In Germania hanno un’idea: difendere la democrazia mettendo fuori legge Afd

C’è un problema con le elezioni: le vincono quelli sbagliati. Soluzione: mantenere le elezioni, abolire i candidati sgraditi.

La proposta di messa al bando di Afd

Il vicecancelliere di Germania, nonché ministro delle Finanze, ha le idee chiare: bisogna mettere al bando Alternative für Deutschland. «È il momento giusto», ha detto Lars Klingbeil all’emittente Phoenix. «La procedura di esame ora deve essere messa sul tavolo», perché il partito di Alice Weidel sarebbe «chiaramente ostile alla Costituzione. Non voglio», ha aggiunto il leader dei socialdemocratici, «che nella nostra storia tedesca commettiamo per la seconda volta l’errore di non difenderci in tempo dai nemici della democrazia».

I nazisti non prenderanno il potere. E, di conseguenza, non riusciranno a servirsi del micidiale arsenale che Berlino ha in programma di costruire. Anche perché pure loro, nel frattempo, potrebbero aver imparato una lezione: la Russia è meglio tenersela come alleata.

Le iniziative parlamentari e le clausole sanzionatorie

Noi scherziamo. Quelli no. Si era già capito all’indomani del voto in Sassonia-Anhalt: nemmeno si sa se il candidato di destra, Ulrich Siegmund, riuscirà a formare un governo, che già i fautori del Brandmauer, il «muro tagliafuoco» alzato dal sistema, avvertono che il Land ribelle potrebbe perdere i fondi dell’Ue – in nome dello Stato di diritto – e quelli federali – in nome di una clausola della Carta fondamentale mai applicata da quando esiste la Repubblica.

Adesso, il numero due di Friedrich Merz propone di riesumare due iniziative che erano rimaste sepolte dopo la fine della scorsa legislatura. Una, denominata Bt-Drucksache 20/13750, firmata da 113 deputati, esortava direttamente il Bundestag a presentare alla Consulta tedesca un’istanza per dichiarare incostituzionale Afd; un’altra, indicata dalla sigla Bt-Drucksache 20/14105, promossa da 43 onorevoli, più prudentemente, suggeriva di avviare una valutazione giuridica sulle prospettive di successo di un eventuale tentativo di dichiarare fuori legge la formazione sovranista.

Entrambe vennero discusse il 30 gennaio 2025 e rinviate alla commissione Interni. Ma da allora non se n’è fatto più niente.

Il ruolo dei servizi interni e le pressioni dei giuristi

A maggio 2025, due anni dopo aver attribuito la stessa qualifica alla sezione giovanile, l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione – in pratica, i servizi interni – aveva classificato Afd come gruppo estremista che minaccia la democrazia. Weidel e soci avevano presentato un ricorso d’urgenza, il cui effetto è stato di sospendere temporaneamente la validità della definizione. Il Tribunale amministrativo di Colonia, però, deve ancora pronunciarsi sulla controversia.

Un mese e mezzo fa, è sceso in campo il parastato: oltre 1.000 giuristi hanno sottoscritto un appello dell’Associazione repubblicana degli avvocati, per ottenere la «scomunica» del partito.

L’ultima brillante idea l’ha avuta Hendrik Wüst, primo ministro della Renania Settentrionale-Vestfalia: in reazione al risultato delle elezioni in Sassonia-Anhalt, il popolare esponente della Cdu ha invocato la creazione di una «struttura» che avvii un esame, per stabilire, come ha spiegato lui a Deutsche Presse-Agentur, «come lo Stato debba comportarsi nei confronti di un partito che, almeno in alcuni Länder, persegue obiettivi anticostituzionali. Tale esame», bontà sua, «deve essere aperto a qualsiasi esito e non deve portare automaticamente a una procedura di messa al bando». Addirittura, un equo processo. Troppa grazia.

La crescita di Afd nei sondaggi regionali e nazionali

Chissà se, con tanta solerzia, c’entra la brutta piega che stanno prendendo i sondaggi proprio nella regione di Wüst: secondo le più recenti rilevazioni, Afd ha sorpassato di due punti la Cdu (24% contro 22%), diventando il primo partito. È una notizia, perché il Nordreno-Vestfalia, situato nella parte nordoccidentale della Germania, è il Land che produce più Pil dell’intero Paese, sebbene si collochi solo a metà classifica per reddito pro capite. Significa che Afd non si limita a macinare consensi nei territori orientali della ex Ddr. A livello nazionale, le statistiche la danno al 28%, otto punti sopra i cristiano-democratici. Si intuisce per quale motivo – citiamo Klingbeil – questo sia «il momento giusto» per bandirla.

Le reazioni della politica e il dibattito democratico

Certo, non tutta la politica tedesca crede che il malcontento dei cittadini si possa affrontare impedendo loro di manifestarlo alle urne. Il leader della Csu bavarese, Markus Söder, ha sottolineato che, «dal punto di vista costituzionale», imporre un divieto al raggruppamento della Weidel è «difficilmente realizzabile». Meglio sfidarlo sul terreno dei contenuti.

D’altronde, più si parla di vietare Afd, più le si fa un favore. Non c’è niente di più indicato a far incazzare la gente, che pretendere di convincerla che sta votando male e squalificare il partito al quale ha accordato la sua preferenza. È la strategia suicida di un’Europa ormai sempre più bisognosa, come da famigerato aforisma di Mario Monti, di tenersi «al riparo dal processo elettorale».

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