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Le tende degli studenti davanti a Montecitorio (Getty Images)

Piazza una tenda, posiziona lo striscione e poi issa la bandiera: così è ripartita martedì a Montecitorio, a tre anni di distanza, la protesta degli studenti italiani contro il caro affitti. Un sequel in formato assai ridotto delle manifestazioni spagnole e ancor più asciutto e per fortuna meno pericoloso di quelle francesi, focalizzate sulla scuola. Gran protagonista l’Udu: l’unione degli universitari italiani. Il principale sindacato del settore che vanta da sempre un’alleanza di ferro con la rete degli studenti medi (le superiori) e la Cgil.

Un connubio storico che ha portato l’organizzazione, che è attiva in circa 35 atenei, a presenziare a buona parte delle iniziative di Landini e compagni.

Il segretario indice l’ennesimo sciopero generale magari in concomitanza con la manovra di un governo di centrodestra e gli studenti rispondono presente. Il leader rosso manifesta contro il carovita e la perdita del potere d’acquisto dei salari? E gli universitari non mancano.

L’ex numero uno della Fiom si incaponisce con i referendum e va sbattere su quelli del lavoro del giugno 2025, l’Udu non fa mancare il suo supporto.

Vorrai contraccambiare? E così l’altro ieri, il compagno Maurizio non ha perso l’occasione di presentarsi davanti alla Camera, a favore di riprese televisive, per stringere un po’ di mani, incoraggiare gli studenti accampati e ovviamente esternare: «È proprio un problema», ha spiegato, «di cambiamento del modello sociale ed economico quello che noi stiamo ponendo e credo questi giovani stiano ponendo».

«È una lotta che riguarda tutti noi, perché questi ragazzi stanno rivendicando il diritto ad avere un futuro, ad avere una scuola che funzioni e la possibilità di garantire a tutti il diritto di poter studiare».

Tutto bellissimo, a tratti commovente e molto spontaneo, verrebbe da dire. Se non fosse che spulciando tra i bilanci della Cgil ci si rende conto che gli studenti barricaderi, quelli universitari accompagnati dagli allievi delle superiori, hanno quasi un milione di buoni motivi per spalleggiare la Cgil.

Si tratta dei contributi versati dal sindacato alle due sigle negli ultimi anni. È tutto messo nero su bianco nei bilanci della confederazione rossa, sotto la voce «Totale ripiani e contributi».

Il conto parte dal 2020 e qui troviamo il riferimento anche all’anno precedente. Così il primo aggiornamento disponibile parla di un versamento da 167.000 euro (88.085 all’Udu e 79.000 ai Reds) a cui ha fatto seguito un esborso leggermente inferiore 12 mesi dopo.

Appena 140.000: 80.000 agli universitari e 60.000 ai gemelli della scuola. L’anno successivo, siamo nel 2021, un altro piccolo calo: 130.00 (80.000 contro 50.000). Poi si torna a salire a quota 145.000. I soliti 130.000 che rientrano nell’ordinarietà dei rapporti ai quali però si aggiungono 15.000 euro di contributo straordinario per l’Udu. Vai a sapere i motivi.

Anche perché l’anno dopo (e siamo al 2023) quell’extra versamento scompare e si torna alla cifra fissa: 130.000. La stessa che verifichiamo nel bilancio 2024, l’ultimo disponibile, con l’aggiunta di un bonifico straordinario da 5.613 sempre a rimpolpare le casse degli universitari.

Calcolatrice alla mano, siamo a quota 847.613 euro. Ora, considerando che il rapporto tra le due sigle risale a diversi anni prima, storica la partecipazione dell’allora segretario Sergio Cofferati alla tendopoli davanti alla Sapienza allestita dall’Udu nel 2002, che i bilanci della confederazione pre 2019 non sono così dettagliati e che manca all’appello il 2025, tendiamo a credere, che i versamenti dei compagni del sindacato agli «studenti da campeggio» arrivino a superare e non di poco il milione di euro.

La Verità ha provato a chiedere spiegazioni alla Cgil: perché c’è questo flusso continuo di denaro che parte da Corso d’Italia a Roma e arriva fino ai ragazzi del picchetto? Ma, come al solito, non ha ricevuto risposte.

E così ha provato a darsele. Formalmente esiste una sorta di patto di collaborazione tra le due sigle, nella sostanza c’è un afflato ideologico basato sui soliti slogan legati alla Costituzione (e infatti l’Udu parteciperà alla «Via Maestra» di sabato), al diritto allo studio e all’abitare sostenibile. Perché non finanziare quest’unione di intenti?

E che di slogan si tratti, lo dimostrano anche le parole di Ilaria Lamera, la studentessa che tre anni fa si era presa il palcoscenico delle proteste piantando una tenda in piazza Leonardo da Vinci a Milano, il primo passo delle manifestazioni poi diventate nazionali.

La Lamera era diventata una celebrità, contesa dalle tv e premiata con l’Ambrogino d’oro. Poi è scomparsa. Oggi ne ha 27 di anni. Non si è laureata. Ed è tornata a vivere dai suoi ad Alzano Lombardo. Nel frattempo si è tolta «uno sfizio»: lavorare in barca. «Un catamarano, giri turistici in giornata alla Maddalena», racconta al Corriere della Sera. Bello e faticoso.

«A fine estate ho mollato. Non mi trovavo con il capo. Ora sono disoccupata, cerco un impiego ma vorrei anche finire la triennale». Giusto in tempo per la nuova tendopoli, verrebbe da dire, visto che è entrata in politica con la tessera di Europa Verde. Un altro sfizio. Del resto per le cose serie c’è sempre tempo.

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