e vicino alle Carc, in un comunicato dove il nemico numero uno è in primis il governo Meloni, bollato come «il governo più reazionario (contro le masse popolari) e più autoritario di quelli che lo hanno preceduto». La Musti viene, invece, etichettata come la nuova esponente della «mafia del Tav» insieme all’amministrazione di Torino e «al loro codazzo di questurini». Nessuna pietà per le botte al poliziotto Alessandro Calista la cui aggressione in gruppo viene liquidata come «una gran caciara sulle martellate ricevute dal celerino», per non parlare della «canea mediatica volta a colpevolizzare mettendo nero su bianco volta a mettere nero su bianco volti, nomi e cognomi di alcuni presunti partecipanti alla manifestazione». Eh già, tutti bravi ragazzi.
Come quelli del corteo «Insostenibili Olimpiadi» dello scorso sabato a Milano. Per il quale la Procura di Milano ha aperto un fascicolo. Tra le ipotesi di reato manifestazione non autorizzata, travisamento e resistenza a pubblico ufficiale. Sei gli indagati al momento, ossia le persone identificate e denunciate dalla Digos della polizia per le violenze che si sono verificate in zona Corvetto al termine del corteo contro le Olimpiadi. Uno scenario di guerriglia urbana con petardi, pietre e bottiglie scagliati verso le forze dell’ordine nel tentativo di «sfondare» lo schieramento. Un arsenale dove non manca un blocco di cemento rubato da un cantiere. Gli antagonisti sono almeno un centinaio vestiti di nero, indossano caschi, mascherine da verniciatori, passamontagna, scaldacolli alzati, maschere antigas. Vogliono occupare la Tangenziale Est. Poi il caos. Scontro duro con gli agenti. Tra gli antagonisti vengono fermati in sette. Uno viene identificato e rilasciato. Gli altri sei, tutti i italiani, finiscono in questura. Tra loro una donna di 52 anni, già denunciata, e cinque giovani tra cui uno torinese legato al centro sociale Askatasuna.
L’inchiesta, assegnata al pm Alessandro Gobbis, potrebbe vedere l’elenco degli indagati allungarsi man mano che proseguono le analisi della polizia sulle immagini di telecamere e video per identificare altre persone e le precise responsabilità in capo a chi ha lanciato petardi e oggetti contundenti contro le forze dell’ordine. Costati 30 giorni di prognosi a un agente raggiunto a un braccio da un grosso sasso. Violenze per le quali è arrivata la condanna del sindaco di Milano Beppe Sala. Non senza i «ma» e i «però». Perché «c’è un clima nel mondo e nel nostro Paese, in America, per cui ogni forma di dissenso viene bollata come contro la nazione». «Meglio non strumentalizzare», ha aggiunto. E il riferimento, ha precisato, è al presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che sugli scontri di sabato ha detto che chi manifesta contro i Giochi è nemico dell’Italia. Una frase ritenuta «colpevole» di fare di tutta l’erba un fascio, mescolando 5.000 manifestanti pacifici al gruppo di antagonisti che hanno scatenato le tensioni. Secondo Sala, «un chiaro tentativo di voler strumentalizzare un po’ il clima di tensione che c’è nel mondo». E il riferimento è planetario perché anche l’America di Trump è stata chiamata in causa pur di dare argomenti alla piazza «kontro». Non solo lotta alle speculazioni, al cemento, ai «favori ai soliti ricchi» e a chi fa la «guerra ai poveri e ai diritti». In piazza è finita persino l’Ice americana, l’agenzia federale che controlla l’immigrazione, paragonata alle Ss, di cui si chiede a gran voce la cacciata «from Minneapolis to Milan».
Intanto, mentre sul Web gli anarchici esultano, i senatori della Lega in commissione Trasporti chiedono che chi commette danni paghi: «Niente sconti per i violenti che assaltano le linee ferroviarie con l’obiettivo di sabotare le Olimpiadi, attraverso atti di terrorismo vero e proprio. Le rivendicazioni della galassia anarchica non lasciano a interpretazioni e meritano un intervento serio da parte della giustizia. Simili condotte non possono restare impunite e fa bene il Mit a voler fare piena chiarezza su questi atti criminosi, chiedendo adeguati risarcimenti. Fino all’ultimo centesimo. Com’è giusto che sia».






