La guerra di droni fra Russia e Ucraina ha spinto ieri il primo ministro della Lettonia, Andris Kulbergs, a chiedere all’Unione Europea 7 miliardi di euro «per coprire le nostre spese per la difesa e il costo economico della rottura delle relazioni con la Russia». Ciò fa intuire come l’economia lettone soffra per le sanzioni a Mosca.
I costi della difesa e la richiesta della Lettonia all’Ue
Kulbergs s’è così giustificato: «Stiamo portando il nostro deficit di bilancio al massimo e con quel debito stiamo pagando la difesa dell’intera Europa». Quei 7 miliardi dovrebbero essere versati da Bruxelles come «Fondo per la competitività» nei prossimi sette anni.
Di fatto andrebbero a coprire metà delle spese militari programmate dai lettoni da qui al 2033, oltre 15 miliardi di euro. Proprio sulla Lettonia, caccia italiani Eurofighter avevano abbattuto il 14 agosto un drone fuori rotta e ieri il ministro della Difesa lettone, Raivis Melnis ha detto che il velivolo veniva dai cieli bielorussi e che se ne sta esaminando il relitto per stabilire se era russo o ucraino.
L’escalation degli attacchi con droni
Droni di Kiev hanno ieri bersagliato varie regioni della Russia, come Astrakhan, dove è stato colpito un impianto industriale, Brjansk e Belgorod, causando almeno otto morti, e l’antiaerea russa sostiene d’averne abbattuti 205.
Il quotidiano inglese The Times ha rivelato che l’aviazione ucraina usa anche droni d’origine britannica, come il Nyan a getto, prodotto da Callen-lenz, parte del gruppo Bae systems. Il Nyan ha un raggio d’azione di 240 chilometri, ma un altro tipo britannico, con gittata di 965 chilometri, non è stato divulgato «per motivi di sicurezza».
Missili Patriot quasi esauriti per Kiev
Il presidente ucraino Volodymir Zelensky ha preannunciato «attacchi in profondità sulla Russia anche in settembre», ma l’offensiva russa logora le difese ucraine. È vero che, ancora ieri, l’Aeronautica ucraina ha dichiarato abbattuti 106 dei 128 droni lanciati dai russi, ma il problema maggiore sono i missili balistici, come gli Iskander, per cui sono necessari gli antimissile americani Patriot.
La Cnn ha ieri definito «quasi esauriti i missili Patriot delle truppe ucraine». Cnn cita un anonimo addetto di una batteria Patriot ucraina senza munizioni: «È straziante quando si hanno a disposizione le attrezzature ma non si è in grado di intercettare alcun missile. I missili balistici ti sorvolano la testa e non puoi farci niente. E alle tue spalle ci sono civili».
Raid russi sui porti ucraini e nuove basi di lancio
Raid russi hanno battuto i porti ucraini di Odessa, sul Mar Nero, e di Izmail, sul Danubio al confine con la Romania. A Odessa sono stati colpiti un centro logistico di Nova Pochta, maggior spedizioniere ucraino, ritorsione per gli attacchi ucraini al russo Wildberries, una motosilurante classe Tarantul e una nave cargo con bandiera del Togo, mentre a Izmail un attracco per navi con carichi militari e magazzini con armi occidentali e droni navali.
I russi stanno allestendo nuove basi di lancio per droni, come segnala un’inchiesta congiunta fra il quotidiano inglese Telegraph e la società DroneSec, che ha analizzato foto satellitari. Le truppe russe hanno ampliato o creato dieci «basi segrete» di lancio per droni, dotate di totali 59 rampe di lancio a catapulta, delle quali 20 adatte a droni a lungo raggio.
Per il Telegraph le rampe permetterebbero non solo di aumentare gli attacchi sull’Ucraina, ma anche di lanciare ordigni su Paesi Nato come la Polonia.
Repressione interna e guerra segreta in Russia
Nel frattempo, all’interno dei confini russi, il vicepresidente del partito pacifista di opposizione Yabloko, Lev Shlosberg, è stato condannato da un tribunale a 11 anni di carcere. L’uomo era già stato escluso dalle elezioni parlamentari di settembre. E paga con la prigione la decisione di schierarsi contro l’invasione dell’Ucraina.
Sul fronte della guerra segreta, il servizio russo Svr ha denunciato un presunto piano dei servizi d’intelligence occidentali e ucraini per far credere, «con falsi documenti audio e video», che la Russia fornisca armi alle bande criminali sudamericane, in particolare ai narcos di Venezuela, Colombia e Messico.
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