Tradito dalla salamella di Ferragosto. Non quella normale, da volgare barbecue del ceto medio poco riflessivo o della partita Iva con birretta. Il Pd è stato ingannato dalla pura salamella democratica, da Festa dell’Unità, quella da grigliare rigorosamente senza bucarla per non perdere i sacri succhi postmarxisti che pervadono l’aria rivoluzionaria dei giusti per decreto.
Mentre stavano espletando il sacro rito progressista alla Lucciola di Villadossola (provincia di Verbano-Cusio-Ossola), gli organizzatori hanno visto comparire i carabinieri forestali che dopo aver intimato di spegnere le griglie e passare direttamente al formaggio di fossa, hanno cominciato a compilare verbali.
Diecimila euro di multa per la Festa dell’Unità
Diecimila euro di multa per violazione della legge regionale del Piemonte che «vieta di accendere fuochi a meno di 100 metri dai terreni boscati». Sorpresa, indignazione, accuse di pignoleria ai militari, ma tocca pagare.
La norma è in vigore dai primi di luglio quando i boschi circostanti hanno cominciato a prendere fuoco. Incendi spontanei e dolosi, la tanto decantata siccità, realtà ben note al militante dem che le cavalca quotidianamente e si abbevera alle fake news dell’alleato green Angelo Bonelli, spiaggiato con ombrellone sul Po con telecamera posizionata per enfatizzare la carenza d’acqua.
Davanti all’emergenza il governatore Alberto Cirio (Forza Italia) ha firmato il provvedimento (la prudenza non è mai troppa) per salvaguardare la Val d’Ossola, luogo simbolico della Resistenza, teatro delle gesta letterarie di Giorgio Bocca nello stupendo romanzo Il provinciale.
Serviva rispetto silvano ma niente. In quella zona del Piemonte tutte le altre manifestazioni con barbecue sono state sospese ma al Pd hanno pensato che la Festa dell’Unità non conoscesse divieti, che gli 80 anni di salamelle, costine bellaciao e libri Feltrinelli in saldo sono più importanti di qualsivoglia attenzione per la natura.
E che gli allarmi in tutta Italia non potevano riguardare l’evento popolar-politico. Così, mentre i boschi partigiani bruciavano, loro grigliavano.
L’hanno fatto per due settimane e gli stava andando di lusso: graticole incandescenti ogni sera a pochi metri da castagni e faggi. Poi a Ferragosto sono arrivati i carabinieri e la stangata. È curioso notare come il popolo dei veti, del politicamente corretto, dei lockdown, della rieducazione democratica, della «questione morale» (senza esagerare), dell’esecrazione dei furbetti (sempre gli altri) sia cascato nella trappola. Il partito dei divieti che viola un divieto è l’uomo che morde il cane. Una notizia.
Ora l’incendio è diventato anche metaforico e il comandante dei carabinieri forestali, Giuseppe Laghezza, spiega: «Erano arrivate in prefettura segnalazioni di alcuni sindaci, avevamo organizzato un vertice in merito ai rischi incendi a Ferragosto.
Alla Lucciola i nostri militari hanno constatato che solo pochi metri separano la griglia dal bosco. In questi casi basta una scintilla. Così abbiamo applicato la sanzione prevista dalle norme». Il segretario del Pd locale, Riccardo Brezza, non si capacita e scarica la responsabilità sul Comune di Villadossola: «Ci aveva autorizzato la griglia come tutti gli anni. La nostra non è una festa improvvisata, non siamo un rave party. La griglia non è un barbecue ma una struttura in muratura e per 12 sere nessuno ci ha detto nulla. Se non eravamo a posto pagheremo, lungi da noi aprire uno scontro istituzionale».
Il Pd accusa il Comune, ma il sindaco respinge lo scaricabarile
Però l’ha fatto e ha posato la patata bollente sulla scrivania del sindaco Bruno Toscani, guardacaso civico sostenuto dal centrodestra, che non ha nessuna intenzione di gettare acqua sul fuoco. «Non ho firmato autorizzazioni perché non compete a me farlo, ma agli uffici.
E poi i permessi per i cibi passano dalla Asl. Se qualcuno vuol fare lo scaricabarile non ci sto. Al di là della norma, quella della griglia è una questione di buon senso e di opportunità di fronte a una situazione grave come quella che stiamo vivendo in Val d’Ossola».
Boschi in fiamme e griglie accese: la salamella «ignifuga» del Pd
Mezzi dei vigili del fuoco ovunque, canadair, volontari all’opera, paura degli abitanti moltiplicata dai social. In Piemonte, da giugno, si sono sviluppati 129 roghi (lo scorso anno erano stati 35), per colpa dei fulmini, dell’autocombustione, di qualche incosciente e di qualche criminale.
Uno degli incendi più gravi è scoppiato proprio nel Verbano, a Premosello. Il divieto era necessario. Ma chi l’ha firmato e ha osato multare una Festa dell’Unità non era a conoscenza di ciò che al Pd sanno da quando prendono la tessera: la salamella democratica è pure ignifuga.
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