Boldrini sacrificata per Conte
Laura Boldrini (Ansa)

Laura Boldrini non ha sentito il proclama dell’imperatore. O forse non lo riconosce come tale, visto che il sovrano si è incoronato un po’ da solo. Fatto sta che donna Laura per ora resta asserragliata nella giungla woke, ultimo soldato dell’asterisco, sentinella perduta dello schwa. Pensosa, attanagliata dai dubbi, ma senza dare segnali di resa.

Il rompete le righe di Giuseppe Conte ha sorpreso l’ex presidente della Camera: credeva di essere l’avanguardia di un esercito, invece stava combattendo una guerra solitaria. Il suo comunicato – quasi l’unica, in un Partito democratico disorientato e taciturno – trasmette comunque un certo travaglio interiore. «Come può accadere, una nuova corrente di pensiero che vuole affermarsi e portare i propri temi nel dibattito pubblico, nella sua fase iniziale può cadere in qualche eccesso. È successo con il cosiddetto woke? È possibile», ha ammesso. L’estremismo, malattia infantile del wokismo, insomma.

Ma, fatta questa concessione, la Boldrini ci ha tenuto a mettere i puntini sulle i. «Premesso che dovremmo smetterla di chiamarlo woke perché questa è la definizione data dai detrattori di ogni avanzamento in tema di diritti (un po’ come il gender)», ha tuonato, «qualche eccesso nei toni non toglie nulla alle battaglie messe in campo o a quelle che da molto tempo si combattono e che sono state rilanciate: la lotta contro le discriminazioni su base etnica, contro la violenza di genere, i diritti delle persone Lgbtquia+ cercando anche di dare una lettura della storia, delle arti, del cinema che tenesse conto di chi è stato sempre escluso e, troppe volte, ha subito narrazioni escludenti». Sirenetta nera, Fata turchina trans, non temete: Laura non vi molla.

Bisogna tuttavie concederle l’onore delle armi: l’unica coerente, alla fine, è stata lei. Impegnata sulla trincea delle desinenze da sempre, è stata chiamata in politica per questo, è entrata in un partito, il Pd, che sembrava l’approdo naturale per quella roba lì: il partito della gioventù alto borghese, colta e cosmopolita, che in Erasmus ha imparato il linguaggio inclusivo e al pranzo di Natale coi parenti litiga col vecchio zio conservatore.

Con la Schlein sembrava che tutti i pianeti fossero allineati, quasi un passaggio di consegne tra generazioni. Non aveva fatto i conti, donna Laura, con la segreteria in smart working di Elly, capace di farsi dettare la linea da Giuseppe Conte (che, a ben vedere, somiglia proprio al vecchio zio conservatore). Ora che i riformisti sfruttano l’assist del pentastellato per rialzare la voce e che il resto del partito resta guardingo, in attesa di capire come riposizionarsi, la Boldrini resta con in mano i cocci di un’idea di Pd a cui, evidentemente, solo lei credeva per davvero.

Anche se qualche altro ultimo soldato del woke che, qua e là, spara qualche colpo esiste ancora, solo con altre divise. È il caso di Ilaria Salis, che senza citare Conte e senza spiegarci come la cosa impatti sul campo largo, rispedisce al mittente le «analisi», si fa per dire, di Giuseppi: «Non facciamoci fregare, suvvia. In Italia il woke è un fantasma agitato dalla destra nell’ambito delle sue guerricciole culturali. Nella sostanza, serve a delegittimare nell’opinione pubblica le battaglie femministe e antirazziste, contrapponendole falsamente e pretestuosamente alle lotte per la giustizia economica. È una stupidaggine colossale. Diritti civili e diritti sociali non sono mai contrapposti, e nemmeno alternativi: sono sempre complementari. E la lotta per gli uni rafforza sempre quella per gli altri».

Comprensibilmente, si accodano anche Carneadi che al woke debbono i loro 5 minuti di fama, come Antonella Bundu, la politica fiorentina che voleva «smantellare la bianchezza» e che sui social ha sbraitato: «Ci vuole più woke, altroché. […] Perché dovremmo scegliere tra la lotta di classe e la lotta contro il razzismo, tra il salario e i diritti, tra la sanità pubblica e la Palestina? È esattamente il contrario: se vuoi capire le disuguaglianze devi guardarle tutte insieme».

Intanto la notte, nella sierra woke, si annuncia lunga e fredda per gli ultimi soldati.

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