La Procura di Firenze - Dda, con il supporto del Comando Provinciale della GdF di Firenze, ha disposto il sequestro di beni, opere d'arte e disponibilità finanziarie per circa 20 milioni di euro.
La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze - Direzione Distrettuale Antimafia, con il supporto operativo del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Firenze, ha disposto l’esecuzione, nei territori di San Casciano Val di Pesa e in altre località della Toscana, di una misura cautelare reale emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Firenze.
Il decreto ha disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di beni e disponibilità patrimoniali per un valore complessivo di circa 20 milioni di euro, ritenuti profitto dei reati di riciclaggio e autoriciclaggio commessi ai danni dell’attrice Ursula Andress.
La vicenda trae origine dalla denuncia presentata dalla parte offesa alle autorità svizzere, nelle cui sedi veniva denunciata una progressiva e significativa depauperazione patrimoniale riconducibile, secondo l’ipotesi accusatoria, all’operato di soggetti legati da un rapporto fiduciario e incaricati della gestione delle disponibilità finanziarie dell’attrice.
Gli approfondimenti svolti nell’ambito del procedimento penale pendente presso il Ministero Pubblico del Cantone di Vaud hanno consentito di delineare un quadro caratterizzato da una sistematica attività di distrazione di risorse finanziarie, quantificate in circa CHF 18.000.000 (pari a circa 20 milioni di euro), realizzata mediante molteplici operazioni opache.
In particolare, secondo l’impostazione accusatoria, le somme sarebbero state oggetto di investimenti in società estere, acquisizioni patrimoniali e ulteriori operazioni negoziali finalizzate a ostacolare la tracciabilità dell’origine illecita e a rendere complessa la ricostruzione dei successivi impieghi.
L’emersione di significativi collegamenti con il territorio italiano, in particolare con la provincia di Firenze, ha reso necessaria l’attivazione di un complesso meccanismo di cooperazione giudiziaria internazionale.
La Procura della Repubblica di Firenze - Direzione Distrettuale Antimafia ha assunto un ruolo centrale nella qualificazione giuridica dei fatti e nel coordinamento delle attività investigative da sviluppare sul territorio nazionale, trasformando gli elementi acquisiti in sede internazionale in una autonoma e coerente direttrice investigativa.
La richiesta di assistenza formulata dall’Autorità giudiziaria svizzera, fondata sul quadro convenzionale europeo in materia di mutua assistenza penale - in particolare, sulla Convenzione europea del 1959- sulla Convenzione di applicazione dell’Accordo di Schengen del 1990 e sull’Accordo di associazione della Confederazione Svizzera allo spazio Schengen - ha trovato nella Procura fiorentina un presidio capace di tradurre la cooperazione internazionale in un’efficace azione investigativa interna.
Su delega della Direzione Distrettuale Antimafia, il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Firenze ha conseguentemente sviluppato una complessa attività investigativa, tecnicamente qualificata e finalizzata alla ricostruzione dell’intera filiera del denaro illecito.
Le indagini svolte dalla Guardia di Finanza si sono concretizzate in approfondite analisi di documenti, accertamenti bancari, ricostruzioni societarie e incroci di dati patrimoniali e finanziari, condotti secondo le più avanzate metodologie di contrasto al riciclaggio e orientati alla ricostruzione del cosiddetto «paper trail». È stato così possibile ricostruire il percorso seguito dalle somme distratte e individuare il loro progressivo reimpiego in beni di pregio e asset di elevato valore economico.
In particolare, le indagini hanno consentito di individuare che il provente dei reati commessi in Svizzera è stato oggetto di svariate operazioni di «stratificazione» volte a ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa, per poi essere, da ultimo, reimpiegato nella gestione di una proprietà di prestigio nel comune di San Casciano Val di Pesa, composto da 11 unità immobiliari e 14 terreni destinati a vigneto e uliveto, oltre a opere d’arte e ulteriori disponibilità finanziarie.
La vicenda accertata testimonia come la Toscana e, in particolare, Firenze, sia esposta al rischio di reinvestimenti di provenienza illecita in beni durevoli e socialmente riconoscibili, idonei a consolidare e schermare il vantaggio economico conseguito.





