In romanesco sarebbe: fatece (campo) largo che passamo noi. Chi? Ma los campesinos anchos (i contadini larghi, tradotto) che smarrita la via per Gaza dirottano su Cuba. Come il complesso fiorentino acid-jaz che intona: «Che confusione ho in mente/ se me lo chiedi io non so più da quale parte sto». Il Campo largo si lascia alle spalle i cassaintegrati dell’Ilva, gli sfollati dei Campi Flegrei, gli abusivi dello Spin Time, cinquanta tavoli di crisi aperti al Mimit, ma pure il non decidere se stare o non stare con l’Ucraina, se stare o non stare con gli antagonisti della Val di Susa e piglia a prestito un altro verso dai Dirotta su Cuba: «Dateci spazio o andiamo via di qua».
Bonaccini e Gentiloni, la sinistra che guarda oltre l’Italia
Così la carovana «Rotta su Cuba» parte per sconfiggere la povertà nei Caraibi, perché quella in Italia può attendere. E poi lo hanno spiegato benissimo i «compagni» Stefano Bonaccini e Paolo Gentiloni: i poveri e gli ignoranti non votano per il Pd. Dunque lasciamo perdere gli italiani e per sentirci però prodigalmente di sinistra andiamo oltreoceano a combattere l’origine di ogni male: i dollari.
Spiega Sandro Ruotolo, eurodeputato e membro della segreteria del Pd, il capogita verso L’Avana: «Le parole di Donald Trump all’Assemblea dell’Onu rendono ancora più importante la nostra presenza a Cuba. Il presidente Usa ha definito Cuba uno Stato fallito, ha detto che sta collassando e che crollerà: è un linguaggio che preoccupa perché lascia intravedere l’idea che una grande potenza possa esercitare pressioni sul futuro politico di un altro Paese».
Da Boldrini a Scarpa, la missione Pd per aiutare Cuba
Insomma per i «cubisti» Trump e Vladimir Putin (che però fa simpatia ai pentastellati) pari sono. La delegazione è folta: col frescolino autunnale un Cohiba, un bel sigaro per fare i segnali di fumo, e un goccio di «rum agricolo» – i cubani non se li possono permettere – vanno meglio del sayadieh di Gaza che onestamente è fuoristagione. Per il Pd s’imbarcano tra gli altri Laura Boldrini che va a «portare aiuti e solidarietà» e Rachele Scarpa che ha con sé una valigia di medicine e 380.000 euro raccolti per installare pannelli sperando nel «sol dell’avvenir» per ridare energia all’isola in perenne «black-out sempre a causa di Trump».
Aggiunge la Scarpa (nei quartieri ghetto de L’Avana affamati da 67 anni di comunismo una calzatura farebbe comodo) «Le valigie di medicinali e materiale scolastico che porteremo con noi rappresentano l’ultima tappa di un impegno costruito grazie alle associazioni e alla generosità di tante persone.
Non possiamo considerare accettabile una pressione politica ed economica il cui peso finisce sulle famiglie. Allo stesso tempo, la solidarietà deve andare di pari passo con la difesa delle libertà e dei diritti umani nell’isola. Questa missione ci permetterà anche di ascoltare e raccogliere elementi utili al lavoro parlamentare».
Ciò che succede a Cuba il Pci poi Pd lo sa dal 1978 quando si tenne lì l’undicesimo dei Festival mondiali della gioventù organizzati dall’Urss. C’era Massimo D’Alema che andò a constatare «coi propri occhi la vittoria della Cuba socialista».
Ma forse di questo nulla sa la delegazione dei Cinque Stelle (chissà se viaggiano separati dal Pd) composta dagli onorevoli Andrea Quartini, Arnaldo Lomuti e Stefania Ascari che devono aver chiesto informazioni ad Alessandro Di Battista che di Cuba ha, purtroppo, conosciuto l’ospedale.
M5S, 400 chili di medicinali e l’accusa contro gli Usa
Vanno là a portare «400 chili di medicinali» e hanno spiegato che «secondo un’analisi del Center for Economic and Policy Research la mortalità infantile è passata da 4 decessi ogni 1.000 nati vivi nel 2018 a 9,9 nel 2025, con un aumento del 148%. Denunciamo con forza la responsabilità del blocco economico, commerciale e finanziario unilaterale imposto dagli Usa a Cuba».
Non è venuto loro in mente che il comunismo cubano ha sfiancato la popolazione. Già nel 1978 i giovani volevano farla finita con Fidel Castro.
A Cayo Largo allora una ragazza madre che non poteva comprare il latte artificiale alla «tienda dei turisti» dove si pagava in dollari, si vendeva per sfamare la sua bimba. I compagni di Fidel spiegavano che non era prostituzione ma un «fidanzamento a tempo».
Oggi la carovana «rotta su Cuba» racconta che è tutta colpa di Trump. Lo spieghino ai due milioni di cubani che nell’ultimo quarto di secolo sono scappati dall’isola con qualsiasi mezzo e oggi in Florida sono i più accesi sostenitori del partito Maga.
Mentre i nostri «cubisti» sono costretti a chiedere all’Europa: «Una posizione autonoma: favorire il dialogo, lavorare per il superamento dell’embargo; nelle relazioni internazionali deve prevalere il diritto, non il rapporto di forza».
Così gli orfani della Flotilla hanno messo su questa gita equa e solidale composta – informa la Cgil – da «convergenze ampie e trasversali che hanno mobilitato Arci, Cgil, Associazione di amicizia Italia-Cuba, Nexus, Anps, Arcs, Aoi e Rete Pace & Disarmo, sostenute politicamente da Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra».
Cuba que linda es Cuba, quien la defiende la quiero mas! Sì, finiamola in musica citando Renato Zero, come sta a zero l’accordo nel Campo largo, perché: «Il carrozzone riprende la via, facce truccate di malinconia».
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