Visto che si parla di Roberto Vannacci «cavallo di troia» dei russi, vale la pena soffermarsi sui salti carpiati di Elly Schlein, alla faticosa ricerca di dare al campo largo un posizionamento geopolitico condiviso.
Percorso accidentato, nel quale il segretario del Pd, che pure, a differenza dell’alleato Giuseppe Conte, si proclama a favore dell’invio di armi all’Ucraina, rischia di inciampare, forse suo malgrado, forse inavvertitamente – ma i politici devono stare sempre accorti! – in qualche ambigua compagnia. Di quelle che, se fosse un Matteo Salvini a frequentarle, subito si direbbe che sono amicizie «putiniane». Qualche giorno fa, sui social della Rete italiana pace e disarmo, è comparso un video in cui la Schlein invitava i a firmare l’appello «Un’altra difesa è possibile». Si tratta di una campagna «per la difesa civile, non armata e non violenta», promossa anche dalla Conferenza nazionale degli enti per il servizio civile (Cnesc) e da Sbilanciamoci, una sigla che raccoglie varie associazioni, tra le quali – a breve vedremo perché – è bene tenere a mente Pax Christi, il movimento che fu guidato dal venerabile don Tonino Bello. Tra i sottoscrittori della proposta di legge per istituire dei «corpi civili di pace nel servizio civile universale, impegnati nella mediazione e prevenzione dei conflitti», figura anche Marco Tarquinio, eurodeputato cattodem la cui candidatura, alle elezioni del 2024, fu imposta proprio dall’inquilina del Nazareno. Fin qui, nulla di strano. Non fosse che la campagna fa capo al Movimento Nonviolento. Sul cui sito, il 3 settembre, è comparso un articolo che, ispirandosi a idee espresse pure dallo stesso Tarquinio, proponeva di utilizzare i 210 miliardi di asset russi congelati per fare «il contrario di quello che vorrebbe Mark Rutte, segretario generale Nato». Il quale intende «trasferirli a Kiev per finanziare la difesa, cioè buttare nuova benzina sul fuoco che già divampa». L’alternativa, caldeggiata dai sostenitori di «Un’altra difesa è possibile», sarebbe impiegare quei soldi a «garanzia» di un accordo di pace: «Se la Russia accetta l’accordo», si legge nel documento, «il capitale rimane immobilizzato in un fondo fiduciario» e, dunque, Mosca «potrebbe recuperare progressivamente la disponibilità degli asset attraverso il rispetto degli impegni assunti».
Diciamo la verità: quella del Movimento Nonviolento è una suggestione intelligente. Certo, per gli standard di Bruxelles e della stampa a senso unico, è in forte odore di «putinismo». Il punto è che, almeno ufficialmente, il Pd è favorevole alla confisca di quelle risorse. Giusto il 27 agosto, Brando Benifei, parlamentare europeo dem, invitava l’Italia ad associarsi all’iniziativa «giusta e ambiziosa» di Spagna, Paesi Bassi, Polonia e Svezia, per impiegare gli asset congelati «a sostegno dell’Ucraina». Ma allora cosa pensa sul serio la Schlein? Chiede di firmare una proposta di legge pacifista, però ritiene che si debbano sequestrare gli asset russi, anziché sfruttarli come leva per un negoziato? O è favorevole all’ipotesi ardita del Movimento Nonviolento e non l’ha ancora comunicato urbi et orbi?
Non è un interrogativo pretestuoso. La proposta sugli asset russi, infatti, è stata pensata in «risposta» alla lettera aperta alla segretaria piddina, vergata da monsignor Giovanni Ricchiuti, arcivescovo di Altamura e presidente di Pax Christi – ricordate? – pubblicata da Avvenire il 22 agosto. Nella missiva, il prelato sollecitava, sulla falsariga del carteggio tra monsignor Luigi Bettazzi ed Enrico Berlinguer, un «dialogo tra la Chiesa e una grande forza della sinistra italiana», basato sulla ricerca della pace. Schlein ha risposto con una lunga arringa, nella quale ha rivendicato l’adesione alla campagna «Un’altra difesa è possibile» e ha provato a cucinare il fritto misto geopolitico del Pd. Ingredienti: l’opposizione strumentale all’incremento delle spese per la Nato e al programma ReArm, sul quale il partito, all’Eurocamera, è andato in ordine sparso; la supercazzola sulla contrarietà alla «corsa al riarmo dei 27 Stati, così scoordinati», come se fosse meglio istituire un’unica forza armata sotto il comando, magari, di Ursula von der Leyen; e la convinta scelta di «schierarci dalla parte del popolo aggredito», cioè di assentire alla consegna di missili a Kiev. Un dettaglio che non piacerebbe a Pax Christi: a gennaio 2025, l’organizzazione lanciò una petizione esattamente «contro l’invio delle armi in Ucraina». Nel 2015, addirittura, sposò la realizzazione di una rete europea anti Nato, alla quale partecipava Tatjana Zdanoka, una europarlamentare lettone che, nel 2024, la testata investigativa The Insider aveva accusato di essere una spia dell’Fsb. Le prove? Più convincenti di quelle brandite contro Vannacci, a proposito di cavalli di Troia del Cremlino…
Intendiamoci: se davvero la Schlein si dissociasse dalle follie eurobelliciste, ci congratuleremmo con lei. Ma bisogna che si decida. È facile schierarsi contro la Nato, ora che alla Casa Bianca c’è Donald Trump, senza il coraggio di correggere l’oltranzismo pro Kiev e di beccarsi le accuse di «putinismo». Come sarà la sinistra con la Schlein leader? Sarà quella di Tarquinio o quella dei riformisti pd? E poi, siamo sicuri che sarà proprio la Schlein la leader della sinistra?
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