Gli ultrà dell’accoglienza si svegliano: i disperati fan comodo agli sfruttatori

Ora vi indignate? Davvero? Vi sentite in colpa per il sushi a domicilio? Per il chicken burger king mangiato sul divano guardando la tv? Vi pentite come dei Gramellini per aver chiamato Glovo? Per aver usato il rider? Vi pentite di non avergli dato nemmeno la mancia? Vi sorprende la sua paga da fame? Vi sorprendono i 2,5 euro a consegna? Il trattamento da schiavo? Davvero?
Vi commuovete come dei Forneri dalla lacrima facile per «quei giovani senza diritti, usati da tutti e difesi da nessuno»? Per il caporalato delle consegne a domicilio? Per i poveri immigrati sfruttati? Per l’assenza di garanzie? Per l’assenza di contratti e di qualsivoglia diritto? Davvero avete questo coraggio? Davvero siete ipocriti fino a questo punto?
Scusatemi ma i farisei, al confronto, erano esempi di limpida schiettezza. Perché, j’accuse, voi lo sapevate. Lo sapevate benissimo. Lo sapevate fin dall’inizio. Sapevate tutto. Sapevate che quei rider vengono pagati una miseria, privati di ogni diritto, lasciati ore all’addiaccio, alla pioggia e al sole, all’afa e al gelo, per portare a casa uno stipendio da fame. Sapevate che sono per lo più immigrati, magari senza permesso di soggiorno, che non hanno alternativa per guadagnarsi da vivere. E sapevate pure che è proprio per questo che sono arrivati in Italia, per altro con il vostro convinto sostegno. Siete degli ipocriti perché per anni avete continuato a parlare di accoglienza, integrazione, multiculturalismo, muri da abbattere e frontiere da superare. Ma sapevate benissimo che questo era solo il velo per coprire le vere ragioni dell’immigrazione. Che è esattamente quella che rivela l’inchiesta su Glovo: avere una massa di disperati da sfruttare e sottopagare.
È evidente infatti che attraverso l’immigrazione è stata realizzata la più grande opera di distruzione dei diritti dei lavoratori che si sia mai vista nella storia. Pensateci. Fino alla fine degli anni Ottanta abbiamo assistito a una progressiva crescita degli stipendi e delle garanzie di chi lavorava. Poi la tendenza si è invertita. Stipendi in calo da trent’anni, precarietà in aumento, sempre meno tutele e sempre meno sicurezza. Guarda caso questo processo è iniziato e proseguito di pari passo con l’avanzare dell’immigrazione. Ovvio, no? Se hai a disposizione persone disperate, disposte a lavorare per paghe da fame, tutti prima o poi sono costretti ad adeguarsi. O accetti quel sistema o sei fuori mercato. L’immigrazione a questo è servita. A creare una massa di manodopera disposta a tutto per poter distruggere progressivamente i diritti di tutti i lavoratori, in modo da aumentare i guadagni delle Glovo del mondo. E voi, che ora vi indignate per quelle consegne a 2,5 euro lo sapevate benissimo, eppure applaudivate entusiasti all’arrivo di stranieri e chiedevate l’accoglienza senza se e senza ma. Questo è il risultato.
Fateci caso: perché tutta la grande stampa, gli intellettuali ortodossi e il mainstream in questi anni hanno sostenuto l’immigrazione? Ovvio: perché essa era funzionale alla grande finanza e alle multinazionali, insomma al potere economico da cui essi dipendono. E il paradosso fantastico è che tutta la sinistra si è accodata, sindacato in testa, a difendere l’immigrazione incontrollata, a dare del razzista a chi provava a opporsi, senza accorgersi che attraverso l’immigrazione si realizzava la cosa meno di sinistra possibile: il massacro dei lavoratori. Ripeto: di tutti i lavoratori. Perché quando si abbassano gli stipendi, si abbassano per tutti. Quando si distruggono i diritti, si distruggono per tutti. È il film che abbiamo visto in questi anni in Italia. Film horror, purtroppo.
Ricordo che anni fa, quando arrivai per la prima volta a Monfalcone, mi misero in guardia. La trasformazione lì era già in atto da un pezzo: nei cantieri navali, un tempo c’era l’aristocrazia operaia, lavoratori orgogliosi del loro mestiere, giustamente tutelati, protetti e retribuiti. Poi è cominciato il sistema delle cooperative. Degli appalti e dei subappalti. Assunzione in massa di lavoratori stranieri, per lo più bengalesi, che ovviamente si sono adattati a stipendi e condizioni di vita un tempo inimmaginabili. Risultato? Aristocrazia operaia fatta fuori e paghe più basse. I cantieri navali stanno benone, Monfalcone un po’ meno. Oggi è una delle città italiane a più alto tasso di stranieri, per lo più musulmani. Sembra un pezzo di Islam trapiantato nel Nord Est. Doveva essere un’avvisaglia, invece tutti hanno girato la testa dall’altra parte. Avanti con l’accoglienza, avanti con l’immigrazione. E così si è arrivati a oggi: prima di Glovo, la Procura di Milano è intervenuta per i lavoratori sottopagati nella logistica e nella moda, e se andrà avanti interverrà ancora, perché l’intero Paese è ridotto così. O peggio. E lo sanno tutti. E lo sapevano tutti. Anzi, è proprio quello che volevano. Per cui ora, per lo meno, ci risparmino le finte lacrime sul sushi versato.






