Vendola s’inventa il San Francesco antifa
Nichi Vendola (Ansa)

Fedele a un detto pugliese Nicola Maria Vendola, in arte Nichi, ci riprova: vele cchièu a ssapà dòece ch’a ssapàie fateghè (vale più saper convincere che saper lavorare). Così si fa ospitare dal Centro di Pescara per scrivere un’«articolessa» per raccontarci chi era San Francesco. E ciò che emerge – ipse scripsit – «è che il vero centro della vita di Francesco è qualcosa di più radicale della povertà intesa come scelta di emulazione di chi non ha nulla: è lo spossessamento, la perdita di qualsivoglia potere».

Ci sta che Nichi si sia riconosciuto. Perché da una parte piglia 5.618 euro al mese lordi di pensione da undici anni dopo averne lavorati solo dieci (in Puglia lo stipendio medio è pari a 28.000 euro lordi all’anno) e dall’altra ha perso anche tutto il potere: nel 2026 ha provato a ripresentarsi come consigliere regionale. E lo hanno trombato.

L’articolo pare attingere come fonte principale a Wikipedia perché è zeppo di sfondoni storici, gronda di luogocomunismo e soprattutto tira per il saio il povero Francesco che in otto secoli ne ha subite di tutte, ma questa gli mancava. Vendola non è del «Terzo Ordine» (i laici francescani) perché lui sta solo in primo piano. Leggendo si scopre che Giovanni di Pietro da Bernardone si è chiamato poi Francesco perché la madre Madonna Pica de Bourlemont era (forse) una nobilotta provenzale e ha educato il piccolo all’amore gentile, alla poesia dei trovatori, alla lingua d’oc. Per questo motivo, secondo l’ex capo di Sel, il poverello non può essere «il testimone e l’icona di un’identità che ha il retrogusto del nazionalismo». Ammonisce Nichi: «A me piace l’idea di san Francesco patrono d’Italia – ancor più se condivisa questa titolarità con Santa Chiara – perché la sua vicenda segna profondamente l’immaginario europeo già a partire dal basso Medioevo». Vendola non devono averlo avvertito che il woke è passato di moda, né che San Francesco con l’Europa non c’entra. Quello è sempre un umbro, ma si chiama San Benedetto. La Provenza a cui Vendola si ririferisce soccombe perché la lingua d’oc (il provenzale) scompare quando il potere francese s’impone e parla la lingua d’oil: quella del Nord, quella europea. E s’illude il buon Nicola che Madonna Pica contasse qualcosa: è Pietro da Bernardone che mandando Giovanni a fare mercatura gli dice: fatti chiamare Francesco che così sono più contenti. È una mera operazione di marketing. Ma siccome su Wikipedia non c’è, Vendola s’inventa.

Nel luogocomunismo vendoliano Francesco diventa poi dialogante con l’islam e patrono dell’ecologia perché s’afferma «la fraternità cosmica del Cantico (delle creature)». Francesco va sì a Damietta in Egitto durante la quinta crociata (1219) e s’incontra col sultano Al-Malik al-Kamil ma dopo che i mussulmani lo hanno arrestato (la cronaca di Jacques de Vitry è inequivocabile), e lo scopo di Francesco non è di dialogare, ma di convertire il Sultano. Tant’è che (Cronaca di Ernoul) i saggi islamici dicono: «Non ascolteremo mai quel che dice perché la legge proibisce di dare ascolto ai predicatori di altra religione… Se c’è qualcuno che parla contro la nostra legge essa stabilisce che sia mozzata la testa». Il Sultano risparmia Francesco, gli dà un tozzo di pane e lo manda via. Come dialogo pare un po’ asfittico.

Il massimo Vendola lo raggiunge beatificando Bergoglio e iscrivendo San Francesco all’Anpi: «Il santo che il fascismo ha voluto patrono d’Italia ha trovato il suo erede più fedele in un Papa venuto dall’Argentina»! Da poverello a partigiano europeista ed ecologista è un amen! Per fortuna c’è chi – don Luigi Maria Epicoco – ha scritto un profondissimo saggio (San Francesco prima del mito, Einaudi) oltre i luoghi comuni: «Francesco non è una bandiera che può essere brandita da una qualche ideologia. Non è il capofila degli ecologisti o dei pacifisti, né tanto meno è un ingenuo naif che parla con gli uccellini. È un uomo concreto, con i piedi per terra e con la immensa capacità di saper tenere insieme tutte le dimensioni della vita. In questo senso non si fa mai un favore a Francesco quando lo si vuole ridurre a un’unica dimensione. Egli è davvero un fratello universale». Nichi Vendola, non ha preso neppure i voti, s’accontenti.

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