L’emendamento sui rimpatri passa in Senato senza strilli: tre giorni dopo si desta il Colle
Ma perché l’emendamento della discordia sul riconoscimento agli avvocati di un bonus di 650 euro per ogni straniero che volontariamente decide di lasciare l’Italia è diventato un caso solo domenica? Il calendario dei lavori parlamentari ci racconta ben altro: l’emendamento Lisei, Occhiuto, Pirovano, Gelmini è stato approvato in Aula venerdì 17 aprile, e nessun intervento accenna a quel che pochissimi giorni dopo diventerà quello scempio ai diritti costituzionali di cui si sono riempiti la bocca tra i banchi dell’opposizione.
Il fatto diventa ancor più sospetto se si pensa che nemmeno in Commissione alcun esponente del Pd, dei 5 stelle, di Avs, di +Europa o dei centristi di Italia viva e di Azione solleva dubbi.
Insomma, tutto filava secondo il copione della normale, accesa dialettica parlamentare con la maggioranza che spingeva sul decreto Sicurezza e l’opposizione che lo respingeva in blocco. Ma nella girandola di interventi nessun passaggio sul bonus: nessuno se n’era accorto? E dire che sia in Commissione sia in Senato gli avvocati non mancano. Allora perché solo dopo l’approvazione il Consiglio nazionale forense si è dissociato, proclamando addirittura lo stato di agitazione? Perché quella norma per cui il sottosegretario Alfredo Mantovano è dovuto salire al Colle per un chiarimento, era passata come se nulla fosse sotto gli occhi dei senatori in Commissione e in Aula, così come dei collaboratori e dei tecnici che leggono e preparano i gruppi parlamentari? Perché ciò che sarebbe gravissimo adesso, non lo era nel dibattito parlamentare?
Non l’hanno visto, potremmo dire; e questo conferma l’attenzione con cui l’opposizione analizza gli atti dei lavori parlamentari preferendo gli show a uso di propaganda. Oppure nemmeno per l’opposizione era quello scandalo che, a scoppio ritardato, denunciano. Soltanto nella giornata di domenica dunque l’«attacco al diritto di difesa», il «passo verso l’Ice», la «taglia da Far West» (tanto per citare alcuni dei «commentini» diffusi dalla minoranza), è comparso sui monitor delle opposizioni, non nelle ore del dibattito parlamentare o nella fase di studio del pacchetto sicurezza e degli emendamenti.
Guarda caso, domenica è il giorno in cui il centrodestra articola le sue proposte sull’immigrazione: la Lega consuma la sua manifestazione sulla remigrazione e contro l’Europa, Forza Italia se ne dissocia preferendo lo ius scholae, e Fratelli d’Italia rilancia sul «modello Albania» come proposta vincente e da replicare nel piano Mattei (ora gli eredi del fondatore dell’Eni avrebbero pure le distanze e diffidano la Meloni a usare il nome di Mattei...). Qualcuno ha cercato l’incidente. Cosa sia successo in queste giornate è materia per retroscena interessanti, alcuni dei quali conducono al «solito» Quirinale, dove appunto si è consumato un confronto per un aggiustamento dell’emendamento, aggiustamento che pare sia stato trovato conservando il principio della premialità a favore degli avvocati ma estendendolo anche ad altri operatori/facilitatori delle procedure di rimpatrio volontario.
Ma veniamo al principio dell’incentivo. Davvero è così scandaloso incentivare un rimpatrio volontario? Non direi. E c’è un precedente interessante che ci porta a fine ottobre del 2023, a New York. Il sindaco della Grande Mela era un omone afro-americano e democratico, Eric Adams, alle prese con un afflusso di richiedenti asilo ingestibile: 130.000 arrivi in quell’anno; una cifra che la metropoli non riesce a gestire e assorbire. Cosa si inventa allora il sindaco di sinistra? Convincere i nuovi arrivati ad andarsene offrendo biglietti aerei (solo andata) per qualunque destinazione mondiale fosse di loro gradimento, «anche Australia, Sudafrica o Polinesia, ammesso che questi Paesi li accettino», scrivevano le cronache di quelle giornate. Questo nonostante lo statuto newyorkese imponesse - ieri come oggi - di «dare un tetto a chiunque ne ha bisogno». Allora, cari signori, pagare un biglietto aereo a spese dell’amministrazione si poteva fare mentre riconoscere a un avvocato un bonus, se il suo assistito decidesse di rimpatriare volontariamente, è «un atto da Far West», «un passo verso l’Ice»?







