«Siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni», recitava William Shakespeare. Il sogno di Elly Schlein è invece ricoprire di pale eoliche e pannelli fotovoltaici quel che resta delle campagne e dei crinali italiani. A qualsiasi costo.
Gli incentivi che pesano sulle bollette italiane
E ha ragione lei dato che in fondo tutto ciò ci costa solo pochi spiccioli: dal 2010, per far contenta l’Europa e i suoi obiettivi «Pniec», abbiamo già speso appena 170 miliardi in incentivi, puntualmente prelevati dalle nostre bollette (non meno di 7.000 euro in media a utenza).
Nel solo 2025 il costo per i soli incentivi a pale e pannelli è stato di 9,3 miliardi (dati di Arera), cui sommare naturalmente il costo per l’adeguamento della rete. Ad esempio, per la sola Sicilia, e-Distribuzione ci avvisa che è in arrivo un «aperitivo» di 1,8 miliardi per «ristrutturare la rete elettrica in media e bassa tensione»: che sarà mai!
Certo il costo dell’elettricità è schizzato ai massimi in Europa, qualche fabbrica si vede costretta a chiudere e a delocalizzare. Ma sono solo piccoli trascurabili danni collaterali di fronte agli indiscutibili e clamorosi risultati raggiunti.
La resa energetica rimane molto ridotta
Nel secondo trimestre 2026 eolico e fotovoltaico assieme (ci informa l’Osservatorio Snam ripreso dal Sole 24 Ore del 26 luglio) hanno coperto ben il 6% del nostro fabbisogno energetico nazionale. In pratica 170 miliardi spesi per «decarbonizzare» il 6% del consumo primario di energia.
In soldoni, dato che l’Italia pesa per lo 0,7% sulle emissioni globali di CO2, il nostro contributo alla «decarbonizzazione» è stato inferiore allo 0,04% (e senza considerare la CO2 emessa per produrre, montare e smaltire gli impianti). Un risultato clamoroso che zittisce quei poveri romantici che considerano ancora l’Italia un luogo unico al mondo e da preservare.
I costi inutili della transizione green
Se poi spulciamo i bollettini di Terna sull’eolico, scopriamo che dal 2023, nonostante le nuove pale installate, la produzione elettrica non fa che calare. Che seccatura!
Nel 2025 le pale hanno prodotto solo 21,5 TWh, pari all’1,32% del nostro fabbisogno energetico complessivo (non solo quello elettrico) e pari a circa il 4% di quello solo elettrico. Un successone, senza dubbio la chiave di volta per raggiungere la tanto ambita «autonomia energetica».
E poi c’è il «curtailment», cioè la corrente elettrica, prodotta, pagata e gettata perché in eccesso. Nel 2025 abbiamo gettato via 640 GWh di eolico e 162 GWh di fotovoltaico: 32 milioni di indennizzi da pagare ai produttori.
Prelevandoli dove? Ma dalle nostre bollette, ça va sans dire!
Come le Regioni contrastano i progetti eolici
Sebbene gli effetti decisivi sul clima di questa politica vincente (e a buon mercato) siano sotto gli occhi di tutti, alla povera Schlein tocca oggi affrontare quei guastafeste dei suoi amministratori regionali, Umbria e Sardegna in primis, che non ne vogliono sapere di condividere il suo stesso sogno green. Puntano i piedi contro le nuove e microscopiche pale eoliche da 200 o 250 metri. Si preoccupano del paesaggio, del turismo, della biodiversità, poveri retrogradi!
Per farsi coraggio venerdì scorso la segretaria del Pd ha ricevuto al Nazareno una delegazione di scienziati e accademici, che hanno firmato un appello per accelerare sulle rinnovabili. Non hanno nulla a che fare con le lobby, ci assicura Annalisa Corrado, responsabile energia del Pd. E le crediamo sulla parola, anche se tra le fila dei convenuti compaiono numerosi soggetti che sembrano operare proprio in questo business, uno è persino presidente di una certa «Ecolobby». Ma evidentemente sono semplici imprevedibili coincidenze.
Non dubitiamo che siano invece tutte persone folgorate dal sogno di «decarbonizzare», indifferenti alle decine di miliardi in gioco, e pronte a sacrificare sull’altare di questa bellissima e indiscutibile ambizione non solo i nostri soldi ma anche i nostri paesaggi e terreni agricoli.
In fondo sono semplici superfici da sacrificare senza se e senza ma. Ce lo chiede l’Europa, ce lo insegnano i Verdi, ce lo prescrive il Pd. E, soprattutto, guai a svegliare Elly. Perché i sogni, si sa, non si discutono. Nemmeno quando il conto arriva in bolletta.
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