Giorgio Gori, europarlamentare del Partito democratico
Giorgio Gori, europarlamentare del Partito democratico (Imagoeconomica)

Ieri riunione di segreteria al Nazareno, domani direzione e a fine mese assemblea. Prima di sciogliere i problemi del campo largo vanno risolti i problemi del Partito democratico.

La direzione del Pd e il nodo Schlein

La direzione è convocata per anticipare l’assemblea di fine ottobre, dove, ufficialmente si dovrebbe discutere del prolungamento del mandato di Elly Schlein, in scadenza a marzo 2027, nel pieno della prossima campagna elettorale. L’occasione però è ghiotta per chiudere il cerchio attorno al nome di Schlein per le primarie di coalizione anticipando quindi quanto potrà avvenire alla Leopolda questo fine settimana.

Un programma fitto anche con personaggi pop come ormai da tradizione per la storica kermesse di Matteo Renzi. Oltre a Vincenzo De Luca, già annunciato, ci saranno Andrea Stroppa (che ha aperto un dialogo con Beppe Grillo nei giorni scorsi con l’idea di costruire qualcosa) e Fedez.

Un nome su tutti desta attenzione: è quello di Stefano Bonaccini. Il presidente del Pd anticiperà con un intervento la chiusura della manifestazione affidata a Renzi. Non che sia particolarmente strana la partecipazione del numero due del Pd, ma resta degna di essere segnalata nel momento in cui Schlein ha mostrato segni di avvicinamento all’assessore romano caro a Goffredo Bettini, Alessandro Onorato.

Con i suoi civici è ormai pubblicamente appoggiato da Giuseppe Conte, che intravede in lui il mezzo per lasciar fuori Renzi, bullizzato da mesi dall’avvocato di Volturara Appula.

I riformisti puntano su Giorgio Gori

Ma la sfida al centro è solo uno dei problemi di Schlein perché il fronte interno resta il più caldo. I riformisti hanno lasciato intendere di voler candidare un loro nome per le eventuali primarie, il nome più quotato è quello di Giorgio Gori, il quale, anche se non supportato con forza da tutti, ha mostrato interesse a correre per la guida della coalizione. «Un candidato riformista andrebbe a vantaggio del Pd, ma solo con il doppio turno» ha detto a Omnibus su La7.

La possibilità esiste perché lo statuto del Pd prevede più candidature e anche non lo prevedesse che problema ci sarebbe nel cambiarlo? È stato cambiato per eleggere Schlein, mormorano i riformisti, nessuno impedisce che possa avvenire ancora una volta.

Poi c’è l’incognita Silvia Salis, perché anche se il sindaco di Genova continua a dire che non parteciperà alle primarie, sembra sempre più probabile che invece alla fine lo farà.

Nel M5s si apre all’ipotesi di un terzo nome

E mentre Igor Taruffi, braccio destro di Schlein, continua a ripetere che ci sarà solo una candidata per la premiership, nel Movimento 5 stelle si comincia ad allargare lo sguardo.

«Io vorrei fosse Conte (il candidato premier, ndr) , se poi non si potesse e si volesse valutare anche un terzo nome, come detto più volte da Conte stesso, saremmo disponibili a valutarlo. Noi abbiamo i leader di Pd e M5s che possono entrambi competere per questo ruolo, mi piacerebbe quindi che fosse un esponente politico a ricoprirlo» ha detto la vicepresidente del M5s Vittoria Baldino che poi è tornata sul metodo di voto.

«Le primarie sicuramente devono essere aperte e non solo fisiche, nei gazebo, ma anche digitali. Se in quel caso voterebbero anche i bot russi? Ma assolutamente no, bisognerà garantire la possibilità di votare in sicurezza, anche online, a chiunque lo desideri».

Per Riccardo Ricciardi (M5s) «un’analisi interna al centrosinistra è urgentissima, anche perché se la prossima settimana o già da domani il governo Meloni dovesse subire uno scherzo in aula dalla sua maggioranza sulla legge elettorale, la situazione precipiterebbe. Avevamo annunciato a marzo che a settembre avremmo avuto un programma da mettere a disposizione della coalizione, sapendo che dovevamo essere pronti quantomeno prima della legge di bilancio, e lo abbiamo fatto.

Mi auguro che tutti i partiti di questa coalizione siano pronti. Noi siamo pronti: abbiamo un metodo, che sono le primarie, un programma ben definito e un candidato chiaro, che è il presidente Conte. Quindi non la deve rivolgere a me questa domanda» risponde ad Annalisa Chirico su RaiRadio1 a Ping Pong.

Le incognite sulle primarie

E sull’ipotesi di correre da soli alle politiche, Ricciardi ha risposto: «Non credo sia nella natura delle cose, dobbiamo costruire un’alternativa. Col Pd e Avs governiamo in tantissime realtà, regioni, comuni. È stato fatto un percorso all’opposizione molto importante e abbiamo la responsabilità di offrire un’alternativa a questo governo disastroso.

Però la coalizione si fa per governare, non per vincere: vinci e dopo un anno sei punto e a capo. Dobbiamo governare cinque anni con un programma chiaro e definito».

E il timore di Davide Faraone vice, presidente di Iv-Casa Riformista, è un altro ed è concreto. Ammesso si facciano le primarie, è «importante che si accettino le regole e l’esito».

Insomma volano stracci e si intravedono sempre più grane nel campo «testardamente unitario» di Elly Schlein.

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