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Iran, la rete africana di Teheran: religione, affari e sicurezza per resistere all’isolamento
Una manifestazione in Piazza della Nazione a Dakar, in Senegal, per protestare contro gli attacchi statunitensi e israeliani all'Iran e al Libano (Getty Images)

Sotto pressione militare e diplomatica, l’Iran rafforza la sua presenza in Africa. Dalle reti religiose alla cooperazione economica e militare, Teheran costruisce alleanze strategiche nel continente per sostenere una strategia di resistenza nel lungo periodo.

Sotto la pressione dei bombardamenti israeliani e statunitensi iniziati alla fine di febbraio, la leadership iraniana si trova in una fase particolarmente delicata. Nonostante il contesto militare sfavorevole e l’isolamento internazionale, la Repubblica islamica continua però a fare affidamento su una fitta rete di relazioni costruite nel tempo, in particolare in Africa, dove le ambizioni strategiche di Teheran sono cresciute in modo graduale nel corso degli ultimi decenni.

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Altro che bus gratis e affitti ridotti. La New York di Mamdani è solo fuffa
Il primo cittadino di New York, Zohran Mamdani (Getty Images)
  • A quattro mesi dall’insediamento, il sindaco dem osannato dalle sinistre di mezzo mondo ha fatto dietrofront su tutte le sue promesse elettorali. Non basta: ha pure annunciato un piano di tagli alla spesa per 1,7 miliardi.
  • Le imposte erano già tra le più alte degli Usa. I nuovi balzelli stanno spostando imprenditori e manager verso la Florida.

Lo speciale contiene due articoli.

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Perché il Pakistan è diventato centrale nella crisi Iran-Usa
Ansa

Dopo il primo round di colloqui che non ha prodotto svolte, la diplomazia tra Stati Uniti e Iran resta in salita. In questo stallo emerge il Pakistan: negli ultimi mesi Islamabad ha rafforzato i rapporti con Washington e ora si propone come snodo decisivo per riaprire il dialogo.

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Usa e Iran pronti alla sfida navale. E Putin prova a far da mediatore
Vladimir Putin (Getty Images)
Il Cremlino si fa avanti, Trump minaccia blocchi e confische su Hormuz e sanzioni alla Cina. Carro Idf contro soldati italiani.

Si è concluso senza alcuna intesa il ciclo di colloqui tra Stati Uniti e Iran ospitato a Islamabad, in Pakistan. A certificare lo stallo è stato il vicepresidente americano JD Vance: «Per 21 ore abbiamo avuto discussioni sostanziali con gli iraniani. Questa è la buona notizia. La cattiva notizia è che non abbiamo raggiunto un accordo».

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«L’America pensava di bluffare ma ha bisogno della tregua»
Dario Fabbri (Imagoeconomica)
L’analista geopolitico Dario Fabbri: «Iran e Israele hanno vinto e continuano con i bombardamenti. Hormuz adesso è una ferita per Trump che, per aprirlo, pensa a un’occupazione».

«I negoziati sono fatti apposta per sbattere le porte, per pronunciare i “basta, me ne vado” e poi tornare sui propri passi. In una guerra la rottura di un negoziato è probabile che accada, fa parte dei giochi».

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