Ottobre 2023. Il sindaco di Firenze è Dario Nardella e interviene in consiglio comunale per illustrare la proposta di delibera che limita gli affitti brevi. Il violinista prestato alla politica è stentoreo e le sue parola non lasciano adito a dubbi: le locazioni turistiche sono una piaga da affrontare o la città diventa invivibile.
«Oggi», spiegava, «sottoponiamo all’adozione del consiglio uno dei provvedimenti più impegnativi, importanti e rappresentativi del modo in cui abbiamo sempre cercato di interpretare e attuare il mandato di governo della città. Nell’area Unesco, che rappresenta appena il 5% del territorio comunale, si concentra il 75% degli appartamenti destinati a locazione breve. Davvero vogliamo lasciare che il nostro centro storico diventi un albergo diffuso? Vogliamo squarciare questo velo degli affitti brevi? Sono convinto che se facciamo il primo passo altri ci seguiranno».
Insomma, non solo Firenze doveva rimediare il prima possibile, ma si proponeva come una sorta di apripista italiano rispetto a provvedimenti che nel resto del mondo erano già realtà.
Il tema degli affitti brevi a Firenze
Settembre del 2026. Il primo cittadino di Firenze è un delfino di Nardella, Sara Funaro, e l’ex sindaco si è intanto trasferito a Bruxelles. La Funaro ha portato a compimento il progetto del suo mentore, trasformando il capoluogo toscano in una sorta di avamposto della lotta agli Airbnb: non solo in centro ma anche in parte della periferia non si possono aprire nuove attività finalizzate alla locazione turistica.
Si tratta della legislazione più restrittiva d’Italia. Eppure lo stesso Nardella se ne esce così: «Montedomini e tutte le Asp (le aziende pubbliche di servizi alla persona che fanno riferimento al Comune ndr) devono utilizzare il loro patrimonio per fare reddito, per trovare risorse economiche che servono a finanziare i servizi agli anziani, ai più deboli. Quindi gli appartamenti e il patrimonio di Montedomini non devono essere dati a basso costo a qualcuno sulla base di principi di solidarietà, devono fruttare economicamente». L’uso turistico? «Può succedere», precisa.
Verrebbe da rileggere. Da mettere a confronto le due dichiarazioni e da porsi un paio di domande. La prima è se si tratti della stessa persona. Accertata l’impossibilità di uno scambio di identità, l’altro interrogativo sorge spontaneo: cosa vuol dire coerenza per Nardella e il Partito democratico?
Dove è finito il rispetto del diritto di proprietà e del ceto medio per un ex sindaco che arriva a dire che una società controllata dal pubblico può mettere a reddito come meglio crede i suoi immobili, cosa che invece lo stesso ente pubblico vieta a famiglie e cittadini?
I cortocircuiti del Pd sugli affitti brevi
Anche perché in questa storia ci sono un altro paio di cortocircuiti davvero allarmanti. Poche settimane fa, per uscire dall’impasse dello scandalo Montedomini (era emerso appunto che la Asp era dedita alle locuzioni turistiche in pieno centro mentre il primo cittadino si faceva vanto di averle vietate in mezza città), il sindaco di Firenze aveva promesso un nuovo regolamento. Un regolamento che mettesse nero su bianco l’impossibilità di esercitare attività di Airbnb con la società di servizi agli anziani finita nel tritacarne dello scontro politico.
Una mezza ammissione di colpevolezza. Un mezzo passo indietro che adesso viene completamente contraddetto da Nardella. Il mentore, insomma, che boicotta il suo delfino.
Il secondo riguarda, neanche a dirlo, l’Europa. Nei giorni scorsi, come La Verità, ha ampiamente documentato, la Commissione ha presentato l’Affordable Housing Act. Introducendo il principio di stress abitativo. Dove il rapporto tra reddito medio e prezzo medio delle transazioni supera le 8 volte, i primi cittadini possono intervenire non solo per vietare gli Airbnb ma anche per limitare la vendita delle seconde case. Uno sfregio al diritto di proprietà.
E Nardella? Cosa ne pensa? Tutto il bene possibile. «La proposta», ha spiegato, «è frutto di una battaglia che i sindaci portano avanti da anni a tutela dei residenti». Insomma, rivendica la battaglia del 2023 e ringrazia l’Europa per aver messo i divieti sotto il suo cappello giuridico. Tutela dei residenti che, a quanto pare, tocca ai privati, ma non alle società pubbliche sotto il controllo dem.
Al Pd non importa nulla dei cittadini
«Avrei gradito la presenza in aula dell’ex sindaco durante il consiglio straordinario su Montedomini», spiega alla Verità il vicepresidente di Fdi a Firenze Alessandro Draghi, «anche per permettere un confronto, un botta e risposta. Dal momento che fu proprio lui ad inaugurare la crociata contro gli affitti brevi. Qualche anno fa, destinare appartamenti in centro alle locazioni brevi non era un peccato, è stato il Pd a demonizzare progressivamente queste attività, permettendo però all’Asp vigilata dal Comune di intraprendere le locazioni turistiche».
Un bel paradosso. Ma a conferma che per i dem gli interessi dei cittadini non sono una priorità arrivano le ultime esternazioni del sindaco di Milano Beppe Sala.
Il primo cittadino, ormai agli sgoccioli del suo mandato, commenta in modo entusiastico la stretta europea sugli Airbnb: «È una buona notizia perché non è che gli affitti brevi siano il male, ma una loro diffusione incontrollata è il male». Forse Sala non sa che con il Regolamento Ue in tutta la città potrebbe essere impossibile esercitare attività di locazione turistica. Eppure Milano sempre di più sta diventando una delle principali mete turistiche del Paese.
O forse Sala di tutto questo è ben consapevole, ma gliene importa poco. Tanto a breve non ci sarà più e fare un po’ di propaganda ideologizzata sulle spalle dei cittadini, almeno a lui, non costa nulla.
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