«Il Pd non ha un’idea di futuro». Parola di Enrico Mentana, il quale da Cortina aggiunge che il giudizio vale per tutta la sinistra. Però, mentre risulta chiaro perfino a un elettore progressista come il direttore del tg de La7 che l’opposizione oltre a protestare altro non sa fare, il centrodestra litiga rischiando di dividersi e, alle prossime elezioni, far vincere proprio quei compagni che non hanno un’idea per il futuro del Paese. Con Antonio Tajani spesso non sono d’accordo.
Mi è capitato di polemizzare con lui in tv e anche sul giornale, in particolare sullo ius scholae. Tuttavia, devo riconoscergli un merito: dopo la morte di Silvio Berlusconi non soltanto è riuscito a tenere a galla Forza Italia, ma ne ha addirittura migliorato i voti. Siamo onesti: la maggioranza dei commentatori, e degli stessi aderenti al movimento azzurro, pensava che senza il Cavaliere il partito sarebbe finito al 4%, ovvero nelle retrovie della politica. E invece alle ultime elezioni non soltanto ha mantenuto i consensi, ma li ha incrementati, scavalcando la Lega e divenendo la seconda forza all’interno della maggioranza. Forse Tajani non avrà l’eloquio di un capopopolo, in qualche caso farà scivoloni tipo quello del discorso sulla cittadinanza a stranieri con avi italiani: però gli va dato atto che guasti non ne ha fatti, anzi. E questo, a mio parere, è già tanto.
Dunque, non capisco le notizie che ogni tanto circolano sui giornali, e che vorrebbero la famiglia Berlusconi pronta a sostituirlo con altri esponenti politici dello stesso partito. Conosco molti dirigenti di Forza Italia, ma tra loro non vedo neppure una sbiadita fotocopia del Cavaliere, cioè nessuno che possa riportare il partito ai fasti del passato.
Certo, sarebbe bello trovare chi ha la verve e le capacità del fondatore, ma al momento non mi pare che all’orizzonte si stagli un trascinatore di folle o un istrione capace di incarnare il sogno di una rivoluzione liberale, e nemmeno un genio in grado di salire sul predellino e rovesciare una situazione che sembrava vederlo all’angolo. Di sicuro, Forza Italia può contare su ottimi amministratori, tuttavia non si va molto più in là. E del resto la battaglia che l’attuale capogruppo al Senato, Stefania Craxi, sta conducendo per far approvare una legge sul suicidio assistito, ai miei occhi condanna il partito a un ruolo marginale, come le idee sui diritti civili recentemente tenute a battesimo da altri esponenti politici. Più del Fine vita, i dirigenti di Forza Italia dovrebbero occuparsi del fine mese, che soprattutto dopo gli ultimi rincari delle bollette e della benzina credo interessi la maggioranza degli italiani.
Il risultato delle discussioni sulla leadership e sui capigruppo è che il partito si presenta lacerato in un momento in cui ci sarebbe bisogno di unità. Manca un anno alle elezioni e se le si vuole perdere, cominciare discussioni su chi debba fare il segretario, chi il tesoriere e quanti debbano essere messi in lista in quota Tajani e quanti in quota Berlusconi (intesa come famiglia) è il modo migliore per consegnare il Paese alla sinistra.
Il ragionamento vale per il partito fondato dal Cavaliere, ma anche per quello che un tempo fu di Umberto Bossi e ora di Matteo Salvini, e che in questi giorni è attraversato da polemiche su chi lo debba guidare e se sia utile affiancare al segretario una terna o una quaterna di reggenti (ma forse sarebbe meglio dire auto reggenti).
Forza Italia e Lega sono due forze fondamentali per il centrodestra che rischiano di presentarsi all’appuntamento con gli elettori con molta confusione in testa. L’anno prossimo si vota, non è chiaro se ad aprile o a ottobre, ma nelle urne, oltre a scegliere da chi farsi governare, gli italiani dovranno decidere se affidare al centrodestra la possibilità di mutare molti altri equilibri, a cominciare da quelli in Europa per finire ai vertici della Repubblica.
Nel 2027, oltre all’Italia, andranno al voto la Francia, la Spagna e la Polonia, mentre la Germania sarà alle prese con l’elezione del presidente della Repubblica federale. Dunque, per la prima volta nella storia le grandi nazioni europee potrebbero svoltare a destra e insieme all’Ungheria di Magyar sarebbe possibile cambiare finalmente le strategie di Bruxelles su migranti, Green deal, woke e tanto altro. E noi che facciamo? Diamo il Paese in mano a una sinistra che non ha un’idea di futuro perché Forza Italia e Lega litigano al loro interno? Abbiamo la possibilità di contare in Europa e facciamo autogol per una questione di leadership e poltrone?
Pensate poi che nel 2029 si dovrà scegliere il futuro presidente della Repubblica e già questo è un passaggio fondamentale per poter metter mano al conformismo costituzionale in cui è sprofondata l’Italia. E pure rischiamo di perdere l’occasione per regolare i conti dentro i partiti? Intendiamoci: a me del futuro di Tajani e pure di quello di Salvini importa poco, invece sono interessato a chi guiderà l’Europa e a chi farà il presidente della Repubblica dopo Mattarella.
Con il voto dell’anno prossimo il centrodestra potrebbe riuscire a realizzare quella rivoluzione liberale, in Italia e a Bruxelles, che sognava Berlusconi. E dovremmo voltare le spalle a questa possibilità per stabilire chi debba guidare Forza Italia o la Lega? Ma volete farvi inseguire dagli elettori con i forconi?
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