I progressisti stanno sempre coi giudici (purché non si permettano di indagarli)
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Ognuno ha i propri sogni. Il ministro Matteo Piantedosi, per esempio, ha il sogno di stabilire il record assoluto dei rimpatri. «Ho dato mandato ai miei uffici, e coltivo il sogno, di giungere quest’anno, tra forzosi e volontari assistiti, al superamento della soglia simbolo dei 10.000 rimpatri, che non è mai avvenuto in Italia».

Il Viminale e il tema dei rimpartri

Diciamo che il sogno non è irraggiungibile se dipendesse solo dalle azioni del Viminale, come dimostrano i dati che di settimana in settimana aggiornano il pallottoliere dei rimpatri (in aumento) e degli sbarchi (in drastica diminuzione), in sintonia con quello che la gente chiede.

Ma non ci sono solo i sogni del ministro e della maggioranza dei cittadini perbene. Ci sono pure quelli (per noi incubi…) del compagnume vario che predica la filosofia dei porti aperti e delle porte spalancate in Italia. Tra questi sognatori ci sono quei medici che, stando all’accusa della Procura di Ravenna, avrebbero messo in piedi una vera e propria rete di colleghi per evitare che gli immigrati prendessero la via dei Cpr.

Com’è noto, la vicenda riguarda 23 medici perquisiti in tutta Italia, quattro indagati per associazione a delinquere, uno – l’infettivologo Nicola Cocco – con l’accusa più pesante: aver coordinato una rete per rilasciare certificati falsi e impedire il trasferimento di migranti nei Cpr. Le chat raccolte dagli inquirenti sembrano non lasciare spazi all’equivoco: «Piuttosto che mandare uno in un Cpr mi faccio radiare», scriveva una delle indagate. Altre si scambiavano «report aggiornati» e «mappature» delle non idoneità rilasciate.

Insomma, un conflitto di sogni: quelli del governo e del ministro Piantedosi di arginare i flussi irregolari e spezzare i traffici degli scafisti; quelli dei medici che, sotto il camice bianco, fanno battere un cuore rosso compagno. Tant’è che a sostegno di lor signori sono arrivati i soliti.

Le perquisizioni a Napoli

Il vice capogruppo di Avs alla Camera, Marco Grimaldi, denuncia perquisizioni condotte come una «spedizione punitiva», raccontando di una dottoressa a cui «sono piombati in casa di notte, hanno perquisito tutto sfasciando più cose possibile», arrivando a ipotizzare una regia del Viminale dietro l’indagine. L’avvocato che assiste cinque degli indagati, Fabio Anselmo, si dice «basito, sconvolto»: «Persone che non sono indagate vengono trattate come criminali mafiosi. Quello che è successo è terribile».

Medici senza frontiere definisce i Cpr «un sistema patogeno dove le persone si ammalano, si suicidano e i diritti vengono sistematicamente calpestati». Persino il presidente della federazione nazionale degli Ordini dei medici, Filippo Anelli, ha ribadito che «i sanitari non sono ausiliari dell’ordine pubblico».

Peccato che, nell’atto di accusa, la Procura parli di forzature negli atti – un vademecum da usare come guida – e persino di falsificazione dei certificati, tant’è che usavano tutti lo stesso modulo di inidoneità, la stessa bozza e soprattutto che partecipassero anche sui social alla campagna «No Cpr»: «Dobbiamo opporci tutti», «È bello sapere che siamo in più zone diverse e in connessione per seminare qualcosa in queste tristi ingiustizie», si legge nelle chat sotto osservazione.

I medici erano guidati dai progressisti

Più che il giuramento di Ippocrate, a guidarli era un credo politico. A Bologna, una delle città più coinvolte, il sindaco del Pd, Matteo Lepore, invoca «fiducia nei sanitari» con la stessa nettezza un tempo riservata ai magistrati. Un bel corto circuito: per difendere medici accusati di aver falsificato documenti al fine di impedire l’invio degli immigrati nei Cpr, la sinistra vede una convergenza tra Procura ed esecutivo: una «spedizione punitiva», una «intimidazione», persone «trattate come criminali mafiosi».

È l’esatto rovesciamento delle parole che il campo largo invoca quando i pm indagano gli avversari del governo: in quel caso la sola ispezione ministeriale diventa «pressione indebita sull’indipendenza dei giudici»; stavolta la stessa area accusa i giudici di essere, di fatto, strumento nelle mani dell’esecutivo.

Ovviamente vedremo come andrà a finire l’inchiesta, ma una cosa è certa: quando ci sono da difendere gli stranieri, i compagni sono disposti a tutto. Che poi è il presupposto ideologico con cui hanno riempito le nostre città di irregolari: «Piuttosto che mandare uno in un Cpr, mi faccio radiare», scrivono i medici rossi facendo aprire il cuore ai compagni del Pd, di Avs e dei 5 stelle. Morale: i risultati del governo e di Piantedosi sono quel che la gente vuole e sono l’incubo della sinistra, disposta a «tradire» le toghe per difendere i medici dal camice rosso.

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