Insegnante sfocato sorveglia gli studenti impegnati in un esame in aula
Il caso di Reggio Children, la società controllata dal Comune di Reggio Emilia che ha chiesto agli educatori in visita di sottoscrivere una carta con un impegno relativo a Israele e Gaza (iStock)

Il trucchetto, negli ambienti della sinistra settaria, è ben noto: scaricare sull’accusato l’onere della prova per uscire puliti anche dal peggior atto discriminatorio. «Sei ebreo? Ma certo che puoi venire a trovarci nella città del tricolore, basta che tu sottoscriva una carta in cui prendi le distanze da Israele».

Il trucchetto, negli ambienti della sinistra settaria, è ben noto: scaricare sull’accusato l’onere della prova per uscire puliti anche dal peggior atto discriminatorio. «Sei ebreo? Ma certo che puoi venire a trovarci nella città del tricolore, basta che tu sottoscriva una carta in cui prendi le distanze da Israele».

Il ricatto mascherato da difesa dei diritti – che richiama nel metodo quello del patentino antifascista della fiera Più libri, più liberi di Roma – questa volta è arrivato dalla Reggio Children Srl, società promossa e controllata direttamente dal Comune di Reggio Emilia, che dopo essere balzata agli onori della cronaca per aver ospitato Kate Middleton, era in attesa di accogliere un centinaio di educatori ebrei americani e 25 insegnanti provenienti da Israele, pronti a recarsi sul suolo italico per studiare da vicino il Reggio Emilia Approach, il modello pedagogico che ha reso la città nota in tutto il mondo.

Le delegazioni sarebbero dovute arrivare proprio in questi giorni e, per quella partita dagli States, il viaggio era stato organizzato dal Paradigm Project, una rete professionale statunitense che riunisce educatori della prima infanzia.

L’annuncio dell’arrivo della delegazione ha sollevato le solite polemiche che nelle città governate a sinistra trovano tanto spazio e, alla protesta dell’Assemblea reggiana per la Palestina, che sabato ha portato in piazza circa 200 persone per la difesa dei diritti di Gaza, si è aggiunta la (sempre opportuna) Cgil, che ha chiesto formalmente al sindaco, Marco Massari, di «cancellare la visita per questioni di opportunità e coerenza». «Chi si rende responsabile di violazioni del diritto internazionale e del diritto umanitario deve essere isolato», hanno sentenziato i sindacati.

La carta chiesta agli educatori ebrei

È a questo punto che Reggio Children, probabilmente consigliata da chi certa politica la mastica da parecchio, ha trovato l’escamotage. Creata per l’occasione una «Carta per un’educazione democratica e partecipata» che richiama l’attenzione sui diritti dell’infanzia, la Srl ha chiesto ai futuri ospiti (ebrei) di prendere esplicitamente le distanze dalle politiche del governo Netanyahu.

A denunciare il fatto sono stati i quotidiani online Jewish Insider e The Times of Israel che, riportando alcune testimonianze dirette, hanno segnalato come «agli educatori è stato chiesto di sottoscrivere una dichiarazione nella quale si afferma di prendere le distanze dall’occupazione di Gaza e dalle violazioni dei diritti dei bambini e degli esseri umani nei territori occupati e in ogni altra parte del mondo». E il sindaco Massari ha candidamente confermato: «La sottoscrizione della Carta sarà richiesta anche a tutte le delegazioni che arriveranno a Reggio Emilia nei prossimi mesi e anni. Ma in considerazione della drammatica situazione nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, abbiamo voluto condividere con tali educatori anche un ulteriore impegno», ha spiegato il primo cittadino.

La delegazione annulla la visita

A fronte di questa richiesta, la delegazione di educatori delle scuole ebraiche americane ha deciso di annullare il viaggio. «Non si può chiedere a un cittadino americano, a un docente, a un ebreo, di rispondere come ebreo, in quanto tale. È la negazione totale dell’inclusione che a parole si dice di voler promuovere. È antisemitismo. Chiedo che l’amministrazione comunale di Reggio Emilia si dimetta. Per il metodo indegno utilizzato e per l’enorme danno di immagine provocato all’Italia, visto che la notizia campeggia ormai in tutti i telegiornali americani e sta facendo il giro del mondo. L’Italia non può permettersi di passare per un Paese che discrimina gli ebrei in quanto ebrei», ha commentato senza mezzi termini il presidente della Comunità ebraica italiana Walker Meghnagi.

«I metodi e il clima instaurati da certi Comuni emiliani mi ricordano molto quelli di Goebbels e quanto scriveva il gerarca fascista Roberto Farinacci, ebrei razza immonda da seppellire in quanto tali», ha aggiunto.

E mentre Massari si è detto «sorpreso» delle parole di Meghnagi, il sito Jewish Insider ha sottolineato che «gli educatori americani non erano una delegazione diplomatica israeliana, né rappresentavano il governo Netanyahu. Valutare la loro partecipazione sulla base di posizioni politiche attribuite alle istituzioni di provenienza significa rischiare di confondere la responsabilità individuale con l’appartenenza collettiva».

A proposito di appartenenza collettiva, sul sito di Reggio Children, da anni, fanno bella mostra di sé le tante iniziative partecipate a livello internazionale dedicate alla formazione, con delegazioni accolte a braccia aperte. Tra queste figurano anche quelle provenienti da Turchia, Iran e India (per dirne solo alcuni), cioè da Paesi dove le violazioni dei diritti dell’infanzia non solo esistono, ma non sono nemmeno frutto di conflitti internazionali, bensì parte integrante dell’economia sociale del Paese stesso.

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