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Non c’è nessuna norma che affidi ai camici bianchi il potere di decidere chi entra in un Cpr. C’è solo un’indicazione ministeriale voluta da Luciana Lamorgese e Angelino Alfano. E che andrebbe eliminata quanto prima.

In margine al procedimento penale aperto a Ravenna contro alcuni medici accusati di falso ideologico per avere attestato, contrariamente al vero, che le condizioni di salute di un certo numero di stranieri colpiti da provvedimento di espulsione non consentivano di dare attuazione al provvedimento del questore che disponeva la loro collocazione nei Cpr (Centri di permanenza e rimpatrio), appare legittimo chiedersi da quale fonte normativa risulti che l’avvio ai Cpr non possa avvenire senza la previa certificazione sanitaria che ciò sia compatibile con le condizioni di salute degli interessati.

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Ravenna, i conteggi dei medici no Cpr: «Ci siamo dentro, è una scelta etica»
Ansa
Le indagini sulle chat degli otto professionisti militanti e su 34 certificazioni di non idoneità fanno emergere una vera e propria mappatura dei migranti tolti di proposito dai centri: «Stiamo uniti, non succede nulla».

Le 34 certificazioni di non idoneità sanitaria al trattenimento in un Cpr analizzate dagli investigatori della squadra mobile di Ravenna e al centro dell’inchiesta sugli otto medici del reparto di malattie infettive del Santa Maria delle Croci, incrociate con le chat contenute nei telefoni sequestrati, sembrano mostrare una competizione neppure troppo silenziosa.

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I giudici premiano persino il clandestino stupratore
Il Cpr di Gjader (Albania), dal quale è stato riportato in Italia Fathallah Ouardi (Ansa)
Le toghe fanno rientrare dal Cpr in Albania un marocchino condannato per violenza di gruppo e spaccio: secondo loro non può essere espulso perché ha chiesto la protezione internazionale. Il premier Meloni: «Ma come si fa? E dove sono le femministe?».
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Sulla sicurezza De Pascale terremota il Pd
MIchele De Pascale (Imagoeconomica)
Il presidente della rossa Emilia-Romagna lancia gli Stati generali per svegliare il partito e ribadisce l’apertura a espulsioni e Cpr. Poi liquida la crisi di nervi di Lepore: «Campagna elettorale locale». E invita i sindacati di polizia: «Dobbiamo ascoltarli».

Salvate il soldato De Pascale: da un paio di giorni il presidente dell’Emilia-Romagna, esponente di spicco del Pd, è sotto il fuoco incrociato del suo partito e dei suoi alleati. Il motivo? Aver detto che il re, a sinistra, è nudo: «La sinistra sulla sicurezza non è credibile, non ha proposte concrete per garantire agli italiani la soluzione ai loro problemi». Questo concetto, come notava ieri il nostro direttore Maurizio Belpietro, è condiviso da gran parte dell’elettorato dem, ma guai a esplicitarlo: il fuoco amico si scatena, il «traditore» del verbo della sinistra radical-chic, perfettamente incarnato dalla segretaria Elly Schlein, viene (politicamente) messo in croce.

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Immigrazione, trasporti, giustizia: siamo in ostaggio. È guerra agli italiani
(Imagoeconomica)

Falsi certificati contro i Cpr. I medici non sono soli: spunta il vademecum per la lotta. Tutta la «rete» che li sostiene.

Ancora non è noto il nome del medico che ha dichiarato Emilio Gabriel Valdez Velazco inidoneo al trattenimento in un Cpr. Di lui sappiamo però che ha contribuito alla liberazione del peruviano e di conseguenza involontariamente anche all’omicidio di Aurora Livoli: violentata e assassinata a 19 anni da un clandestino che senza quel certificato di esenzione avrebbe dovuto essere rinchiuso in un centro per il rimpatrio ed espulso.

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