rimpatri

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La misura più educativa è rimpatriare lo straniero che non rispetta le leggi
iStock
La scuola è già molto inclusiva, ora sia pure autorevole. E insegni che fare il male costa.

Dicono tutti la stessa cosa, ripetono a pappagallo le stesse banalità. Silvia Salis, sindaco di Genova, sostiene che per farla finita con la violenza dei maranza accoltellatori si debba ascoltare il disagio dei ragazzi e «potenziare l’educazione sessuo-affettiva». Patrizia Imperato, procuratore minorile a Napoli, afferma che si devono versare «più fondi al sociale». Walter Veltroni sul Corriere della Sera chiama in causa «il male di vivere adolescenziale» e spiega che il disagio sociale «non si risolve soltanto inasprendo le pene». Dario Ianes, psicologo dell’educazione, ribadisce che «punire non serve» e che per una scuola sicura è necessaria l’inclusione. Maurizio Ambrosini, su Avvenire, ha la soluzione a ogni problema: «Integrare». E dettaglia: «Il problema non si risolverà con la mera repressione del crimine, e nemmeno con un’impossibile (e deleteria) remigrazione. Servono interventi su almeno tre piani: politiche dell’edilizia sociale e per il risanamento delle periferie; misure per il sostegno del successo educativo e la prevenzione del disagio minorile; interventi a favore dell’aggregazione, dello sport e del tempo libero. Più giovani saranno socialmente integrati e messi in condizione di aspirare a un futuro migliore, più sicure diventeranno le nostre città».

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Se ordina i rimpatri, l’Ue perde il primato
Ansa
L’Unione si sveglia sui respingimenti e magicamente i giudici riscoprono il «controlimite» della nostra Carta. Per Luca Minniti (tribunale di Bologna) le norme comunitarie smettono di essere sacre: quando parlano di «Paesi sicuri» possono diventare «incostituzionali».

Chi si rivede: il primato della Costituzione italiana sul diritto europeo. La tesi dei «controlimiti» alle norme Ue risale, addirittura, alle sentenze della Consulta degli anni Settanta; eppure, sembrava passata di moda. L’ha riesumata il giudice Luca Minniti, presidente della sezione immigrazione del tribunale di Bologna, in un’intervista al Manifesto di qualche giorno fa. A precisa domanda del quotidiano comunista sulle nuove misure di Bruxelles in materia di respingimenti e Paesi sicuri, che dovrebbero complicare l’opposizione delle toghe ai trattenimenti nei Cpr e ai rimpatri, il magistrato ha risposto che sì, esse potrebbero rivelarsi incostituzionali, in quanto incompatibili con l’articolo 10 della nostra Carta, sul diritto d’asilo.

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Il Consiglio d’Europa, promotore dei diritti umani, valida il nostro modello per la gestione dei flussi in accordo con Paesi terzi. Ok agli hub «esterni» destinati agli irregolari. Giorgia Meloni: «Il protocollo Albania diventa prassi». Smacco a Ong e giudici solidali.

«Da oggi il Piano Mattei è una strategia europea». Giorgia Meloni scandisce soddisfatta la frase, consapevole che il progetto - costruito due anni fa anche per regolamentare le migrazioni - avesse un senso, una concretezza e un’adesione al diritto internazionale al di là delle pernacchie da curva sud della sinistra cattodem, dei giudici e delle ong a rimorchio. Alla conversione a U dell’Unione su uno dei temi chiave per la sua stessa esistenza mancava un sì: è arrivato ieri dal Consiglio d’Europa, l’organismo più appiattito sui presunti diritti universali, direttamente collegato alle associazioni umanitarie di ogni ordine e grado, sempre pronto a denunciare violazioni dei diritti umani, con attenzione maniacale alle forze dell’ordine italiane. Ebbene: sì a cambiare politica, sì ai rimpatri dei richiedenti asilo respinti, sì a rispedire al mittente i criminali, sì agli hub in Paesi terzi, per esempio l’Albania.

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Bruxelles accoglie le richieste italiane: arriva la lista dei Paesi sicuri verso cui espellere gli immigrati. Ci sarà la possibilità di aprire hub in Stati terzi. Però c’è pure l’accordo con Berlino sulla redistribuzione.

L’Europa sembra finalmente rendersi conto che l’immigrazione fuori controllo rischia di travolgere l’intero continente e compie un passo di fondamentale importanza nella regolamentazione del fenomeno: ieri a Bruxelles il Consiglio europeo Giustizia e Affari Interni ha messo nero su bianco la sua posizione su una legge volta ad accelerare e semplificare le procedure di rimpatrio delle persone in soggiorno irregolare negli Stati membri. Il nuovo regolamento, approvato con il voto contrario di Grecia, Spagna, Francia e Portogallo, rende più facili e veloci le procedure di rimpatrio, chiarisce una volta per tutte la lista dei «Paesi sicuri» nei quali i clandestini possono essere rimpatriati, apre alla possibilità di realizzare centri per il rimpatrio in Paesi terzi, anche in collaborazione tra diversi Stati.

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La realtà piega i labour: stretta sui migranti
Il segretario agli interni britannico Shabana Mahmood (Ansa)
Il ministro degli Interni britannico rinnega la linea storica del suo partito e annuncia il pugno di ferro: fermare gli ingressi diventa una «missione morale». Blocco dei visti per chi viene da Paesi che rifiutano i rimpatri e status di rifugiato da rivedere ogni 30 mesi.
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