La democrazia è in pericolo, revochiamo la democrazia. La libertà è in pericolo, sopprimiamo la libertà di voto e di referendum.
A leggere i commenti dei mass media sul successo travolgente dell’Afd in Sassonia, dopo il risultato del referendum in Islanda e prima del voto in Francia, in Italia e in altri Paesi europei, il retropensiero dominante che si evince è quello che ho sintetizzato in quel doppio paradosso: la democrazia liberale è in pericolo ma il pericolo non proviene da qualche Putin travestito, bensì direttamente dal popolo sovrano che vota a larga maggioranza, con larga partecipazione al voto e con libera convinzione per quelle forze o quelle tesi ritenute nemiche della libertà e della democrazia, dei diritti e dell’Unione europea.
Sicché per fermare questa ondata non c’è che limitare il diritto preliminare su cui poggiano in fondo tutti gli altri: quello elementare di esprimere in libertà il proprio voto, come esercizio democratico della sovranità di un popolo e dei singoli cittadini.
L’Unione europea è nata, cresciuta, malata e abortita su questa originaria separazione tra potere e sovranità popolare e nazionale, autoreferenzialità e legittimazione democratica. Funzionari contro Popoli, Tecnocrazia contro popolocrazia o governo espresso dal popolo, che è poi la traduzione elementare di democrazia.
Anche la lettura canonica che vede la marea nera risalire dal fondo patriarcale e maschilista del passato non si lascia sfiorare da ben altri sospetti: quante donne hanno votato per quei populisti e rifiutano lo schematismo tardo-femminista e quanti omosessuali non ne possono più dei gay pride e del lobbismo gay e votano senza paraocchi anche oltre la destra?
La chiamano onda nera per agitare lo spettro del fascismo ma è nera perché ai loro occhi è oscura; hanno perso la vista, non sanno distinguere profili, tratti e colori. Ma da dove nasce quell’onda anomala?
Europa contro i popoli: il «kratos» senza «demos» alimenta la rivolta elettorale
Nasce dalla realtà, dalla percezione che l’Europa e le oligarchie locali rappresentano il kratos senza demos, e hanno perso di vista i problemi quotidiani, il disagio della gente davanti al nuovo fatalismo, il progresso è quello e non si può fermare o deviare: flussi migratori e sostituzione con stranieri, declino delle economie come delle culture e delle religioni per tener fede alla linea folle euro-globale, subordinazione ai processi tecnocratici e finanziari, accettazione supina di tutto ciò che proviene dalle trasformazioni tecnologiche, scelta degli amici e dei nemici prescindendo completamente dagli interessi reali, geopolitici e dalle convinzioni popolari, sulla base di logiche estranee alla realtà, all’economia reale, alla vita dei popoli.
Nazioni, confini e sovranità: perché gli elettori respingono i diktat dall’alto
Prima di tutto, chiedono ai popoli di negare una realtà originaria: la nazione, il primato degli interessi e dei valori nazionali, cancellando tutto ciò che riporta allo specifico legame territoriale.
Eppure si vota per nazioni, per Land, per regioni, cioè il voto è concepito pur sempre all’interno di una delimitazione geografica, di confini ben precisi. Si può continuare a votare partendo dal ripudio europeo delle nazioni e degli interessi nazionali, dei territori locali e dei confini storici quando la democrazia si esercita proprio sulla base di quelle delimitazioni?
Si può votare, per esempio, in Germania, partendo dall’abiura della propria nazione perché in contrasto con l’orizzonte globale, planetario, occidentale, europeo?
I popoli si ribellano a questi diktat calati dall’alto e motivati da logiche e interessi estranei a loro. Sanno che non esiste una democrazia senza i confini e senza distinguere il connazionale dallo straniero.
Poi si resta sorpresi e inorriditi perché i popoli nonostante le lezioni quotidiane di pericolo nazista, nazionalista, russo-fascista, vanno per la loro strada e votano a prescindere dalle prescrizioni politico-mediatiche.
Da Vannacci a Calenda, la guerra al populismo rischia di svuotare la democrazia
In Italia si usa lo stesso metodo per deplorare e frenare il successo di Vannacci; lui raccoglie larga parte dei delusi del governo Meloni ma starebbe al doppio dei consensi se al governo ci fosse la sinistra (anche se in quel caso la Meloni direbbe le sue stesse cose e sarebbe una concorrente temibile sul suo stesso terreno).
Ma se credete di fermare l’onda vannacciana gridando al fascismo e ai soldi russi, avete già deciso di perdere. Se opponete a Vannacci un Monti gli avete dato carta bianca, perché se l’alternativa è quel tetro signore che afflisse l’Italia con sacrifici senza rinascite, allora mille volte Vannacci.
Ma se insensata è stata la scelta degli imprenditori di proporre quel duetto, ridicolo è l’uso e l’abuso che si fa a sinistra di Vannacci: lo gonfiano per colpire la Meloni e il centrodestra e subito dopo lo pungono perché temono il suo successo… Lo considerano allo stesso tempo l’unica speranza per affogare il governo Meloni e insieme il pericoloso salvagente a cui la stessa Meloni potrà aggrapparsi per restare a galla al governo, concedendo un po’ al suo nuovo alleato.
Ma tornate alla realtà, se mai l’avete qualche volta incontrata, e cercate di capire perché la gente sceglie liberamente e contro tutte le influenze di votare in quella direzione antisistema, fuori dalle prescrizioni dei circoletti.
Sennò fate come disse Bertolt Brecht e come ripete con ingenuo candore quell’anima bella e moderata di Carlo Calenda: se il popolo non vota come dovrebbe, cambiamo il popolo becero e ignorante, non stiamolo a sentire, andiamo avanti di testa vostra, neutralizzando il voto democratico.
Destra, sinistra e populisti: l’ultima speranza dei cittadini contro le oligarchie
Ma se i cittadini europei non avessero individuato, a torto o ragione, quelle valvole di sfogo o quei canali alternativi, oggi non andrebbero nemmeno a votare, la democrazia morirebbe disidratata o di anoressia elettorale.
Quelle che voi reputate minacce alla democrazia sono gli ultimi tentativi di riporre fiducia nel voto, di credere ancora alla sovranità popolare e alla possibilità di cambiare le cose. Sono prove estreme di democrazia, oltre le quali c’è l’astensionismo cioè la definitiva abdicazione del popolo a vantaggio delle oligarchie.
Qualcuno mi chiederà: ma tu vedi con favore queste formazioni e questi orientamenti populisti, sei con loro contro l’establishment e i suoi vecchi e nuovi soci?
La mia idea è che neanche loro realizzeranno una volta andati al potere quel che ora si prefiggono e promettono, c’è una ragnatela vischiosa di interdizioni che lo impedirebbe, promettono semplificazioni e scorciatoie tutt’altro che facili e spesso hanno classi dirigenti inadeguate per intraprendere un cammino alternativo e tener testa alle pressioni.
«Extrema ratio»: i movimenti antisistema come ultima stazione della democrazia
Ma allo stato attuale rappresentano la realtà, il disagio, la vita della gente e le loro preoccupazioni del giorno. E la percezione diffusa e fondata che destra e sinistra, moderati e progressisti, sono solo maschere vuotate ormai di ogni significato.
Quei movimenti sono estremisti nel senso che rappresentano l’estrema speranza dei popoli. Extrema ratio, ultima stazione. Dopodiché finisce la speranza di poter correggere la rotta e la democrazia può chiudere baracca e burattini per mancanza di avventori e prospettive.
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