La toga rossa «salvata» dal Csm al figlio di 5 anni: «Tua madre è una straniera morta di fame»
Mario Fresa, consigliere di Cassazione, teorizzava la questione morale, ma è stato indagato per percosse su due donne. I colleghi l’hanno lasciato al suo posto. Ecco gli audio choc.
«Tua madre è la classica straniera morta di fame che viene in Italia, si sposa un ricco e famoso e dopodiché gli rovina la vita e si vuole fottere pure il patrimonio. Questo è mamma tua. Però con me purtroppo ha sbagliato». È l’1 novembre 2023 e questa è l’educazione poco siberiana e molto latina impartita al figlio di 5 anni da Mario Fresa, un magistrato considerato per anni uno dei campioni del progressismo in toga. Un uomo che appena tre mesi fa è uscito indenne, davanti al Csm, da una richiesta di trasferimento d’ufficio «per incompatibilità ambientale e/o funzionale». Una dolorosa vicenda che, di fronte agli audio che La Verità pubblica oggi sul suo sito, rischia di diventare la prova provata dell’inefficacia della giustizia disciplinare in house del Csm.
Clicca qui per ascoltare il secondo audio.
Un problema che il governo sta provando a risolvere con l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare indipendente da Palazzo Bachelet. Una riforma che gli italiani, con il referendum del 22 e 23 marzo, dovranno approvare o bocciare. Nel 2020 l’allora moglie, una donna sudamericana, aveva denunciato Fresa per violenza, dopo essersi presentata con un occhio nero al pronto soccorso, ma poi ha ritirato la querela, facendo chiudere il procedimento per percosse e maltrattamenti in famiglia. Poi ha presentato una seconda denuncia, e si è recentemente opposta all’archiviazione. La vicenda è finita davanti alla sezione disciplinare del Csm, che ha riservato a Fresa un buffetto, togliendogli due mesi di anzianità professionale per le lesioni causate all’ex moglie. Il magistrato, come rilevano gli atti del procedimento, «pur negando di avere agito intenzionalmente, ha ammesso di avere esercitato un’azione violenta in danno della moglie» e ha riconosciuto di «avere bisogno di un supporto psicologico, reso evidentemente necessario dalla sua incapacità di controllare i propri impulsi violenti».
Sembra preistoria il periodo delle battaglie civili di Fresa. Da segretario regionale del Lazio della corrente progressista dei Verdi era stato tra i primi a sollevare la questione morale dentro la magistratura e quando conquistò un seggio dentro al Csm, da giudice disciplinare, fu particolarmente inflessibile. Negli anni successivi si distinse per le prese di posizione politiche: difese i colleghi che stavano processando Silvio Berlusconi dagli attacchi, plaudì la bocciatura del lodo Alfano da parte della Consulta e firmò un documento di Magistratura democratica che criticava Beppe Grillo per «le offese volgari e sessiste» rivolte a Laura Boldrini. Ma se in pubblico Fresa era un campione della sinistra in privato ha avuto un rapporto complesso con il gentil sesso e, dopo l’incidente del 2020, ci sarebbe ricascato. Le vicende coinvolgono per lo più donne straniere provenienti da Paesi come l’Ucraina o l’Iran. Insomma persone spesso alla disperata ricerca di una vita migliore. E che possono avere visto in Fresa un salvatore. Lui ne ha assunte diverse come badanti o infermiere a causa di alcuni suoi problemi di salute. Dal 2020, come abbiamo raccontato a gennaio, sono stati aperti altri due fascicoli penali per presunte violenze perpetrate dall’uomo, uno a Roma su richiesta sempre dell’ex coniuge e un altro a Civitavecchia, quando la cinquantenne N., nell’estate del 2024, è stata ritrovata ferita sul lungomare di Fregene in stato confusionale dopo una serata ad alto tasso alcolico trascorsa con Fresa (da lei definito, in un messaggio, «pericoloso»). Sentita in audizione protetta dai carabinieri, N. ha, però, deciso di non sporgere denuncia, portando all’archiviazione del fascicolo iscritto per il reato di percosse. La vicenda è stata oggetto nella primavera del 2025 di un articoletto nella cronaca di Roma di Repubblica e, successivamente la palla è passata alla prima commissione del Csm per la valutazione di un’eventuale incompatibilità ambientale.
La pratica è stata archiviata dopo che il procuratore generale della Cassazione Piero Gaeta ha deciso di non promuovere alcuna azione disciplinare e ha giustificato tale decisione con le richieste di archiviazione in sede penale. Gaeta, a proposito del collega d’ufficio (lavorano entrambi al Palazzaccio), non ha rilevato nemmeno l’incompatibilità ambientale, non essendoci stato lo «strepitus» mediatico. Il Pg ha precisato di avere «limitato le funzioni interne» di Fresa in ragione di «queste problematiche che allora emersero e che ora si sono ripetute». Il Csm ha riconosciuto che «i fatti posti all’attenzione dell’autorità giudiziaria di Civitavecchia non risultano oggetto di alcuna divulgazione» e ha disposto l’archiviazione. Fresa è così rimasto al suo posto con lo stipendio invariato. Ma come rivelano carte e audio depositati agli atti dei procedimenti romani (ce n’è uno anche in sede civile) Fresa non ha risolto i suoi problemi con le donne. Che, anzi, se possibile, sembrano essersi aggravati. A colpirci è stata soprattutto una surreale discussione avvenuta il 7 marzo 2024 in piazza Cavour, davanti alla Cassazione, in mezzo alla gente. I protagonisti sono Fresa e una delle sue presunte amanti, una sessantenne iraniana, M., che in quel momento sta tra trasportando l’uomo con la sua auto. Al culmine di un litigio, il magistrato telefona all’ex moglie, che chiameremo B., che accende prontamente il registratore. In quel momento la donna persiana giura di essere stata picchiata, ma, in Tribunale, non ha confermato l’accusa. In ogni caso, dai file, emerge il carattere collerico di Fresa, che alterna momenti di apparente calma ad altri di perdita di controllo. L’uomo dice a B., in presenza dell’iraniana: «Io ti chiedo perdono di tutti i miei peccati». L’ex consorte domanda di chi sia l’altra voce e il magistrato replica: «Non ti preoccupare, ne parliamo dopo, stasera a casa. Cerchiamo di fare la pace e andiamo avanti insieme…». La donna medio-orientale urla in sottofondo: «Mi ha menato, mi ha menato!». La toga quasi incolpa B., la quale, con la prima denuncia, gli avrebbe causato l’imbarazzante nomea: «Vedi, questo è il risultato. Hai capito? Perché adesso ogni donna fa così!». L’«autista» non desiste e strilla cercando di comunicare con l’ex coniuge: «Come puoi stare con questo uomo schifoso?». Quindi aggiunge: «Sei una donna meravigliosa. Lui è un puttaniero (sic, ndr)». Il 7 marzo 2024 Fresa sa che l’accusa non può sorprendere B.. Infatti, l’ex compagna ha consegnato in Tribunale anche una registrazione in cui l’ex marito le faceva proposte oscene: «Dai facciamo una cosa pazza […] chiamiamo qualcuna», avrebbe detto. Sentendosi rispondere così: «Non è normale che mi proponi di chiamare una prostituta per scopare adesso con noi dal nulla. C’è nostro figlio a casa».
Per questo Fresa dice a M., riferendosi all’ex consorte: «Vabbè! Lo sa purtroppo (che è un “puttaniero”, ndr). Ma anche se lo sa, io e lei supereremo ogni problema, nel nome di Dio». Il magistrato, a questo punto, prova a mettere a tacere la sua accusatrice: «Stai zitta! hai capito? Zitta!». Poi torna a parlare all’ex consorte con tono gentile: «Senti facciamo la pace e io ti prometto che queste schifose non le vedo più in vita mia!». M. esplode: «Chi è schifosa?». Fresa assicura che l’insulto è riferito all’amante-infermiera ucraina («con una retribuzione personale di oltre 2.000 euro mensili», si legge in una memoria), la stessa che quattro mesi dopo sarà trovata malconcia dai carabinieri sul lungomare di Fregene: «N. è schifosa!». A un certo punto, di fronte al gran vociare e forse per una richiesta di intervento di M., entrano in azione i carabinieri del Palazzaccio per riportare un po’ di calma in piazza Cavour. Fresa fa subito sapere di essere un magistrato e che la donna che lo accusa, avrebbe «dei precedenti». Il consigliere spiega: «Questa signora […] è andata a fare la babysitter per un calciatore e lo ha denunciato, non denunciato, lo ha ricattato […] cerchiamo di calmarla […] voi avete modo di farci fare la pace formalmente?». Quindi avverte: «Questa è un’estorsione che sto subendo». In un altro audio Fresa viene registrato mentre fa al piccolo figlio maschio un discorso da patriarca che farà sanguinare le orecchie dei paladini della cultura woke. Dopo avere ricevuto una richiesta di soldi da parte dell’ex moglie, denari che servirebbero per portare il bambino al cinema, Fresa sbotta: «Io ho pagato a mamma 40 euro per farti prendere un aperitivo, adesso. E mamma mi sta trattando così, dopo che io le ho dato soldi, che tolgo a me, a te, a tutti, perché io sto nella m…, nei guai con i soldi. Non c’ho più un soldo grazie a mamma tua che sta facendo la bella vita da anni sulle spalle di papà. Perché papà lavora, suda, fatica, si stressa e mamma sta tranquilla, bella, ingrassa, mangia, beve e fa casino. È normale una vita del genere?». Il bambino, avvilito, risponde che non lo è e il padre lo incalza: «Allora dovresti cercare tu di crescere in fretta e far capire a mamma che sta sbagliando. Perché non è possibile. È una vita da delinquenti». A questo punto la toga pronuncia la frase che potrebbe far svenire generazioni di femministe, quella sulla «classica straniera morta di fame». In un altro dialogo il padre si accomiata dal figlio con tono teatrale, questa volta lasciando stecchiti gli allievi di Maria Montessori e Jean Piaget: «Papà non ti vede più». Il piccolo non capisce: «Perché?». Fresa continua: «Tu l’hai buttato a terra, a papà. Hai cercato di ucciderlo, a papà». La madre interviene: «Lui non ha cercato... non dire queste cose sennò lo traumatizzi. Lui ha usato violenza, perché è quello che vede». A questo punto Fresa inizia a urlare. Il piccolo, in un altro audio, racconta alla madre e a un’altra donna: «Mio papà ha sbattuto N. nel muro fortissimo e l’ha menata come se un leone stava uccidendo N. così». In un’altra conversazione B. chiede al magistrato i soldi per pagare una lastra per il figlio. Ma Fresa non ci sente. La donna si lamenta, avendo scoperto un presunto acquisto dell’uomo presso un orefice: «Ma ti sembra normale che io mi devo umiliare per chiedere i soldi per fare la lastra al bambino quando spendi 8.000 euro con un gioiello? È tuo figlio!». Il magistrato grida: «Quanto cazzo ti serve?». E aggiunge: «Devo andare al centro a pagare, hai capito? Devo pagare i cazzi miei, hai capito?». Nella memoria presentata al Tribunale civile di Roma Sezione famiglia il 20 novembre 2025 i difensori di Fresa si oppongono alla modifica delle condizioni della separazione richieste dall’ex compagna poiché non vi sarebbero ragioni per impedire gli incontri padre/figlio, né per aumentare di 1.000 euro la cifra disposta per il mantenimento, evidenziando come le accuse mosse dall’ex coniuge siano sempre state archiviate in sede penale e abbiano soltanto esposto Fresa al rilievo disciplinare pregiudicandone l’immagine professionale. I difensori hanno anche evidenziato l’inverosimiglianza delle accuse di aggressione fatte dalla donna essendo Fresa afflitto da una importante disabilità che gli impedirebbe di cagionare lesioni. Gli assistenti sociali dell’ufficio Gruppo integrato lavoro per la prevenzione del disagio minorile di Roma Capitale, a novembre, hanno inviato una relazione al Tribunale sul figlio della coppia: «In conclusione si può affermare, che allo stato attuale, non emergono elementi che indichino rischio o pregiudizio per il minore nei due contesti di vita (a casa del padre e della madre, ndr). Per il futuro si suggerisce un monitoraggio periodico della sua situazione scolastica». Forse i genitori della famiglia del bosco dovrebbero trasferirsi nella Capitale.





