Libertà di cura, indipendenza professionale e responsabilità. Principi imprescindibili per chi esercita la professione medica ribaditi e sventolati come una bandiera dalla sinistra sul caso dei 23 medici perquisiti per un’inchiesta coordinata dalla Procura di Ravenna sui presunti certificati medici falsi rilasciati per dichiarare i migranti irregolari non idonei alla permanenza nei Cpr.
La solita ipocrisia di sinistra
La stessa sinistra che con lo stesso impeto attaccava e condannava i medici No vax che, in nome dell’indipendenza professionale, della responsabilità nei confronti dei pazienti e della libertà di cura, in tempo di Covid non era favore dei vaccini. E sempre la stessa sinistra, Pd, M5s, Avs, Azione, Iv, +Europa, ha duramente criticato un emendamento approvato a metà luglio 2026, dalla commissione Affari sociali della Camera.
Si tratta di un emendamento inserito nel ddl di delega per la riforma delle professioni sanitarie con la norma che consente la reiscrizione all’Albo entro 60 giorni per i sanitari radiati per fatti non dolosi legati alla pandemia (come la diffusione di teorie antiscientifiche o il mancato rispetto degli obblighi vaccinali), subordinandola a istanze specifiche e non a un automatismo.
Il provvedimento interesserebbe un numero ristretto di professionisti (circa una ventina). L’opposizione ha addirittura chiesto al ministro della Salute, Orazio Schillaci, di prendere le distanze.
La protesta della Cgil di Bologna
A sottolineare ancora la libertà di cura ma, soprattutto, che la cura è un diritto, e non può mai essere reato, è stato ieri Giovanni Gordini, storico direttore della rianimazione dell’ospedale Maggiore di Bologna e oggi consigliere regionale civico a sostegno del presidente Michele de Pascale. «Lo ha detto anche l’Ordine: un medico deve pensare prima di tutto al bene del paziente. Poi è importante dire anche un’altra cosa: la tutela della salute non può diventare uno strumento per governare l’ordine pubblico. Non si possono usare i sanitari come strumento di confinamento o di controllo, per mandare i cittadini di serie B, quelli con meno diritti, nei Cpr».
E ieri, malgrado un’inchiesta in corso, dopo la denuncia di Avs sulla «spedizione punitiva» e un clima intimidatorio verso operatori sanitari che agiscono per scienza, coscienza e codice deontologico, è scesa in campo la Cgil di Bologna.
Con una nota, il sindacato «invita, lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati, cittadine e cittadini a partecipare numerosi al presidio, in programma sabato in piazza Nettuno a Bologna, per esprimere solidarietà ai medici e ribadire che cura non è reato. No Cpr».
La Cgil bolognese condivide la posizione di Cgil e Fp Cgil nazionale sui 23 medici: per il sindacato rosso quanto sta accadendo «desta sicuramente inquietudine il modo in cui vari esponenti politici di destra si sono gettati sulla questione, arrivando a ipotizzare punizioni al personale medico che non è nemmeno indagato». I Cpr, per Cgil e Fp, «sono luoghi di detenzione amministrativa in cui si violano sistematicamente i diritti umani e che legittimano la detenzione senza un reato».
L’indagine sui medici pro migranti di Ravenna
E mentre Medici senza frontiere ha deciso di rivolgersi alla Procura di Ravenna per chiedere che il Giuramento di Ippocrate venga acquisito agli atti dell’inchiesta, «a richiamo dei principi di indipendenza e responsabilità che guidano la professione medica» visto che, secondo loro, i Cpr sono «un sistema patogeno dove le persone si ammalano, si suicidano e i diritti vengono sistematicamente calpestati», il Tavolo asilo e immigrazione e ActionAid hanno ribadito, come già fatto dal presidente della Federazione degli Ordini dei medici, Filippo Anelli, che «i sanitari non sono ausiliari delle politiche di sicurezza: il loro dovere è tutelare la salute delle persone in qualunque contesto. L’indagine avviata a Ravenna, su segnalazione del ministero dell’Interno, in particolare del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, sembra puntare invece all’intimidazione dei medici professionisti che, semplicemente esercitando le loro funzioni, un ostacolo per le politiche del governo».
Un clima politico molto teso
«Quanto sta emergendo dall’indagine della Procura di Ravenna è di una gravità inaudita», ha sottolineato invece Galeazzo Bignami, capogruppo di FdI alla Camera. «A fronte di un governo che sta mettendo in campo ogni energia e risorsa possibile per combattere l’immigrazione illegale, ci sarebbe un vero e proprio sabotaggio istituzionale messo in atto da una rete organizzata di medici attraverso moduli standardizzati per falsificare le non idoneità e bloccare i rimpatri. È inaccettabile che usino la sanità pubblica per imporre un’agenda ideologica e clandestina. Chi ha tradito la propria missione professionale per aggirare le leggi della Nazione deve risponderne subito».
Ad esprimere solidarietà a Nicola Cocco, infettivologo della Simm, la Società italiana di medicina delle migrazioni e animatore della rete No Cpr, è stata l’eurodeputata Ilaria Salis che in un post su X lo ha definito «una persona dai solidi principi morali e un professionista serio». Per l’esponente di Avs, «la Procura di Ravenna sta cercando di criminalizzare il lavoro di cura di chi si occupa della salute delle persone migranti e il governo applaude».
E ieri il vice capogruppo alla Camera, Marco Grimaldi, ha denunciato «un clima intimidatorio verso operatori sanitari che agiscono per scienza, coscienza e codice deontologico», annunciando un’interrogazione sul caso ai ministri dell’Interno e della salute, Matteo Piantedosi e Orazio Schillaci, anche perché nella «spedizione punitiva sono stati effettuati controlli su persone neanche iscritte nel registro degli indagati».
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