Se c’era qualcuno che nutriva ancora dubbi sul carattere vessatorio del regolamento Ue che «autorizza» i sindaci a limitare affitti brevi e compravendite di seconde case, la conferma è arrivata nel pomeriggio di ieri. Quando sono apparse le prime agenzie che riportavano il giudizio lusinghiero del primo cittadino dem di Firenze, Sara Funaro.
La Funaro vanta il triste primato di aver trasformato il capoluogo toscano in una sorta di avamposto della lotta agli Airbnb. Nella città di Dante non solo in centro ma anche in alcune zone della periferia ci sono vincoli e vige un veto all’apertura di nuove attività turistiche. Si tratta di un unicum in Italia, per cui l’ex delfino di Nardella ha gioco facile a dire: «L’Europa fa finalmente un passo avanti nella direzione che Firenze ha indicato».
Peccato che la sindaca non sia stata altrettanto solerte nel commentare e dare spiegazioni sulla vicenda del Montedomini, la società pubblica che dovrebbe occuparsi dei servizi agli anziani e in barba ai divieti dell’amministrazione rossa ha continuato a concedere con la formula degli affitti brevi i suoi immobili.
Affordable Housing Act, arrivano i vincoli sulle seconde case: dai limiti agli affitti fino al rischio di divieti
Ma con il Pd va così. La doppia morale non fa notizia. Tant’è che a oggi, i dem sono l’unico partito che ha applaudito il regolamento di cui sopra, l’Affordable Housing Act che la Commissione Ue presenterà il 9 settembre prossimo e che nell’attuale bozza si fa gioco di qualsiasi principio minimo del diritto di proprietà.
Già è difficile capire perché sia l’Europa a dover esprimersi sul tema ed è ancora più incomprensibile l’impostazione del provvedimento che come al solito complica le cose semplici e introduce il concetto di «aree sotto stress abitativo».
In buona sostanza dice: se in una città o in un quartiere il prezzo medio di transizione di un’abitazione è pari o superiore a otto volte il reddito medio della popolazione (stress abitativo appunto), l’amministratore locale può imporre limiti (fino al divieto) sulle locazioni brevi. Ma non solo.
Perché stabilisce pure che questi limiti possano riguardare libertà dei proprietari di cedere le loro seconde case se l’operazione non è finalizzata allo scopo residenziale. Insomma, siamo vicini all’esproprio immobiliare.
Tinagli difende la proposta di Bruxelles: «Nessuna imposizione». Ma il caso Firenze preoccupa
Eppure, probabilmente scambiando l’Ue per l’ex Unione Sovietica, l’europarlamentare dem Irene Tinagli ha tessuto le lodi del provvedimento in fieri. La Tinagli presiede la Commissione speciale sulla crisi degli alloggi nell’Ue al Parlamento e secondo quanto riportato dal Messaggero ha parlato di approccio «equilibrato».
«Non c’è alcuna imposizione, il principio di sussidiarietà è rispettato», ha sottolineato, «il nuovo quadro metterà i sindaci e i governatori nella condizione di intervenire dove la situazione diventa troppo drammatica, in totale libertà».
Dovremmo, se ben interpretiamo, ringraziare l’Europa perché non ci ha costretto a fare quello che non vogliamo con le nostre case, ma ha semplicemente dato questa facoltà a sindaci e governatori. Ecco, se pensiamo al caso Firenze e al sindaco Funaro non c’è da stare molto allegri.
Visto che le speranze di un rinsavimento del Pd le abbiamo perse da tempo, non ci resta che puntare sul pressing degli altri partiti. Perché è bene ricordare che il regolamento è ancora a livello di bozza (seppur molto avanzata) e che il testo sarà presentato a Bruxelles dal commissario all’Edilizia Dan Jorgensen mercoledì 9 settembre.
Proprietà privata nel mirino, Lega e Forza Italia contro Bruxelles: «Proposta irricevibile»
La Lega è stata tra le prime e respingerlo al mittente. E ieri è stata la volta di Forza Italia che si è fatta sentire con la voce di diversi esponenti. «La proprietà privata», spiega Alessandro Cattaneo, responsabile nazionale dei dipartimenti di Fi, «è un principio liberale irrinunciabile, che non può essere messo in discussione.
Per questo riteniamo irricevibile la proposta che arriva da Bruxelles che apre la strada a divieti e limitazioni sugli affitti brevi, fino ad arrivare alla possibilità per i Comuni di vietare determinate forme di locazione o di limitare la cessione degli immobili. La casa rappresenta un valore fondamentale per gli italiani e va tutelata».
Spera in un ravvedimento del commissario Jorgensen e dei suoi adepti anche Antonella Sberna, la vicepresidente del Parlamento europeo, che fa un parallelo con quanto successo con il Green deal: «L’Affordable Housing Act», evidenzia alla Verità, «mette in discussione un principio cardine della società civile, ovvero l’inviolabilità della proprietà privata.
Casa, Jorgensen chiamato al chiarimento: il centrodestra teme un nuovo «Green Deal» immobiliare
Verrebbe infatti proposta un’interpretazione basata su divieti e limitazioni che, peraltro, come abbiamo visto con il Green Deal, rischia di aggravare il problema anziché risolverlo. La casa è un bene primario. Spesso viene acquistata grazie al sacrificio di chi lavora oppure è un’eredità di famiglia.
Pensare di limitarne la disponibilità attraverso un mero calcolo tra redditi e prezzi significa trasformarla in un oggetto di mercato, spogliato del suo valore sociale.
Mi auguro che il commissario Jorgensen possa chiarire e smentisca queste anticipazioni che apprendiamo a mezzo stampa, tanto festeggiate da TheLeft, durante l’audizione della prossima settimana nella commissione speciale sulla Casa del Parlamento europeo».
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