Michele Serra, giornalista e scrittore
Michele Serra (Imagoeconomica)

Scrive Michele Serra su Repubblica che se «vivessimo nel famoso Paese normale, nessuno si chiederebbe dove è nato il ragazzino che ha accoltellato la prof a Roma, e di che colore è la sua pelle. E nessuno si chiederebbe dove è nato il ragazzino che l’ha soccorsa, e di che colore è la sua pelle». Può persino darsi che abbia ragione. Ma gli sfugge un particolare.

Se da giorni si discute della pigmentazione del piccolo accoltellatore di insegnanti e di quella del coraggioso soccorritore della prof, dipende dalla curiosa lettura di questa atroce vicenda che ci viene insistentemente proposta dal mondo progressista. Il quale, non da oggi, impone una singolare suddivisione di vittime e carnefici.

La professoressa finisce sul banco degli imputati

È accaduto che a Roma un ragazzino delle medie ha brutalmente aggredito una professoressa. Però sul banco degli imputati è finita lei. Da giorni i media di sinistra pubblicano – con tanto di nome in bella evidenza – i contenuti che la docente ha condiviso sui social. La attaccano perché hanno scoperto che è di destra, che sostiene la remigrazione e che ha postato una foto di Giorgio Almirante. Ha rischiato la pelle, ha perdonato il suo aggressore e celebrato il ragazzo congolese che l’ha salvata. Ha dato a tutti una lezione di umanità e rispetto, spiegando agli ignoranti sinistrorsi che la remigrazione non è deportazione forzata e che l’allievo africano, regolarmente presente qui, non andrebbe toccato. Eppure insistono a darle della razzista.

Scrive ad esempio il già citato Serra: «Ci tocca la mesta analisi delle idee della prof, che ama Almirante e di conseguenza difende la razza, è a favore della remigrazione, che è un poco come essere a favore del ritorno del dentifricio nel tubetto, ma si sa che tra l’ideologia e l’intelligenza non sempre c’è un nesso. Cosa che non la rende meno vittima, quella prof, e meno degna di soccorso e di solidarietà».

«Vittima, ma anche poco intelligente»

Capito? È una vittima, la prof. Ma è anche poco intelligente perché non ama la società multiculturale. Dunque va sbertucciata e messa alla gogna. Quelli bravi e di sinistra direbbero che siamo di fronte a una plateale «vittimizzazione secondaria», ma trattandosi di una sporca fascista tutte le cautele saltano. Repubblica, casomai il messaggio non fosse chiaro, sguinzaglia anche la scrittrice – insegnante Viola Ardone per scrivere, rivolta alla collega, che «a scuola accogliamo e non remigriamo».

Leggendo queste banalità inscatolate si comprende perché la scuola italiana sia ridotta come è ridotta. E si conferma il livello di violenza intellettuale a cui l’intellettuale collettivo progressista è capace di arrivare con chi sfugge ai suoi diktat. La docente romana non ha fatto proclami politici, non ha usato l’aggressione per propagandare le sue idee, ma viene trattata come una poveretta da rieducare. Non è ammissibile che costei non sia di sinistra. L’unico atteggiamento consentito è quello che mostrarono mesi fa quei professori di Parma che furono malmenati dai maranza fuori da scuola ma decisero di non denunciarli perché «non sarebbe educativo».

La docente e il doppio standard politico

È tutto tristemente ovvio, prevedibile. Ogni volta si ripete il copione dell’ortodossia politica che assegna allo straniero la parte della vittima e all’italiano quella dell’oppressore più o meno consapevole (fascista se l’italiano è destrorso). Il risultato è che la docente romana viene trattata peggio di Salim El Koudri, lo stragista di Modena. È ormai chiaro che quest’ultimo avesse ambizioni da jihadista, eppure da sinistra continuano ad assolverlo, a trattarlo come una povera vittima della mancata inclusione e delle malattia mentale. Chiaro: se lo straniero compie un delitto non può essere colpa sua, dev’essere colpa nostra, del fatto che non lo abbiamo aiutato a essere buono. O colpa della polizia violenta e assassina. Colpa dei fascisti, insomma. E infatti, guarda un po’, il ragazzino che a Roma ha accoltellato la prof finisce nei titoli di giornale perché balena la possibilità che sia stato fomentato da non ben specificati «suprematisti». El Koudri, che guardava online i video dell’Isis, è un povero pazzo. Il tredicenne aggressore italiano è invece un radicalizzato di destra estrema. Tutto torna. A questo punto, ci aspettiamo che Repubblica cominci a descrivere la trama nera. Un ragazzino bianco suprematista ha accoltellato la prof pro remigrazione: è stata una resa dei conti tra fascisti.

Da non perdere

L’ex comico che «striscia» ai piedi dei dem
Pensiero unico

L’ex comico che «striscia» ai piedi dei dem

Lanciato da Costanzo e diventato celebre nel tg satirico di Ricci, oggi sfrutta ancora i talk show di Mediaset, però in veste di oracolo con l’insulto facile. E di notte «sogna» i ministri del centrodestra nei guai. Almeno è sincero: «Non faccio più ridere».

Malkovich salva la Mostra di bolliti e pro Pal
Pensiero unico

Malkovich salva la Mostra di bolliti e pro Pal

Nel ruolo di spia cinica e svagata, l’attore americano tiene in piedi da solo l’ottimo «Wild horse nine». Per il resto, la kermesse è stata discreta, tra Moretti e Amelio modesti, la solita madrina che ostenta il supporto a Gaza e giovani promesse non mantenute.

Il film che non piace a Kiev in Italia non c’è
Pensiero unico

Il film che non piace a Kiev in Italia non c’è

Nessuna distribuzione nello Stivale per «Dau», del regista russo Khrzhanovsky. Benché abbia rinunciato alla cittadinanza, gli ucraini non lo volevano in concorso ma lui li ha spiazzati: «Spero vinciate la guerra». L’opera parla di un fisico geniale.