E così d’improvviso l’Islanda divenne il regno del male. Dei pescatori trogloditi. Dei buzzurri balenieri. Degli ignoranti (dunque di destra, direbbe Bonaccini), asini patentati, e comunque disinformati. E spaventati. Autolesionisti e masochisti. Vittime delle fake news, ovviamente servi dei russi.
Ipocriti. Scrocconi. Gente che non sa dov’è il bene. Gente che vota contro il proprio futuro. Gente che vota contro la propria indipendenza. Come fanno a non capire che Bruxelles è la vera indipendenza, oltre che la luce, il futuro, la felicità, la realizzazione dei loro sogni? Non lo vedono quanto è bello stare nell’Unione europea? E poi sono così pochi. Hanno votato appena 225.000 elettori, il no ha vinto per 12.700 voti. Si possono «cambiare gli umori politici dell’intera Ue» per colpa di 12.000 retrogradi che mangiano stufato di merluzzo? Ma come si permettono questi islandesi? E com’è che il vulcano non li ha ancora seppelliti insieme alle loro barchette da pescatori?
La reazione del fronte europeista
Non l’hanno presa bene quelli del mainstream e del pensiero unico eurolirico. Non hanno preso bene il risultato del referendum che in Islanda ha bocciato i negoziati per entrare nell’Unione europea. Già pregustavano la vittoria, i festeggiamenti, i fuochi d’artificio eurocelebrativi. Già si preparavano a raccontare del desiderio di Ue, della voglia di Ue, del trionfo dell’Ue. E dell’allargamento dell’Ue, che procede inarrestabile, passando dall’Islanda al Montenegro, dalla Bosnia alla Macedonia, dalla Georgia all’Ucraina. E invece niente. Quei pescatori di islandesi, anzi quella «lobby dei pescatori» (titolo a tutta pagina di Repubblica), convinti chissà come da una campagna sostenuta da «balenieri ed eccentrici» (come scrive il Corriere) hanno scelto la strada della «sconfitta» (come spiega la Stampa). Sconfitta, sicuro, perché quando si vota per l’Europa ci sono solo due possibilità. O vince l’Europa o perde chi ha votato.
Intervistato dal Corriere della Sera lo scrittore Andri Magnason arriva a paragonare l’adesione all’Ue all’adesione al cristianesimo. Nell’anno Mille, spiega, «ci fu una quasi guerra civile» perché gli islandesi volevano restare legati alle divinità pagane. Poi accettarono il cristianesimo e «tutte le cose islandesi, la nostra cultura e la nostra stessa lingua, sono nate dai monasteri cristiani. Dall’aver detto sì». Come è possibile dunque ora non credere a Ursula von der Nazarenum e ai suoi dodici apostoli? Come è possibile non piegarsi al Vangelo di Macron? Come è possibile restare legati al rito pagano della pesca senza farsela distruggere da qualche burocrate di Bruxelles? Come è possibile non capire che, come nell’anno Mille ci si convertì al Dio cristiano. Ora bisogna convertirsi e credere al dio euro?
Le accuse contro chi vota «no»
Chi non lo fa è «autolesionista» (ancora Magnason). Sceglie «l’opposto dell’indipendenza» (ancora Magnason). È «poco razionale» (Sandro Gozi, sempre sul Corriere). «Poco corrispondente alla realtà» (ancora Sandro Gozi che evidentemente conosce la realtà islandese meglio degli islandesi). In ogni caso si tratta di decisioni nate da «paura dell’ignoto» (Auour Olafsdottir, scrittrice islandese, su Repubblica). Anzi no dalla «paura di essere trascinati nel conflitto» (Bernard Guetta, eurodeputato Renew, sulla Stampa). Paure ovviamente fomentate ad arte da «fabbriche russe della disinformazione» (ancora Magnason) che hanno prodotto «gli argomenti del no» tutti «basati su fake news» (Sandro Gozi). Ha stato Putin, anche in Islanda, insomma. O meglio: il combinato disposto di Putin e dei balenieri, entrambi ovviamente ferocemente euroscettici.
Colpisce nei commenti e nelle analisi del giorno dopo, l’abbondanza di lamentazioni, piagnistei, vittimismi, la denigrazione di quella splendida terra che è l’Islanda e dei suoi abitanti, lo sdegno verso chi a destra «fa a gara ad esultare». Senza nemmeno un filo di autocritica. Senza nemmeno il commento o l’intervista a una persona che non scambi la vittoria del «no» per una sconfitta globale. Senza nessuno, soprattutto, che si faccia la domanda fondamentale. Che sarebbe la seguente: come mai tutte le volte che gli europei hanno modo di votare per l’Ue la bocciano? E se, ogni volta che possono, gli europei bocciano la Ue, il problema è degli europei che sono zotici, ignoranti, di volta in volta pecorai o pescatori, oppure il problema è della medesima Ue?
I referendum che hanno bocciato la Ue
Pensateci: nel 2016 si è votato in Gran Bretagna, l’Ue ha perso. Nel 2005 si è votato in Francia: l’Ue ha perso. Nel 2003 si è votato in Svezia: l’Ue ha perso. Nel 2000 si è votato in Danimarca: l’Ue ha perso. Nel 1994 si è votato in Norvegia: l’Ue ha perso (aveva già perso anche nel 1972). Nel 1982 si è votato in Groenlandia: l’Ue ha perso. È chiaro o no? L’unico modo che l’Unione europea ha di vincere è fare in modo che non si voti. Impedire i referendum. Applicare le sue logiche antidemocratiche. Imporre le sue regole assurde senza mai renderne conto ai cittadini. E allora: sarà vero che gli islandesi hanno detto no a quest’Unione per paura dell’ignoto, come dicono le scrittrici à la page? O hanno detto no perché hanno paura di ciò che è fin troppo noto? È vero che hanno detto no perché sono solo pescatori ignoranti? Oppure hanno detto no perché sono solo pescatori che vorrebbero sopravvivere a differenza di quelli italiani che l’Ue ha ucciso? E chi appare come vero sconfitto dopo questo voto? Chi ha potuto scegliere la sua libertà? O chi è costretto a rimanere in quest’Europa in cui nessuna persona libera vuole entrare?
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