«Metodi da Gestapo». Ma allora si possono criticare le inchieste da sinistra. Il catalogo, al momento, è questo. La senatrice Ilaria Cucchi è sorella di Stefano, moglie dell’avvocato e consigliere comunale del Pd di Ferrara, Fabio Anselmo (a sua volta legale di Abderrahim Fakir e dei medici indagati dalla Procura di Ravenna).
Ritiene di aver subito «un’intimidazione» dalla pm dell’inchiesta, che avrebbe «acquisito le mie conversazioni telefoniche con il dottor Nicola Cocco (indagato, ndr)». Parliamo dello stesso partito, Avs, i cui deputati si sono bendati in Aula per protesta contro la mancata acquisizione processuale delle chat di Andrea Delmastro.
Peraltro, gli inquirenti romagnoli in questo caso hanno fatto l’unica cosa che potevano e dovevano fare: «Non è stata eseguita una copia forense dell’apparecchio dell’indagato: le chat sono state estrapolate in automatico in base a parole chiave». Una volta emerse le conversazioni con due parlamentari (la Cucchi e la deputata di Avs, Francesca Ghirra), «la Procura sigillerà le chat».
Paolo Trande è consigliere regionale di Avs in Emilia-Romagna; Donatella Albini è responsabile nazionale salute di Sinistra italiana: sono medici, qui travestiti da gip, e si dicono sicuri che «questa inchiesta finirà in nulla perché la potente legge morale della salute viene prima di tutto, non è giudicabile con gli strumenti normali dei codici giuridici».
Siamo nella stessa area politica che ha voluto il green pass per i dodicenni e tifato per il licenziamento dei medici scettici con gli obblighi vaccinali e la radiazione di coloro che volevano visitare i pazienti in pandemia.
A parte questo, esiste un dato su cui l’ambiguità regna sovrana: l’inchiesta nasce perché l’accusa ipotizza che i medici facessero certificati falsi poiché ritenevano che chiunque, malato terminale o recordman dei 100 metri piani, fosse inidoneo ai Cpr.
La libertà di cura, Ippocrate, Kant, la legge morale, la scienza, non c’entrano nulla: è come se un oculista fosse accusato di non far passare a nessuno l’esame per la patente perché ritiene l’auto un male.
Davvero non è evidente a chi dichiara? A fari spenti nella notte, Trande e Albini «spiegano» che l’inchiesta va inquadrata nella «battaglia interna alla destra generata dalla comparsa del movimento di Vannacci».
Solo apparentemente più posata è Marina Sereni, responsabile sanità del Pd. «Rispettiamo il lavoro della magistratura ma non possiamo non esprimere la nostra solidarietà agli infettivologi sottoposti in questi giorni a una pesante campagna denigratoria e intimidatoria», dice prima di tuffarsi nell’equivoco dell’articolo 32 della Costituzione e dire che «prendersi cura delle fragilità non può essere un reato».
Invocare «scienza e coscienza» del medico in questo caso presenta un piccolo problema: come si fa poi ad accusare le «destre» di mancata vigilanza sui «livelli abnormi di obiezione di coscienza» nell’applicazione della 194?
Perché a farlo è stata, l’ultima volta l’anno scorso, la stessa Sereni che ora s’inchina alla coscienza di medici anti Cpr. Poi c’è Laura Boldrini che sorpassa a sinistra: «Archiviati i giudici, il nuovo nemico pubblico numero uno della destra sono i medici che si preoccupano della salute dei migranti».
E in effetti, ora che per una volta i giudici paiono il nemico della sinistra, il territorio è compattissimo: non solo Avs e Sinistra italiana, ma il Pd di Bologna è sceso ieri sera in piazza Nettuno per dare «solidarietà ai medici coinvolti nell’inchiesta».
Il segretario provinciale, Enrico Di Stasi, ripete la favoletta del «diritto alla salute garantito dalla Costituzione» che implica «anche dover valutare se le condizioni di salute di una persona sono idonee per l’ingresso nei Cpr: non può essere un reato».
Ancora: qui potrebbe essere un reato non valutare tali condizioni perché si è comunque contrari a prescindere all’idoneità per ragioni ideologiche.
Ma è più comodo fingere che non sia così. Arriva quindi come rivoluzionario il minimale buonsenso della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, il cui presidente Filippo Anelli ha dichiarato che «se i colleghi hanno redatto certificati falsi saranno sanzionati oltre che dalla legge dello Stato anche dall’Ordine, in base alla deontologia».
La dorsale appenninica del Pd è una falange: per il segretario toscano e deputato Emiliano Fossi l’indagine «è un fatto gravissimo, che dovrebbe far riflettere chiunque abbia a cuore lo Stato di diritto. Il vero scandalo non sono i medici, ma le condizioni dei Cpr».
Centri di permanenza e rimpatrio della cui efficacia si può ovviamente discutere, ma che sono stati istituiti (si chiamavano Cpt) in ossequio alla legge Turco-Napolitano nel 1998.
Torniamo alla piazza di Bologna: altro non sequitur di slogan «Libertà di cura» (proprio come con il Covid, vero?) e «La cura non è reato». Sugli scudi la Cgil con Michele Bulgarelli: «Giusto essere qui, a pochi metri dal Sacrario dei partigiani: non ci faremo intimidire da questi metodi da Gestapo».
La sensazione è di una partita vitale per ciò che su queste colonne Boni Castellane chiama «parastato gramsciano»: un sistema di potere, soldi pubblici, impieghi, di cui migranti, medici, persino personale politico sono in fondo funzione.
Un pezzo di magistratura potrebbe intaccarlo: di qui il cortocircuito e il ribaltamento dei princìpi.
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