Botte dai maranza e niente denunce. Così la scuola educa alla sottomissione
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Sarebbe interessante capire dal provveditore di Parma fino a che punto si debba arrivare. Che cosa si deve aspettare? Che i professori vengano linciati nella pubblica piazza? Che li si accoltelli o gli si dia fuoco? O forse che li si investa con una macchina in mezzo alla strada? A Parma due professori sono stati aggrediti in un parco da un gruppo di maranza. Il primo spintonato e malmenato, il secondo intervenuto per difenderlo bastonato e forse preso a cinghiate. Picchiato anche un ragazzo che si era schierato dalla parte dei due insegnanti. Il tutto mentre i picchiatori sghignazzavano e riprendevano soddisfatti la scena col telefonino.

Il ministro Guido Crosetto ha chiesto che i giovinastri siano duramente sanzionati. Ma Andrea Grossi, dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale di Parma, non è d’accordo: «È un fatto grave, ma non è giusto enfatizzarlo più di tanto dal punto di vista fisico, perché non risultano feriti», dice. La scuola, insiste, deve educare e non sanzionare. Deve spiegare a quei ragazzi le conseguenze delle loro azioni in modo «civile, corretto e pacifico». Alla Stampa Grossi dichiara: «Io credo che bisogna essere precisi e chiari nelle responsabilità. Da una parte la scuola può usare parole con precisione per definire i comportamenti e le conseguenze, quindi invitare tutti e spingere tutti ad assumersi le proprie responsabilità. Ma poi c’è un piano, quello educativo, a cui deve cercare sempre di ricondurre la questione». Già, bisogna spiegare le cose in modo civile e pacifico a dei picchiatori incivili. Dopo tutto non ci sono stati dei feriti, no? E allora di che ci preoccupiamo? La prossima volta magari qualcuno verrà sbudellato o gli romperanno un braccio, allora sì che potremo indignarci. Del resto, come fanno sapere tutti i grandi giornali, i professori non sporgeranno denuncia.

A questo punto, viene da dire che ci meritiamo di essere oppressi. Ci meritiamo le intemperanze dei maranza e le umiliazioni quotidiane dei violenti e dei bulli. Perché la scuola – che appunto dovrebbe educare – non lo fa. Tutto per una ragione idiota: perché qualche genio ritiene che educazione e sanzione siano cose diverse. Perché qualcuno, imbottito di stupidaggini ideologiche mal comprese e peggio applicate, crede che autorità sia sinonimo di sopraffazione, e quindi accetta di farsi mettere i piedi in testa pur di non apparire bigotto o conservatore. Come si può pensare che quei maranza capiscano la gravità di quello che hanno fatto se non avranno conseguenze pesanti e se la potranno cavare con un buffetto? Quale insegnamento potrà mai essere in grado di impartire loro una scuola formata da professori che non denunciano e dirigenti che sminuiscono la gravità dell’accaduto?

Purtroppo non è un caso isolato. Ogni volta sentiamo ripetere le stesse scuse: se uno straniero delinque è per via della povertà, del disagio sociale, o perfino della malattia mentale. Non esiste un immigrato che sia responsabile delle sue azioni, solo gli italiani e europei lo sono. Un trentenne si lancia con l’auto contro la folla? Povera stella, è un malato non un terrorista. Un quindicenne progetta attentati? Poverino anche lui, è vittima del disagio sociale. Una manica di maranza picchia i professori? Non siamo troppo duri, è una ragazzata. Curioso che le istituzioni e parte dell’opinione pubblica non siano state altrettanto tenere nei riguardi della famiglia nel bosco. Lì due genitori che hanno scelto di educare alla libertà i loro bambini – che sono ancora piccoli, e che non hanno fatto male a nessuno – vengono duramente puniti e umiliati. Viene da pensare che accada perché i Trevallion sono gentili, bianchi e occidentali, non arroganti stranieri convinti di poter spadroneggiare. Quel che accade a Parma, in qualche modo, è ferocemente emblematico dell’Europa odierna, che è vigliacca e tremebonda con chi la opprime e minaccia, poi fa la voce grossa con i deboli e gli indifesi. Un’Europa che ha dimenticato scientemente la propria storia, fingendo di non sapere che a garantire la libertà sono le regole, e se le regole non vengono fatte rispettare (anche punendo chi le viola) allora non servono a niente. L’ideologia progressista ha demolito l’autorità sostenendo che fosse deleteria e oppressiva. Ma se scompare l’autorità il potere non svanisce: resta soltanto privo di limiti. Senza autorità, vale la legge del più forte, che è il contrario dello stato di diritto. Ed è questa legge a essere legittimata da professori e dirigenti scolastici di Parma: i maranza menano, loro rispondono con le carezze. L’unica educazione che forniscono così è quella alla sottomissione.

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