Il generale lascia la Lega e Salvini lo attacca: è come Fini. Ma per Mario Adinolfi ha ragione Vannacci. Secondo Francesco Giubilei il generale sta sbagliando, Emanuele Pozzolo è entrato nella sua truppa. Voi che ne pensate?
2026-02-04
Piantedosi: «L’accordo con gli Usa è del 2009, quando governava chi oggi si indigna»
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«La presenza dell’Ice alle Olimpiadi non è una compressione della nostra sovranità». Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, nel corso dell’informativa alla Camera sull’ipotesi della presenza di agenti americani dell’Ice durante i prossimi Giochi olimpici di Milano-Cortina.
«La cooperazione in questione tra le autorità italiane e l’Homeland Security Investigations risale a un accordo bilaterale del 2009, ratificato con legge nel luglio 2014, quando al Governo c’era quella stessa opposizione che oggi mostra di indignarsi». «Potrei insistere su questa contraddizione, ma non lo faccio perché quella iniziativa del governo dell’epoca fu vantaggiosa in quanto l’accordo bilaterale tra Stati Uniti e Italia sulla cooperazione di polizia nel contrasto ad alcuni delitti particolarmente gravi corrispondeva, e tuttora corrisponde, all’interesse di entrambi i Paesi, e contribuì ad aumentare la sicurezza dell’Italia», ha aggiunto.
Giorgia Meloni (Ansa)
Il premier: «Gente organizzata in modo criminale ha colpito due pilastri della democrazia: forze dell’ordine e giornalisti. Servono norme più efficaci, che stiamo preparando. Ma serve anche unità tra le forze politiche». Invece l’opposizione si sfila e attacca: «Sono solo strumentalizzazioni per adottare misure repressive».
In cima al fascicolo aperto dalla Procura di Torino dopo gli scontri durante la manifestazione pro Askatasuna c’è il reato di devastazione. Il fascicolo è contro ignoti. Ma è da qui che parte l’indagine che ha assorbito una prima informativa della Digos, nella quale compaiono i nomi di 24 attivisti individuati come protagonisti degli scontri. Un dato che è destinato a crescere. Le indagini viaggiano su due binari: uno mira a individuare chi ha incendiato una camionetta della polizia e dato fuoco ai cassonetti, divelto campane di raccolta per il vetro, staccato dalle sedi pali dei segnali stradali e imbrattato muri; l’altro è concentrato sulle aggressioni agli operatori delle forze dell’ordine.
I pubblici ministeri Emilio Gatti e Chiara Molinari procedono per resistenza e violenza a pubblico ufficiale, porto di armi improprie e travisamento. In alcuni zaini sono stati trovati sassi, chiavi inglesi e coltelli. Gli indagati hanno tra i 19 e i 48 anni e fra loro ci sono quattro ragazze. Molti italiani, diversi stranieri. Nessun nome riconducibile ai vertici o a volti noti del centro sociale Askatasuna. E poi ci sono i tre arrestati. La Procura ha chiesto la convalida. Il primo è Angelo Francesco Simionato, 22 anni, di Grosseto (difeso dall’avvocato Elisabetta Montanari). È accusato di concorso in lesioni personali a pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico. Per la Procura avrebbe fatto parte del gruppo che ha accerchiato l’agente Alessandro Calista, preso anche a martellate. A suo carico ci sono pure le accuse di rapina e violenza a pubblico ufficiale. Gli altri due arrestati sono originari di Frosinone, poi emigrati al Nord: Pietro Desideri, 31 anni, e Matteo Campaner, 35. Sono accusati di resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Sono incensurati, senza segnalazioni pregresse legate a manifestazioni o ambienti antagonisti. Ed è emerso che non si conoscevano tra loro. Ieri si è svolta l’udienza di convalida davanti al gip Giovanna Giani. La decisione è attesa per oggi. Davanti al giudice la linea difensiva è stata identica: presenti al corteo, ma non protagonisti degli scontri. Campaner, secondo quanto riferito dal suo difensore, l’avvocato Stefano Coppo, ha detto di aver preso parte al corteo per «manifestare pacificamente», con «jeans chiari, nessun travisamento». È accusato di aver colpito gli agenti mentre veniva bloccato. «Quando mi sono accorto che la manifestazione è diventata pericolosa», si è difeso, «ho cercato di allontanarmi ma ho sbagliato la direzione e mi sono ritrovato davanti gli agenti». E ha preso le distanze: «Sono rimasto inorridito dalla violenta aggressione al poliziotto, al quale esprimo la mia solidarietà». Desideri, difeso dall’avvocato Gianluca Vitale, vive a Torino, e ha dichiarato di essere lontano dal mondo antagonista. La vicenda, però, non resta confinata nelle aule giudiziarie. La seduta del Consiglio regionale del Piemonte è stata temporaneamente sospesa dopo che Carlo Riva Vercellotti (Fdi) e altri consiglieri dello stesso gruppo hanno mostrato cartelli con la scritta: «Ripetetelo insieme a noi, Askatasuna è un centro sociale abusivo violento». Sulle locandine compaiono i volti dei parlamentari di Avs Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Ilaria Cucchi e Marco Grimaldi. Dalle minoranze si levano proteste immediate. Mentre una consigliera comunale torinese, Flavia Gaudiano, ha ironizzato sulle dimissioni ospedaliere dei due agenti aggrediti: «Entri che ti hanno pestato a sangue e dopo qualche ora esci senza neanche un graffio». Una richiesta di scuse e di dimissioni è stata avanzata dal consigliere regionale leghista Andrea Cerutti. E non è l’unica uscita sopra le righe. «Come mai la presidente del Consiglio si è precipitata di corsa a richiamare l’attenzione anche mediatica su quest’episodio, sollecitando la magistratura, addirittura mettendola con le spalle al muro?», si è chiesto il leader pentastellato Giuseppe Conte. La premier Giorgia Meloni ieri è stata intervistata da Far West, la trasmissione Rai condotta da Salvo Sottile. «Presidente hanno colpito due pilastri della democrazia. Le forze dell’ordine e i giornalisti (una troupe di Far West è stata aggredita dai manifestanti durante gli scontri, ndr) che raccontano quello che succede. Come risponde l’esecutivo?», le è stato chiesto. «Io penso», ha spiegato la Meloni, «che non si possa arretrare, penso che dobbiamo, e stiamo lavorando anche su questo, garantire con norme più efficaci che queste cose non accadano. Ma penso che sia anche un problema di humus culturale. Penso che, per esempio, tutte le forze politiche non sono d’accordo con fermezza nel condannare questi episodi». La Meloni segna il perimetro della vicenda: «Qui non stiamo parlando del diritto di manifestare ma si tratta di gente organizzata in modo criminale. I violenti di quella manifestazione hanno utilizzato dei jammer per impedire alle forze dell’ordine di comunicare, avevano le bombe carta con dentro i chiodi e le bottiglie molotov. Erano strutturati come un’organizzazione. Penso che su questo serva chiarezza». Infine, la lettura politica: «Serve un impegno comune, che è quello che io ho proposto, anche nel dibattito in Parlamento con il ministro Matteo Piantedosi, a tutti i partiti anche dell’opposizione. Ho ascoltato la segretaria del Partito democratico che diceva che le istituzioni devono essere unite, speriamo». Per ora Conte sembra essersi già sfilato.
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