primarie sinistra pd
Angelo Bonelli (Ansa)

Sul tema delle primarie si sentiva la mancanza di un’opinione in più da parte di un componente di spicco del Pd. E in effetti all’appello mancava la voce di Goffredo Bettini, veterano della sinistra e direttore editoriale di Rinascita. «Escludo che Elly Schlein abbia il timore delle primarie. Ha detto con limpidezza che due sono le strade: scegliere il leader del partito più forte o le primarie di popolo. Un aspetto non criticabile della segretaria è il coraggio. Ne ha da vendere».

Bettini pensa che sia controproducente cambiare posizione sul tema perché «ci renderebbe attaccabili». Infine, sul sindaco di Genova Silvia Salis come ipotesi di leader, spiega: «Certo, se intende partecipare alle primarie. Mi pare una donna intelligente e che sa comunicare. Perderebbe freschezza, con una eventuale convergenza su di lei “a tavolino”. E le sarebbe difficile rappresentare al meglio tutte le sensibilità del centrosinistra».

Bettini difende le primarie, ma nel Pd cresce il partito del «Nì»

Insomma, per Bettini le primarie sono un Sì. A non avere dubbi sui gazebo sono i riformisti: «Siamo rimasti noi a difendere la linea Schlein» sulle primarie, sottolinea ironicamente un parlamentare della minoranza che si sofferma anche sulle ipotesi di un terzo nome, un «papa straniero» che possa mettere pace fra i duellanti Schlein e Conte: «Non c’è dubbio che con Conte in campo, il nostro voto per Schlein è da considerarsi blindato.

E poi è la segretaria del partito». Parole affini a quelle di Graziano Delrio al Corriere: «Se ci confrontiamo su cose serie e non sulle formule non ci sono pericoli. Schlein ha vinto le primarie del Pd, è la segretaria del partito maggiore. E se non le viene riconosciuto, come a Meloni, il diritto a guidare, ha tutti i diritti di competere per guidare il Paese».

Cresce, tuttavia, il partito del Nì: tra quelli che sollevano dubbi sulle primarie, si iscrive anche il presidente dell’Emilia-Romagna Michele De Pascale, che pur ribadendo «non bisogna avere paura delle primarie» ammette che «se si facesse un sondaggio tra il popolo del centrosinistra penso che l’opinione prevalente sarebbe contraria».

Continua a essere di questo avviso anche Angelo Bonelli, portavoce di Avs: «Le primarie non sono il diavolo, ma devono essere precedute da una chiara intesa programmatica». E poi avanza una proposta: «Se si faranno, candidiamo un partigiano o una partigiana, oppure il presidente di uno dei comitati dei familiari delle vittime delle stragi fasciste, da piazza Fontana alla stazione di Bologna».

Schlein diserta la Festa dell’Unità mentre la sinistra si prepara alla sfida

Superata la fantapolitica si torna però alla realtà che è fatta di silenzi e divisioni tra i leader di opposizione. Dal 3 al 13 settembre, a Milano, si svolgerà la Festa dell’Unità, non una qualunque ma quella dell’anno delle elezioni per la guida della città governata da 15 anni da esponenti di centrosinistra.

Una passerella insomma, di primo livello, eppure la segretaria del partito non interverrà. La scusa? Schlein ci è stata già a giugno per il pride e interverrà invece a Reggio Emilia proprio il 13, per qualche retroscenista annunciando l’imminente data di un congresso che legittimi e rinnovi il suo ruolo di leader dei democratici. Il suo mandato, il più longevo della storia del Pd, scadrà proprio il 13 ma di marzo 2027, e la sua potrebbe essere una mossa per anticipare e cogliere impreparati gli altri possibili concorrenti.

Intanto all’Arci di Corvetto a Milano, mentre la segretaria si concentra sulla guida del partito, interverranno quasi tutti gli altri leader di sinistra. Ad aprire l’evento sarà il sindaco di Milano Beppe Sala. Del Pd non mancheranno Pierluigi Bersani, Roberto Speranza, Andrea Orlando, Giorgio Gori.

Spazio anche al leader di Italia Viva Matteo Renzi, al co-leader di Avs Nicola Fratoianni, all’esponente del M5s Stefano Buffagni. Alla Festa dell’Unità saranno protagonisti coloro che vorrebbero partecipare alle primarie o ci stanno pensando.

Come il giornalista Mario Calabresi, l’esponente Pd e capogruppo del partito in Regione Pierfrancesco Majorino, la vicesindaca di Milano Anna Scavuzzo, l’assessore al Bilancio Emmanuel Conte, l’assessore del Municipio 1 Lorenzo Pacini, l’attivista Tommaso Goisis.

Pd e M5s divisi sull’Ucraina: la politica estera resta il vero nodo

Mentre ci si concentra sul dito bisognerebbe guardare alla luna, perché il vero nodo resta sempre la posizione sulla politica estera. Troppo distanti le posizioni sulla guerra in Ucraina tra i riformisti dem e i Cinque stelle.

Ce lo ricorda lo scambio avuto sui social tra il senatore del Pd Filippo Sensi e la senatrice pentastellata Alessandra Maiorino. «Ha ragione la collega Maiorino, la collocazione internazionale del centrosinistra sarà dirimente. Se dalla parte di Putin o da quella di Zelensky. Se dalla parte del Cremlino o dell’Europa.

Se dalla parte dei bombardamenti o da quella della Resistenza. Se dalla parte dell’aggressore o della difesa europea. Per noi è molto chiaro. Temo, purtroppo, anche per loro». Così Sensi rispondendo a Maiorino, che in una nota sosteneva che il campo progressista dovrebbe «avere il coraggio di dire che alimentare la guerra russo-ucraina non ci avvicina alla pace, e che il riarmo permanente non è un progetto politico».

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