Scontri a Torino, il corteo pro Askatasuna si trasforma in assalto: agente aggredito a martellate
Doveva essere una manifestazione contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna. È finita con Torino avvolta dal fumo dei lacrimogeni, cassonetti in fiamme, pietre e bottiglie scagliate contro le forze dell’ordine, un mezzo della polizia incendiato e diversi feriti portati in ospedale. Il corteo nazionale arrivato oggi in città da tutta Italia e dall’estero si è trasformato, nel tardo pomeriggio, in una lunga scena di guerriglia urbana che nulla ha a che vedere con il diritto di manifestare.
La giornata era iniziata con tre concentramenti - a Palazzo Nuovo, Porta Nuova e Porta Susa - poi confluiti in un unico corteo lungo il Po. Gli organizzatori hanno parlato di decine di migliaia di partecipanti. In mezzo a famiglie, studenti e semplici simpatizzanti, però, si sono inserite frange organizzate e a volto coperto che, avvicinandosi alla zona di corso Regina Margherita, dove si trova l’ex sede di Askatasuna, hanno fatto scattare lo scontro. Prima i fuochi d’artificio lanciati contro gli agenti, poi le bombe carta, le pietre, le bottiglie, perfino sedie e cartelli stradali. Le forze dell’ordine hanno risposto con idranti e lacrimogeni. L’aria è diventata irrespirabile, i negozi hanno abbassato le serrande, alcune persone si sono rifugiate nei locali per paura. In strada sono comparse barricate improvvisate con cassonetti e materiali divelti. Un’auto e diversi bidoni sono stati dati alle fiamme. Nel caos, una camionetta della polizia è stata incendiata e solo l’intervento dei vigili del fuoco ha permesso di spegnere il rogo.
Gli scontri sono andati avanti per oltre un’ora, a ondate, tra corso Regina Margherita e l’area del Campus Einaudi. Il bilancio provvisorio parla di sei persone portate in ospedale, nessuna in gravi condizioni, senza distinzione tra manifestanti e forze dell’ordine. Durante i disordini un uomo è rimasto ferito alla testa ed è stato soccorso in ambulanza. Ci sono stati anche i primi fermi. Nel mirino non sono finiti solo gli agenti. Una troupe della Rai è stata aggredita, con attrezzature distrutte e giornalisti costretti ad allontanarsi. Un episodio grave, che aggiunge un ulteriore elemento di allarme a una giornata già segnata da violenze diffuse e organizzate. Quando in serata la tensione è calata, il tratto di corso Regina Margherita appariva devastato: vetri rotti, resti di lacrimogeni, detriti, monopattini distrutti, segnaletica abbattuta, segni evidenti degli incendi. L’immagine di una città messa a soqquadro da chi ha scelto lo scontro invece del confronto.
In mezzo al caos è emersa una delle scene più agghiaccianti della folle giornata di Torino. Una scena testimoniata da un video che mostra un agente isolato, accerchiato da un gruppo di manifestanti e colpito con calci e martellate alla testa. Le immagini, rimbalzate sui social, mostrano una violenza brutale e codarda, esercitata in superiorità numerica contro un uomo a terra. Un episodio che da solo riassume il livello di ferocia raggiunto dagli scontri e che spazza via ogni tentativo di raccontare quanto accaduto come semplice «tensione di piazza».
La reazione delle istituzioni è stata durissima. Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha parlato di aggressioni «con l’obiettivo di colpire lo Stato e chi lo rappresenta», aggiungendo che «questi non sono dissenso né protesta». Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha indicato negli antagonisti «un pericolo per la convivenza civile e per la nostra democrazia». Il sindaco Stefano Lo Russo ha definito «raccapriccianti» le scene viste in strada e ha annunciato che il Comune si costituirà parte civile contro i responsabili. Anche dalle forze politiche di opposizione è arrivata una condanna netta. «Le immagini che giungono da Torino sono inqualificabili», ha dichiarato Elly Schlein, parlando di «violenza inaccettabile». Giuseppe Conte ha scritto che il Movimento 5 stelle «condanna con la massima fermezza le violenze e le aggressioni» e ha espresso solidarietà agli agenti e ai giornalisti colpiti.
Al di là delle dichiarazioni, resta il dato di una città ostaggio per ore di gruppi che hanno usato la piazza come terreno di scontro. Protestare è un diritto, devastare, incendiare e aggredire no. Quello che è accaduto a Torino non è stata una manifestazione degenerata per caso, ma una scelta precisa di chi ha cercato lo scontro e ha trasformato una giornata di mobilitazione in un attacco alla sicurezza, alle istituzioni e alla stessa idea di convivenza civile.





