Ceuta fa crollare Sánchez nei sondaggi: -15%

Il governo spagnolo cerca di riportare Ceuta alla normalità dopo l’ingresso irregolare di decine di migliaia di migranti tra il 30 e il 31 luglio.

L’emergenza ha messo sotto pressione la città e aperto uno scontro sulla gestione del confine. Le conseguenze ricadono sull’esecutivo di Pedro Sánchez e sul Partito socialista. Dopo avere evocato un disegno destabilizzante collegato a interessi stranieri, Sánchez ha riconosciuto la gravità della crisi. In un videomessaggio, il premier ha indicato come priorità l’allontanamento delle persone dalle strade, un’assistenza dignitosa per chi è arrivato nell’enclave e il ritorno alla normalità. Il governo ha stanziato 300 milioni di euro per sostenere le attività economiche danneggiate, rafforzare i servizi pubblici e accompagnare la ripresa.

Il rapporto Cenif e le ipotesi sui flussi migratori

Ora al centro delle polemiche si trova un rapporto del Centro nazionale spagnolo per l’immigrazione e le frontiere, il Cenif. Il documento prospetta che l’arrivo di oltre 70.000 persone non sia stato spontaneo e neppure organizzato dalle comuni reti criminali attive in Marocco.

Si tratta, tuttavia, di un’ipotesi investigativa ancora da verificare: non è stata dimostrata in sede giudiziaria e, allo stato, non consente di attribuire responsabilità certe né di identificare un eventuale mandante. Secondo il rapporto, la scelta di Ceuta, dei punti di attraversamento, delle date e degli orari potrebbe indicare una pianificazione preventiva. Gli investigatori ipotizzano l’intervento di soggetti dotati di capacità superiori a quelle delle organizzazioni criminali conosciute nella regione.

Il documento suggerisce inoltre, senza formulare un’accusa provata, un possibile ruolo delle autorità marocchine. Le forze di sicurezza di Rabat avrebbero ridotto la presenza in alcuni tratti della frontiera e indirizzato gruppi verso passaggi specifici. Per il Cenif, la migrazione potrebbe essere stata usata come strumento di pressione, anche perché parte dei partecipanti non avrebbe voluto stabilirsi in Spagna.

Nessuno di questi elementi costituisce però una prova giudiziaria del coinvolgimento del Marocco. Il Cenif ipotizza una strategia della «zona grigia», collegata agli ingressi del 2021 e del 2024, ancora da riscontrare.

Gli atti sono stati consegnati alla giudice María Tardón dell’Audiencia Nacional, che attende il parere non vincolante della Procura per stabilire se il tribunale sia competente a indagare. L’eventuale apertura di un procedimento servirà quindi a verificare la fondatezza delle ipotesi contenute nel rapporto, che al momento non risultano dimostrate in sede giudiziaria.

In attesa di una posizione ufficiale del Regno del Marocco, qualificate fonti dell’intelligence di Rabat alla Verità affermano: «Si tratta di menzogne prive di ogni fondamento. In Spagna è in corso una guerra tra gli apparati dello Stato e per uscirne in qualche modo provano ad addossare ad altri le responsabilità di quanto avvenuto».

Crollo del PSOE e boom del Partito Popolare nei sondaggi

Mentre il quadro investigativo resta incerto, il rapporto esclude comunque responsabilità di Israele e della Russia, alle quali Sánchez aveva alluso nei giorni scorsi. Sul piano politico, invece, gli effetti sono già visibili.

Un sondaggio Sigma Dos realizzato per El Mundo tra il 26 e il 30 agosto registra un forte arretramento del Psoe a Ceuta. Il Partito popolare del presidente cittadino Juan Jesús Vivas raggiungerebbe il 50,5%, conquistando tra 13 e 14 seggi nell’Assemblea e quindi la maggioranza assoluta. I socialisti, che nel 2023 avevano ottenuto il 21% ed eletto sei consiglieri, scenderebbero al 5,6% e potrebbero conservare un solo rappresentante.

Il 29,4% dei precedenti elettori del Psoe sceglierebbe ora il Pp. Vox diventerebbe la seconda forza con il 21,6% e fra cinque e sei seggi. Ceuta Ya! salirebbe al 12,2%, ottenendo tre rappresentanti, mentre il Movimento per la Dignità e la Cittadinanza arretrerebbe all’8,9%, perdendo uno dei tre consiglieri attuali.

Il consenso premia Vivas e penalizza Miguel Ángel Pérez Triano, delegato del governo e segretario socialista locale. Il 58,2% degli stessi elettori del Psoe preferirebbe Vivas alla guida della città, contro il 12,4% favorevole a Pérez Triano. Per il 75,4% degli intervistati è il presidente uscente a difendere meglio gli interessi di Ceuta. La sfiducia investe anche Madrid: il 68,6% del campione non crede nell’azione dell’esecutivo nazionale, al quale assegna una valutazione media di 1,2 punti.

Le indagini su Zapatero aprono un nuovo fronte giudiziario

Alla crisi si aggiunge un fronte giudiziario riguardante l’ex premier socialista José Luis Rodríguez Zapatero. Secondo una ricostruzione attribuita ad Abc, la Procura anticorruzione starebbe verificando l’origine di gioielli valutati 1,32 milioni di euro e rinvenuti in un ufficio di via Ferraz. Gli inquirenti vorrebbero accertare se siano collegati a presunte attività d’intermediazione internazionale.

La difesa sostiene che siano doni ricevuti molti anni fa. Le piste esaminate condurrebbero al Venezuela, al Nord Africa e al Medio Oriente. Gli accertamenti riguarderebbero anche il salvataggio della compagnia Plus Ultra.

Accuse e testimonianze restano al vaglio dei magistrati e non equivalgono a responsabilità accertate. Pedro Sánchez ha richiamato la presunzione d’innocenza di Zapatero, che gli avrebbe assicurato di poter dimostrare la provenienza lecita dei beni. Per il Psoe si apre così un secondo terreno di scontro.

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