
Cara Maria Silvia Arcuti, cara preside del liceo Vincenzo Monti di Cesena le scrivo per ringraziarla: in una scuola sempre più lassista, dove i professori non denunciano neppure gli studenti che li corcano di botte, lei ha dimostrato che si può ancora avere il pugno di ferro. Ordine e disciplina, che diamine. E punizioni severe. Così imparano quei due maturandi che hanno voluto esporre alla finestra uno striscione in cui c’era scritto «L’Italia agli italiani».
Avessero scritto, che ne so? «fuck police», «viva Hamas», «governo fascista», «a morte gli sbirri», come fanno i loro colleghi in tutto il resto del Paese, forse lei avrebbe chiuso un occhio. Ma due ragazzi che amano l’Italia, siamo seri: come li si può perdonare?
Per cui ha fatto bene, cara preside, a dar loro una bella lezione. Sei in condotta (tiè) e una tesina rieducativa per ripassare le leggi razziali e il libro Gli africani siamo noi di Guido Barbujani, dove si spiega che gli italiani non esistono. Anzi, sa che cosa le dico? Io aggiungerei anche un’altra bella punizione: cancellare dai libri di letteratura, che quei ragazzi hanno appena finito di studiare, quel pericoloso soggetto di Giosuè Carducci che ha osato esporre nella sua poesia Piemonte, la stessa frase che i ragazzi hanno esposto dal balcone («Dio renda l’Italia agli italiani»). E già che ci siamo, dovrebbero cancellare anche Vincenzo Monti, cui è intitolata la sua scuola, e che nella celebre Bell’Italia, amate sponde osava scrivere addirittura «Il giardino di natura / No, pei barbari non è». Razzista che non era altro. Sei in condotta pure a lui.
Ora, in attesa che lei proceda con il cambiare il nome del liceo di Cesena (che dice? Lo dedichiamo a Barbujani?), ci felicitiamo comunque per la sua severità. Siamo abituati, infatti, a vedere nelle scuole scritte di ogni genere: bestemmie (istituto Santa Beatrice di Roma), inviti al suicidio (liceo scientifico di Ascoli Piceno), «Nordio boia è ora che tu muoia» (istituto Calasso di Lecce), senza contare gli infiniti «a scuola è nostra» (appropriazione indebita), inni Lgbtq+, inviti a violare le leggi («I vostri etilometri non fermeranno la nostra sete») e financo attacchi frontali alla grammatica travestiti da messaggi d’amore («Mi hai preso il quore»). Mai nessuno è stato punito. Mai. Per fortuna è arrivata lei a farci capire che tutto si può perdonare tranne la scritta «L’Italia agli italiani». Quella proprio non va giù.
Pugliese, laureata in fisica, docente di fisica e matematica, un curriculum lungo 13 pagine, cinque master, otto pubblicazioni compreso il saggio su L’integrazione del metodo gravimetrico, a Cesena da un anno e mezzo dopo un lungo peregrinare nelle scuole superiori della sua Regione, lei cara preside, dice di sé di avere come doti «flessibilità, predisposizione ai rapporti interpersonali e prontezza di reazione». In effetti in questo caso la prontezza di reazione c’è stata, sul resto avanziamo qualche dubbio. Soprattutto sulla flessibilità. In compenso abbiamo notato, nel suo curriculum, diversi passaggi alla Società astronomica italiana. Lì, fra gli astri, supponiamo che si sia trovata oltremodo bene, e ne siamo felici. Ma, scusi la domanda: quand’è che pensa di tornare sulla Terra?





